Continua la stretta sui media di Hong Kong. A pochi mesi dalla chiusura della testata Apple Daily del magnate Jimmy Lai, un altro giornale chiude i battenti per la repressione attuata dal governo locale guidato dalla Chief Executive Carrie Lam.

Questa a volta a finire nel mirino della polizia dell’ex colonia britannica è la testata Stand News, nata nel 2014 e fregiata da numerosi premi per la sua voce indipendente. Questa mattina la polizia di Hong Kong ha arrestato sette persone che lavoravano o hanno lavorato per il sito indipendente d’informazione, accusandole di fare attività sovversiva. La sedizione è punibile con due anni di carcere e una multa di 5.000 dollari di Hong Kong in base alla Crimes Ordinance, la legge locale sui reati penali di epoca coloniale.

Gli arresti sono stati preceduti da una perquisizione nella sede della redazione, nel distretto di Kwun Tong, dovo sono stati sequestrati più di 20 articoli giornalistici e altro materiale pertinente. Le indagini sono poi state estese al domicilio degli arrestati, tra cui figurano il caporedattore della società, Patrick Lam, l’ex esponente del Consiglio di amministrazione, attivista e popstar Denise Ho e l’avvocato Margaret Ng.

Poche ore dopo il sito ha comunicato la cessazione delle proprie attività e la rimozione di tutti i contenuti dal proprio sito. “Il sito web e tutti i social media cesseranno immediatamente gli aggiornamenti e verranno rimossi entro pochi giorni”, si legge in un post su Facebook della testata, con un “grazie” ai lettori per il “continuo sostegno”. Anche i beni della società sono finiti nel mirino del governo. Il sovrintendente di polizia locale, Steve Li, ha disposto anche del sequestro di beni per 61 milioni di dollari di Hong Kong.

Stand News è la più importante pubblicazione pro-democrazia rimasta a Hong Kong dopo la recente chiusura, a causa della repressione del governo cinese, dell’Apple Daily, il principale quotidiano di opposizione di Hong Kong che ha cessato le pubblicazioni alla fine dello scorso giugno.

Dura condanna da parte del comitato di categoria e della comunità internazionale. L’Associazione dei giornalisti di Hong Kong in un comunicato si è detta “profondamente preoccupata per il fatto che la polizia abbia ripetutamente arrestato membri di spicco dei media e perquisito gli uffici di organizzazioni mediatiche contenenti grandi quantità di materiale giornalistico nell’ultimo anno” e ha esortato il governo a proteggere la libertà di stampa in conformità con la Legge fondamentale, la Hong Kong Basic Law.

Tra le prime reazioni al raid di Stand News anche quella del Partito progressista democratico di Taiwan, al governo a Taipei, che ha condannato gli arresti sostenendo che “uccidono la libertà di parola e lo stato di diritto di Hong Kong”.

La forza politica taiwanese, inoltre, ha definito “una barzelletta” il principio “un Paese, due sistemi”, in base al quale Pechino dovrebbe concedere un certo grado di autonomia alle proprie Regioni amministrative a statuto speciale. Gli esponenti del partito che guida l’esecutivo di Taipei hanno infine rinnovato il loro sostegno agli abitando dell’ex colonia britannica, sollecitando la comunità internazionale a prendere posizioni nette rispetto ad atti di questo tipo.

Peter Stano, portavoce del Servizio di Azione Esterna dell’Ue, ha invece condannato duramente il caso: “Il raid contro Stand News e l’arresto di sette persone segnala un ulteriore deterioramento della libertà di stampa ad Hong Kong. Il rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali sono centrali nella Legge fondamentale di Hong Kong e nel principio ‘un paese, due sistemi’ e la libertà di stampa è una chiave di questi diritti e di queste libertà”.

A Hong Kong, regione amministrativa speciale cinese dal 1997, anno dell’handover, le libertà come quelle di stampa e di espressione stanno conoscendo una progressiva erosione. L’ulteriore stretta è arrivata con l’entrata in vigore la contestata legge sulla sicurezza nazionale, nel 2020, con cui il governo cinese ha rafforzato il proprio controllo sul territorio, reprimendo il dissenso, vietando le manifestazioni democratiche e arrestando le persone che si oppongono al regime.

Redazione