La carica dei 101 simboli in vista delle elezioni politiche in programma il prossimo 25 settembre. Si è chiusa la corsa per la presentazione dei simboli al Viminale. Ieri è stata la giornata di ‘+Europa con Emma Bonino’, di ‘Peretti- Democrazia Cattolica liberale’ (primo a varcare la soglia del ministero dell’Interno in mattinata), a seguire ‘Unione Popolare con De Magistris’ e ‘Referendum e democrazia’ di Marco Cappato. E’ tuttavia il simbolo con ‘Italiani con Draghi- Rinascimento‘ a rendere ‘interessante’ l’ultimo tabellone che espone i contrassegni a chiusura. Una iniziativa, filtra da palazzo Chigi, del tutto personale che non ha ricevuto “l’avallo del presidente del Consiglio” il quale “non era stato informato tantomeno ne era a conoscenza”.

Simbolo che rischia di non essere ammesso. Il verdetto del ministero, infatti, è atteso per il 16 agosto e ci sarà tempo fino al 17 per presentare ricorso. Adesso però è il turno delle liste, vero terreno di scontro nei vari partiti.

Situazione tesa nel Pd dove slitta nuovamente, alle ore 21:30 di oggi, 15 agosto, la Direzione convocata dal segretario, Enrico Letta, per fare il punto sulle liste per le candidature per le elezioni del prossimo 25 settembre. La riunione, inizialmente prevista alle 11, era già stata rinviata alle ore 15 e alle 20.

Interpellate sul rinvio della Direzione e sulle presunte tensioni interne relative ai posti in lista, fonti Pd rispondono così all’Agi: “Nessuna tensione, ma fisiologiche discussioni. Siamo un partito”.

Al Nazareno si starebbe ancora discutendo e il processo dell’assegnazione dei collegi deve riuscire a mettere d’accordo le richieste interne al partito con gli accordi presi con gli alleati di coalizione. Un clima ‘frizzante’ che ha registrato la prima porta sbattuta. Dario Stefàno, in un post sui social al vetriolo, ha infatti lasciato i dem accusando il partito di aver commesso una “serie di errori di valutazione che sta continuando ad inanellare”. Tra conferme e uscite di scena – più o meno consensuali – (tra i nomi ormai confermati ci sono Elly Schlein, Susanna Camusso, Annamaria Furlan e Carlo Cottarelli), sembrerebbe chiusa la partita per il governatore del Lazio, Nicola Zingaretti, che correrà nel proporzionale, collegio Lazio 1. Ancora da decidere se alla Camera o al Senato.

Sotto l’ala della lista ‘Democratici e progressisti’, certa ormai la presenza dei big Roberto Speranza, Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli, mentre fanno discutere le probabili collocazioni di Federico D’Incà (Veneto) e Davide Crippa (Campania).

Nel Terzo polo ormai certa la corsa di Matteo Renzi in Senato (in diversi listini) e Carlo Calenda a Roma per la Camera. Giuseppe Conte invece si è candidato nel collegio Lazio 1 alla Camera.

Le liste sono tutte da completare e si utilizzerà fino all’ultimo giorno utile (il 22 agosto alle 20) per comporre il puzzle.

Intanto Carlo Calenda, leader di Azione, rilancia l’invito a quella responsabilità che i partiti più volte hanno invocato (e tradito). “Sei mesi e ci sarà la crisi, chiunque vinca. Per questo servirà una coalizione dei responsabili” sostiene in un’intervista al Corriere della Sera. Per Calenda quindi “la strada è quella di un governo Draghi o di un governo ispirato al suo metodo”. “Non ci sono due poli ma quattro e serve un confronto tv con tutti”, spiega.

Calenda si dice anche convinto che non sia impossibile fermare la vittoria del centrodestra. “Il proporzionale conta moltissimo in queste elezioni. E sei noi prendiamo dal 10% al 15%, si può fermare questo gioco della politica contro che ha dilaniato il Paese negli ultimi trent’anni”. E aggiunge: “Siamo partiti a Roma con i sondaggi al 6% e abbiamo finito al 20%. Il nostro risultato servirà ad obbligare questi partiti irresponsabili ad andare avanti con Draghi invece di ricominciare a demolire il lavoro fatto”.

Redazione