Esteri
La guerra invisibile tra Cambogia e Thailandia: un conflitto dimenticato tra la complessa gestione dei confini
Dal 22 dicembre 2025 sono in corso a Kuala Lumpur, in Malesia, i colloqui diplomatici regionali fra i ministri degli Esteri dei Paesi del gruppo Asean che riunisce gli Stati del sud est asiatico, fra i quali Thailandia e Cambogia. Colloqui instaurati per favorire una tregua e una via di pacificazione, volti a risolvere la diatriba sui confini delle due nazioni e interrompere una lunga serie di episodi bellici (l’ultimo è in corso da due settimane); episodi che hanno reso grave la situazione umanitaria dei civili, provocando oltre mezzo milione di sfollati sul confine.
Gli scontri recenti tra Cambogia e Thailandia
I cambogiani – fonte Reuters – accusano i thailandesi dell’uso di gas tossici contro i militari, e denunciano l’uso di bombe a grappolo da parte thailandese. Gli scontri recenti hanno coinvolto zone intensamente popolate dei due Paesi, Thailandia e Cambogia, riaccendendo un micro conflitto di prossimità che fa parte delle tante guerre dimenticate, oltre 50, tuttora attive nel mondo, e uno scontro che si era già acceso a luglio del 2025 causando molte vittime e innestando attacchi militari reciproci. L’Asia questo anno ha visto altre situazioni simili fra India e Pakistan e tra Azerbaijan e Armenia, oltre agli incidenti nel Mar della Cina fra Cina e Taiwan e recentemente tra Cina e Filippine causati dal problema delle isole contese e pretese dai cinesi. Il conflitto risale nel tempo a storiche questioni di rivendicazione incrociata sulle zone di confine in epoca contemporanea, che ancora prima risalgono alle origini storiche delle due nazioni attuali, Thailandia e Cambogia.
Cosa si cela dietro il conflitto
Dietro il conflitto si celano anche, come in ogni caso, interessi geopolitici ed economici e di rivendicazione territoriale. Inoltre, nelle aree coinvolte risiede anche parte della storia e dell’arte locale. Basti pensare ai templi, ai monumenti e ai siti archeologici cambogiani e thailandesi, come il tempio Khmer di Preah Vihear: il tempio di origine Indù dedicato a Shiva, dell’XI secolo, sorge in una zona attribuita dalla Corte Internazionale di Giustizia nel 1962 alla Cambogia; rimane conteso fra i due Stati e ora è in territorio cambogiano e ragione di frequenti scontri fra guardie di confine. Letteralmente, una nazione affaccia sull’altra in un luogo storicamente ambito da entrambe.
La cooperazione sullo sminamento
Paradossalmente, parte del confine fra le due nazioni somiglia oggi a quello fra Corea del Nord e del Sud e a quello di un tempo tra Vietnam del Nord e del Sud, con vaste zone minate: la Thailandia, con atteggiamento tendenzialmente belligerante, ha chiesto nelle trattative in corso, oltre a un cessate il fuoco, una cooperazione sullo sminamento. Tuttavia appare essenziale rimuovere congiuntamente le cause principali del conflitto, cosa tutt’altro che semplice, ridefinendo le linee di confine e chiarendo le rispettive zone di controllo e di pertinenza. Sarebbe auspicabile anche un nuovo Trattato di diritto internazionale che stabilisca in modo permanente confini non contestati. Dietro la guerra si nasconde anche la volontà di espandere militarmente la zona di influenza, cosa che riporta la Cambogia alle tristi memorie del passato del secondo ‘900, ed entrambe le nazioni alle conflittualità dell’epoca coloniale. Per questo i thailandesi non si fidano della disponibilità cambogiana, e ritengono essenziale la valutazione della situazione militare effettiva sul campo prima di proporre opzioni di garanzia specifiche.
La prospettiva di una soluzione
Il vero dilemma rimane la reale volontà delle parti di trovare una soluzione stabile. Inoltre sarebbe essenziale in prospettiva individuare anche la via di una mediazione super partes, Onu o di nazioni terze neutrali, tra gli stakeholder globali. Il ruolo dell’Asean, protagonista delle trattative in corso, come è noto è più economico e geopolitico piuttosto che diplomatico o militare: si tratta di un’alleanza economica di sviluppo, un equivalente asiatico dell’Ue per certi versi.
Il tema degli equilibri internazionali
Il conflitto regionale riapre anche il tema degli equilibri internazionali e delle sfere di influenza fra i Paesi dell’Asean e la costante espansione geopolitica della Cina, peraltro già attiva con la politica degli Stati satellite del ‘900 che vedeva la Cina come ora interessata al controllo indiretto su Vietnam, Cambogia, Thailandia e sugli Stati del sud est asiatico che costituiscono il vicinato e il background della potenza globale cinese. Importanti equilibri economici e geopolitici passano non soltanto per la nuova Via della Seta terrestre e marittima dall’altro versante dei confini cinesi, ma anche dal rapporto di affinità elettive culturali ed economiche e di rivalità commerciale e industriale tra il colosso cinese e i Paesi asiatici dell’Asean, tra i quali anche alcune delle tigri asiatiche citate dal geopolitologo Parag Khanna nell’omonimo suo saggio.
La polemica di lunga data
In questo microcosmo endoasiatico si inserisce la polemica storicizzata e di lunga data tra Cambogia e Thailandia, vicini strategicamente, rispettivamente, a Cina e Stati Uniti d’America, polemos che ha anche danneggiato, non poco, particolarmente in questo periodo, sia il turismo del mare thailandese in periodi di picco e quello archeologico delle due nazioni. Il confronto militare attuale in cifre vede una prevalenza tecnologica e di forze del Regno Thailandese, mentre il Kangtork Cheung Kork costituisce il nucleo dell’esercito cambogiano che in totale dispone di circa 125.000 militari, ma conta su elicotteri piuttosto che su aerei ed è tecnologicamente non molto evoluto; invece la Thailandia dispone di 360.000 effettivi con aerei caccia F16, elicotteri Black Hawk e droni. Il bilancio della difesa thailandese vede 6 miliardi circa di dollari, contro un miliardo e mezzo circa per i cambogiani.
Già in estate 2025 era stato riunito un Consiglio di Sicurezza di emergenza dell’Onu, a causa del conflitto, ed era stata proposta una mediazione malese che ora prosegue nella riunione a Kuala Lumpur. I confini tra le due nazioni percorrono ben 800 chilometri: la Thailandia ha deciso di attuare la legge marziale in otto distretti del Paese; la guerra rende complessa una gestione dei confini, oggetto inoltre di microguerriglie locali e di costanti scontri, sia pure minimi, fra guardie di frontiera. Gli attacchi aerei di questo conflitto ricordano purtroppo le inutili stragi delle guerre di Corea, Vietnam e della guerra civile in Cambogia che oggi sono parte tragica della storia dell’Asia.
I confini attuali fra Thailandia e Cambogia sono, come in molte altre zone del pianeta, anacronistici: risalgono al 1907 e all’occupazione coloniale francese. Non nascono dunque da un accordo tra le due nazioni.
© Riproduzione riservata







