L’intelligenza artificiale rischia di trasformare un divario già noto in una frattura economica. Le innovazioni non si innestano su un terreno uniforme: premiano i territori che hanno competenze e strutture per utilizzarle, mentre possono lasciare più indietro quelli che arrivano impreparati. I numeri richiamati dal Centro di ricerca «Guido Dorso» indicano il punto di partenza. Nel 2025 la quota di cittadini con competenze digitali di base si fermava al 42,7% in Campania e al 40,2% in Calabria, contro il 54,3% nazionale. Con l’accelerazione dell’IA, questa distanza può tradursi in un divario di produttività, qualità del lavoro, redditi e capacità dei territori di partecipare alle decisioni.

L’IA non si limita ad aggiungere un nuovo strumento alle attività esistenti: può cambiare il modo in cui si produce, si lavora e si organizzano i servizi. I suoi benefici, però, non si distribuiscono automaticamente. Chi possiede le competenze per integrarla può aumentare efficienza e valore prodotto; chi resta indietro rischia di subirne gli effetti. È su questo passaggio che il Centro Dorso ha concentrato la quinta Summer School, tenuta ad Avellino l’11 e il 12 settembre e rivolta ai giovani tra i 18 e i 30 anni. Per il presidente Luigi Fiorentino, la tecnologia può essere «una zavorra o una leva di riscatto»: a distinguere i due esiti sono le scelte compiute sulla formazione e sul lavoro. Gli investimenti in reti e infrastrutture tecnologiche, da soli, non risolvono il problema se i giovani formati devono poi trasferirsi altrove per trovare un impiego adeguato. Servono alta formazione e un ecosistema in cui ricerca, imprese e pubblica amministrazione riescano a trasformare le competenze in lavoro. Trattenere talenti e attrarne di nuovi significa evitare che le risorse impiegate per formarli finiscano per alimentare la crescita di altri territori. A queste condizioni l’IA può sostenere vocazioni già presenti nel Sud. Strumenti intelligenti possono migliorare i servizi pubblici, l’agricoltura di precisione può rafforzare produzioni di qualità e il turismo digitale può dare valore a un patrimonio culturale diffuso. Senza una strategia sulle competenze, però, anche queste opportunità rischiano di rimanere isolate.

C’è infine un tema di potere. I modelli linguistici incorporano decisioni sui dati, sulle lingue e sulle priorità con cui organizzano le informazioni. Lasciarne la comprensione a pochi grandi soggetti privati o a sistemi statali centralizzati significa ridurre la capacità di giudizio dei cittadini. Per territori che spesso hanno subìto decisioni prese altrove, la formazione digitale diventa quindi anche una condizione di autonomia.
La transizione tecnologica aggiorna così i termini della questione meridionale. Portare l’intelligenza artificiale nel Sud serve a poco se il territorio non è messo nelle condizioni di orientarne gli usi, produrre competenze e trasformarle in sviluppo. Senza questa capacità, l’IA accelererà disuguaglianze già note; costruirla significa creare lavoro qualificato e ridurre le distanze. Box: Nel 2025 la quota di cittadini con competenze digitali di base si fermava al 42,7% in Campania e al 40,2% in Calabria, contro il 54,3% nazionale.