Nonostante la firma dell’accordo di pace fra Repubblica Democratica del Congo e Ruanda la situazione sul campo nelle provincia orientale del paese africano resta drammatica. Donald Trump si era impegnato personalmente per ottenere la firma dei due presidenti sulla fine del conflitto che sta dilaniando le province del Kivu, ma i miliziani del Movimento M23 non si sono mai fermati. Questo gruppo ribelle, armato e finanziato dal Ruanda, dopo aver preso il controllo di quasi tutto il Kivu Settentrionale ha spostato la sua azione militare nella zona meridionale e la settimana scorsa ha conquistato la città di Uvira, sulla strada che porta al confine con il Burundi.

Uvira rappresenta una roccaforte cruciale che potrebbe aprire la strada ai ribelli per raggiungere la regione del Grande Katanga, considerata il cuore economico del paese, per la presenza della maggiori riserve minerarie congolesi. Questa cittadina era anche stata designata come sede provvisoria delle istituzioni nelle aree ancora sotto il controllo governativo nella provincia del Sud Kivu, dopo la conquista della capitale Bukavu nel febbraio 2025 da parte del Movimento M23.

Migliaia di abitanti della municipalità di Uvira sono scappati oltre confine ed il Burundi ha dovuto allestire un campo profughi improvvisato come nella collina di Busuma, che dovrebbe arrivare ad ospitare tra 4.000 e 6.000 rifugiati congolesi. L’esercito di Kinshasa ha perso il controllo di circa il 90% del territorio del Kivu e se i miliziani del M23 punteranno al Katanga la situazione potrebbe degenerare. A Kinshasa intanto il presidente Felix Tshisekedi ha detto che si aspetta un intervento del Ruanda per mettere fine alla guerra che sta distruggendo il suo paese, ma Paul Kagame ha pubblicamente dichiarato che non ci sono forze regolari ruandesi in territorio congolese.

Molte immagini smentiscono questa dichiarazione perché un intero reparto dell’esercito di Kigali è stato visto sfilare con i ribelli che dall’inizio dell’anno hanno conquistato città dopo città. Intanto la Conferenza internazionale sulla regione dei Grandi Laghi (Icgrl), attraverso il suo segretario esecutivo, Mubita Luwabelwa, ha espresso profonda preoccupazione per la situazione, facendo un appello perché la violenza si fermi. Oggi il Burundi ha deciso di chiudere le frontiere  imponendo controlli più rigidi a causa dell’arrivo di nuovi profughi. La situazione resta fluida: il fronte dei combattimenti si muove rapidamente e migliaia di famiglie continuano a fuggire, in cerca di sicurezza lontano dalle zone dove si sta combattendo.

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Matteo Giusti, giornalista professionista, africanista e scrittore, collabora con Limes, Domino, Panorama, Il Manifesto, Il Corriere del Ticino e la Rai. Ha maturato una grande conoscenza del continente africano che ha visitato ed analizzato molte volte, anche grazie a contatti con la popolazione locale. Ha pubblicato nel 2021 il libro L’Omicidio Attanasio, morte di una ambasciatore e nel 2022 La Loro Africa, le nuove potenze contro la vecchia Europa entrambi editi da Castelvecchi