La Regione Campania è sotto la lente della Procura di Napoli. Sarà una coincidenza ma balza agli occhi che nel giro di pochi giorni più di una indagine ha visto l’attenzione degli inquirenti posarsi su vertici dell’amministrazione regionale: pochi giorni fa l’inchiesta per corruzione e traffico di influenze su gestione e nomine nella sanità casertana; la scorsa settimana la proroga delle indagini preliminari su una presunta turbativa d’asta in relazione alla costruzione degli ospedali modulari costati circa 18 milioni di euro e destinati ad accogliere pazienti Covid tra Napoli, Caserta e Salerno; ieri la svolta con arresti (tre in carcere e 14 ai domiciliari) e sequestri milionari per una presunta tentata corruzione e per il sospetto che i fanghi prodotti dai depuratori di Acerra e Marcianise siano stati per mesi sversati in mare. Inchiesta, quest’ultima, che sembra avere tutte le premesse per generare nuovo clamore (tra i 28 indagati figurano politici, professionisti, dirigenti pubblici, imprenditori e poliziotti), se sarà anche una gogna mediatica inutile è presto per dirlo.

Il fascicolo è affidato al pm Henry John Woodcock che indaga assieme alla collega Ivana Fulco della Dda di Napoli. L’impianto accusatorio non ha convinto appieno il gip Vincenzo Caputo, il quale ha bocciato la richiesta di arresto che la Procura aveva avanzato nei confronti di Luciano Passariello, ex consigliere regionale in quota Fratelli d’Italia: sospettato di tentata corruzione, sul suo conto il giudice ha evidenziato che «alcun elemento significativo risulta acquisito in ordine alla conoscenza da parte del Passariello dei reali rapporti esistenti fra Chiatto e Varriale e l’imprenditore Vincenzo Riccio». Per capire lo scenario in cui si collocano i fatti bisogna tornare al 2018: a marzo di quell’anno si votava per le politiche e Passariello era tra i candidati per il rinnovo della Camera dei deputati.

Varriale è Lucio, dirigente della Regione Campania, mentre Chiatto è Agostino, dipendente della Sma, la società in house della Regione Campania incaricata del risanamento ambientale. Nel 2018 Chiatto era distaccato presso la segreteria di Passariello e Rup nel procedimento per l’assegnazione urgente da parte della Sma del servizio di smaltimento dei funghi prodotti dai depuratori. Passariello, invece, presiedeva la Commissione regionale di inchiesta sulle società partecipate oltre a essere consigliere in Regione e impegnato nella campagna elettorale in vista delle imminenti politiche. Per la Procura i rapporti tra queste persone sarebbero stati di natura corruttiva ma – ha concluso il gip – non ci sono validi indizi per ritenere che il politico fosse a conoscenza della tentata corruzione, tentativo che rappresenta invece il nervo centrale dell’inchiesta con cui i pm puntano a dimostrare un intreccio tra affari e politica sullo sfondo dell’eterna emergenza rifiuti. Una tentata corruzione che avrebbe dovuto favorire una cordata di imprenditori interessati a gestire lo smaltimento dei fanghi dei depuratori.

Tra gli indagati figura anche Vittorio Porcini, sostituto commissario di Ponticelli, stimato investigatore finito nel vortice delle indagini e sospettato di corruzione per i rapporti con Salvatore Abbate, imprenditore a casa del quale sono stati trovati tanti contanti da non essere stato sufficiente un giorno intero per contarli. Tutti gli indagati potranno difendersi e chiarire la propria posizione nei prossimi step dell’iter giudiziario, mentre al vaglio dei giudici, a partire da quelli del Riesame, passeranno le ricostruzioni investigative. Intanto il clamore sembra quello delle “inchieste soufflé”.

A dare l’input agli inquirenti fu uno scoop giornalistico di Fanpage che pure a suo tempo fece discutere per l’uso, come agente provocatore o infiltrato (la polemica riguardò questo aspetto), di un ex boss della camorra che si finse interessato al business dei rifiuti. Si scatenò un primo terremoto che arrivò fino a Roberto De Luca, uno dei figli del presidente della Regione, la cui posizione fu definita a settembre 2019 con un’archiviazione.