Prima gli appelli e le denunce dei garanti. Poi lo sciopero della fame, iniziato da Rita Bernardini, leader dei Radicali e di Nessuno Tocchi Caino, e proseguito con una staffetta tra i penalisti. Infine una petizione online. L’obiettivo è sensibilizzare la politica soprattutto, ma anche l’opinione pubblica, sul dramma delle carceri durante questa pandemia. L’avvocato Alessandra Cangiano, che con il penalista Gaetano Balice e un gruppo di altri colleghi si erano candidati alla guida della Camera penale indicando tra le loro priorità anche quella dell’attenzione al mondo del carcere, ha promosso una raccolta di firme per una priorità delle vaccinazioni anche nelle carceri.

Ormai il vaccino è una realtà e c’è già un piano per la vaccinazione della popolazione regione per regione. C’è anche una scala di priorità da seguire: si parte da medici, infermieri, operatori sociosanitari per arrivare alle categorie più a rischio, perché anziani, con patologie o lavoratori in settori essenziali come insegnanti e personale scolastico, forze dell’ordine, personale delle carceri e dei luoghi di comunità. Non c’è, però, un riferimento diretto alla popolazione carceraria. Eppure quello del carcere è un mondo dove il rischio di focolai si è rivelato un rischio concreto. Siccome parliamo della realtà napoletana, pensiamo al carcere di Poggioreale: in questi giorni i dati sulla pandemia nel grande penitenziario cittadino sono meno allarmanti rispetto al mese scorso e il numero dei detenuti positivi si è più che dimezzato, ma è presto per abbassare la guardia anche perché ci sono stati contagi e decessi negli ultimi mesi. Il garante regionale aveva proposto di dare la precedenza, nella campagna vaccinale, a quegli istituti, come Poggioreale e Secondigliano, dove il Covid ha causato più contagi e anche vittime.

La raccolta di firme online è un’iniziativa che sta raccogliendo molti consensi tra gli avvocati penalisti che sostengono la necessità di includere anche il popolo delle carceri nel piano anti-Covid. I promotori dell’iniziativa si sono detti pronti a collaborare con la nuova giunta della Camera penale, guidata dal neo-presidente Marco Campora. Intanto, hanno avviato la petizione online e scritto al governatore Vincenzo De Luca. «È facile intuire che il carcere, nonostante gli sforzi organizzativi in atto, costituisce il focolaio per eccellenza essendo impossibile praticare il distanziamento ma spesso anche solo aprire una finestra – si legge – Le autorità nazionali finora sono rimaste silenti, invitiamo il presidente della Campania, neovaccinato, in quanto responsabile della sanità locale a dare disposizioni in tal senso nell’ambito del territorio regionale. Sarebbe un bell’esempio che sicuramente verrebbe seguito a livello nazionale». Si fa appello all’incomprimibile diritto alla salute, diritto da assicurare a chi vive come a chi lavora in carcere: «Lo stato detentivo non può e non deve costituire un motivo di marginalizzazione di una comunità peraltro molto esposta al rischio contagio». La proposta, sulla scorta di quanto già stabilito dal piano nazionale di vaccinazione, è quella di iniziare con i reclusi con patologie che superano i 60 anni di età e con i tossicodipendenti, che pure sono una quota numerosissima all’interno delle carceri.

Guardiamo i numeri della popolazione carceraria campana, per capire di quante persone parliamo. Secondo il Ministero della Giustizia, sono 70 i reclusi che hanno più di 70 anni di età, 370 quelli tra i 60 e i 69 anni, 1.164 tra 50 e 59 anni di età: sommati rappresentano circa un quarto di tutti i detenuti della regione. Per il resto, man mano che l’età si abbassa si abbassano anche i numeri dei reclusi: 65 sono i giovanissimi (tra i 18 e i 20 anni), 316 hanno tra 21 e 24 anni, 765 hanno tra i 25 e i 29 anni, 864 non hanno più di 35 anni, 963 hanno tra i 35 e i 40 anni d’età, 1.018 non superano i 44 anni e 833 hanno tra i 45 e i 49 anni. Ci sono inoltre, 114 detenuti con disabilità, 1.440 i detenuti tossicodipendenti, 330 quelli con doppia diagnosi, ossia tossicodipendenti e con altre patologie.