È diventata obiettivo di insulti e minacce No-Vax Claudia Alivernini, la prima italiana a ricevere una dose del vaccino anti-coronavirus. In occasione del V-Day si è fatto sentire di nuovo il generale Antonio Pappalardo, a forti dosi di complotti e sospetti sul farmaco – quello Pfizer-BioNTech arrivato e in arrivo in Italia, in ritardo causa maltempo, garantisce dopo la seconda inoculazione una protezione del 95%. E mentre si aspettano le autorizzazioni per l’uso dei farmaci sviluppati da altre aziende, mentre si organizza la campagna – la prima fase dedicata a operatori sanitari, ospiti delle Rsa e fasce fragili della popolazione – mentre l’economia e buona parte della popolazione spera di poter accedere presto alla somministrazione; la resistenza No-Vax, o quantomeno riluttante, diventa un tema. Ed è subito dibattito, scontro, polemica.

La questione si accende intorno al caso degli operatori sanitari contrari alla vaccinazione. L’Ordine dei Medici di Roma ha avviato un procedimento disciplinare nei confronti di 13 medici No-Vax. Non un problema solo italiano: la Spagna terrà un registro con chi deciderà di non vaccinarsi e lo condividerà con gli altri Paesi europei. Tranchant, su questo punto, il parere del viceministro della Salute Pierpaolo Sileri. “Avere dei no vax tra i medici equivale a un fallimento. Al momento – ha detto in un’intervista a La Stampa – non è prevista alcuna obbligatorietà. Se nei prossimi mesi la campagna non dovesse raggiungere i 2/3 della popolazione, allora si dovrebbero prendere delle contromisure. Tra queste, c’è l’obbligatorietà. Ma non è un problema attuale. Sono fiducioso”.

Considerazioni nette anche da parte di Filippo Anelli, presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e Odontoiatri (Fnomceo). “Prima ancora di un obbligo legislativo, c’è un obbligo deontologico in base al quale un medico deve vaccinarsi se ha a che fare con dei pazienti fragili, per tutelarli – ha detto Anelli – Chi non lo rispetta è sanzionabile, non perché si voglia reprimere un’opinione diversa, ma perché l’esercizio della professione prevede si agisca sulla base di evidenze scientifiche”. Dall’inizio della pandemia sono 273 i medici morti in Italia secondo dati della Fnomceo, negli ultimi 30 giorni 16.923 gli operatori sanitari risultati positivi al coronavirus secondo l’Istituto Superiore di Sanità, dall’inizio della pandemia sono stati 89.879.

Sulla stessa linea di pensiero del viceministro Sileri, la sottosegretaria alla Salute Sandra Zampa: “Se ci si rendesse conto che c’è un rifiuto che non si riesce a superare credo andrebbe considerato l’obbligo” di vaccinarsi nel servizio pubblico”. Agostino Miozzo, coordinatore del Comitato Tecnico Scientifico (Cts) concorda: “Bisognerebbe vaccinare e proteggere chi ricopre incarichi di responsabilità” e quindi “medici, infermieri, personale sanitario: il vaccino anti-covid deve essere obbligatorio. Lo stesso deve valere per chi lavora nelle Residenze sanitarie, dobbiamo difendere gli anziani. L’obbligo deve valere non solo per chi assiste gli ospiti, ma pure per chi entra a fare le pulizie”. Il convincimento resta la via maestra, dice Miozzo, anche se “questi strumenti di sensibilizzazione e informazione ancora non li vedo”, “prevale nella narrazione collettiva il dubbio”, e in futuro potrebbe essere necessario un passaporto sanitario per viaggiare. Per il membro Cts si dovrebbe pensare all’obbligo anche per scuole e strutture pubbliche.

A proposito di Pubblica Amministrazione, la ministra Fabiana Dadone ha replicato così alla sottosegretaria Zampa: “Non sono una grande appassionata dell’obbligo, soprattutto in campo vaccinale. Credo sia più giusta una forte raccomandazione per riuscire a raggiungere l’immunità di gregge“. I dipendenti pubblici in Italia sono 3 milioni, il 5% degli italiani. Quelli privati 15,7 milioni.

Il giurista Pietro Ichino, al Corriere della Sera, tira in ballo l’articolo 2087 del codice civile che “obbliga il datore di lavoro ad adottare tutte le misure suggerite da scienza ed esperienza, necessarie per garantire la sicurezza fisica e psichica delle persone che lavorano in azienda, il loro benessere”. Insomma, non può, deve farlo. Praticamente, si può arrivare a: o ti vaccini o ti licenzio. E non sarebbe nemmeno necessaria una legge. Il governo, comunque, al momento preferisce non parlarne: sarebbe un assist ai No-Vax, dicono. Il tema entrerà però nel vivo a primavera, quando a entrare nel vivo sarà proprio la campagna vaccinale. Il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, come il ministro della Salute Roberto Speranza, aveva sempre espresso la sua contrarietà all’obbligo. Posizione che sarebbe diventata via via meno decisa, secondo quanto scrive Il Messaggero.

Alberto Cisterna, tuttavia, ricordava su questo giornale che”l’articolo 32 della Costituzione recita che ‘nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge’; una norma che non consente trucchi o scorciatoie, né obliquità causidiche. A chi immagina di lavarsi le mani del problema – grave e impellente – di sancire l’obbligatorietà o meno del vaccino e di scaricare sulla popolazione il “ricatto” pandemico, occorre ricordare che la volontà popolare ha ancora un suo tempio, il Parlamento, ed è lì che si deve affrontare la questione, senza bisogno di kapò chiamati a fare il lavoro sporco tra i consociati”.