I risultati delle elezioni avvenute nei scorsi giorni nel Regno Unito hanno portato ripercussioni notevoli sulla politica nazionale ed internazionale. Il premier britannico Boris Johnson ha posto la Brexit in cima al suo programma politico nazionale, esposto nel tradizionale discorso della regina Elisabetta II. Dopo essere emerso grande vincitore delle legislative di giovedì scorso, il conservatore prossimamente presenterà alla Camera dei comuni la legge d’applicazione dell’accordo negoziato con Bruxelles, per l’approvazione entro il 31 gennaio 2020. Si tratterà del primo testo all’esame del Parlamento nella sua nuova composizione. La luce verde è attesa dopo le feste, consentendo così all’Europarlamento di ratificare la misura e andare verso la fine di 47 anni di adesione al blocco comunitario, tre anni dopo il referendum sul divorzio del 2016. Un tema scottante che incombe sul governo di Londra, con lo spettro del cataclisma sociopolitico che la spinta indipendentista della Catalogna ha causato in Spagna.

IL CASO SCOZIA – “Chiediamo oggi al governo britannico di negoziare e accettare il trasferimento di potere che autorizzerebbe il Parlamento scozzese a organizzare un referendum sull’indipendenza”. Così dichiara la prima ministra scozzese, Nicola Sturgeon, sottolineando che la Scozia non vuole la Brexit programmata a fine gennaio 2020. La prima ministra scozzese alza la voce sfidando Londra a negoziare e accettare un nuovo referendum sull’indipendenza della Scozia, che non vuole affatto il divorzio dall’Unione europea. La leader separatista chiede la nuova consultazione, dopo quella in cui nel 2014 gli scozzesi scelsero di restare sotto la Corona, forte del risultato alle legislative anticipate. Il suo Partito nazionalista scozzese (Snp) ha infatti vinto in 47 delle 59 circoscrizioni in ballo nella regione. Una vittoria che conferisce allo schieramento il mandato per attuare un nuovo referendum.

La legge del 1998 che ha concesso autonomia alla Scozia (Scotland Act) va modificata per ampliare i poteri riservati al Governo di Holyrood, secondo la Sturgeon. Allo stato attuale spetta a Londra decidere se concedere o meno un referendum, e il premier britannico Boris Johnson ha già messo in chiaro di non avere alcuna intenzione di acconsentire alla richiesta di Edimburgo. In un primo voto sull’indipendenza, nel 2014, il 55% degli scozzesi si era espresso a favore della permanenza sotto la corona britannica. Da allora, la Brexit ha cambiato lo scenario: contrariamente al 52% dei britannici che nel 2016 si è espresso per il divorzio, in Scozia il 62% ha chiesto di restare nel blocco comunitario. Il premier Boris Johnson ha più volte espresso opposizione a un nuovo referendum. Sturgeon ha detto di sapere che a breve termine si scontrerà con il no di Londra, ma Johnson non “deve illudersi sul fatto che questo sia la fine del discorso”. “Continueremo a difendere il diritto democratico della Scozia di scegliere”, ha affermato la leader nazionalista impegnandosi a perseguire questa battaglia “in modo ragionevole”.

 LE DICHIARAZIONI – “La Scozia ha detto chiaramente che non vuole che il governo conservatore la faccia uscire dall’Ue”, ha detto la leader di Edimburgo. In conferenza stampa, la leader dell’Snp ha aggiunto che il recente successo elettorale incassato alle legislative conferisce “incontestabilmente” allo schieramento il “mandato per attuare un nuovo referendum”, di cui Sturgeon ha detto di non considerare il risultato “scontato”. “La Scozia ha fatto capire chiaramente la scorsa settimana di non volere che un governo Tory guidato da Boris Johnson ci porti fuori dall’Ue – ha sottolineato Sturgeon – Questo è il futuro che ci aspetta se non avremo l’opportunità di considerare l’alternativa dell’indipendenza”.

In merito Boris Johnson ha escluso di consentire alla Scozia un secondo referendum sull’indipendenza, richiesto a gran voce dalla premier Nicola Sturgeon, forte del buon risultato del suo partito indipendentista alle elezioni. Ma il suo rifiuto non segna “la fine della questione”, ha tuonato Sturgeon, sottolineando che la Scozia “non può essere trattenuta nel Regno Unito contro la sua volontà”. È un principio democratico fondamentale che le decisioni sul futuro costituzionale della Scozia siano prese da chi vive in Scozia”, ha sottolineato la premier: gli scozzesi hanno il diritto di decidere se restare o meno parte del Regno Unito, soprattutto ora che Brexit è una certezza. La leader ha escluso di tenere un referendum “informale” e illegittimo come la Catalogna e intende procedere per vie legali e democratiche. Johnson respingerà la mia richiesta, ha ammesso la premier, ma “non deve avere alcuna illusione che la questione si fermi qui. Viviamo in una democrazia e alla fine la democrazia deve prevalere e prevarrà”.