Il fatto che sin dalla più tenera età, come le gazze, anche gli esseri umani siano attratti dalle cose brillanti ci spinge a ritenere che questo comportamento sia innato e non culturalmente appreso. Tra le ipotesi che lo spiegano, affascina quella che collega la brillantezza alla ricerca di acqua. In altre parole, il nostro amore per i diamanti e altri preziosi luccicanti altro non sarebbe che un riflesso dell’ancestrale desiderio di questo elemento fondamentale per la sopravvivenza. E poiché, sin dai primordi dell’umanità, l’essere umano è stato un cacciatore e raccoglitore e la ricerca di nuovi cibi, nuovi rifugi e nuovi territori era fondamentale per la sopravvivenza, è possibile rintracciare questa propensione all’esplorazione e all’innovazione anche oggi nelle nostre vite: il desiderio di scoprire nuove idee, nuove tecnologie, nuove esperienze che ci spinge verso l’ignoto, ci motiva a creare e a crescere.

Certo, la curiosità, l’ottimismo per un futuro migliore, il bisogno di speranza, l’accessibilità delle informazioni ci inducono a ritenere che la soluzione ai problemi o alle sfide sia sempre nella pagina successiva, nell’ultima news o nell’idea più recente. Ma è importante riconoscere quando la ricerca ininterrotta di novità rischia di portarci a un’eccessiva instabilità o a una mancanza di apprezzamento per ciò che già abbiamo. Una sorta di sindrome, non clinica, degli oggetti splendenti, in cui la continua ricerca di soluzioni, idee e situazioni ritenute splendenti ci distoglie dal focalizzarci e prestare attenzione alle risorse già disponibili, ostacolando o rendendo più complessa la risoluzione dei problemi invece di favorirla. Ad alcuni accade di abbracciare un’idea ritenendola la migliore solo perché è la più nuova, trasformandola in un oggetto splendente il cui possesso o raggiungimento dovrebbe come magicamente realizzare un’ispirazione.

E se così poi non è, si avvia la ricerca un nuovo oggetto splendente, e di un altro ancora senza fine, innescando, in tal modo, un dispendioso circolo vizioso molto poco splendente, con una superficie che si estende per chilometri in larghezza, ma solo per pochi centimetri in profondità. Prestare attenzione a tutto equivale a non concentrarsi su nulla. E davanti al pensiero che non è tutto oro ciò che luccica e che non esiste alcun oggetto brillante da attendere o ricercare, perché forse già possediamo ciò di cui abbiamo bisogno, alcuni rimangono paralizzati dalla paura di perdere qualcosa, di restare indietro e di essere superati, rifiutati, di non essere al passo coi tempi. La paura di essere esclusi. Quando queste due tendenze coesistono in una stessa persona, ossia sindrome dell’oggetto splendente e paura di essere esclusi, può originarsi la costante sensazione di mancare o di avere mancato l’occasione della vita. Cosa ben nota ai bravi venditori di ogni tipo di bene di consumo.

Volendo migliorare le proprie abilità e competenze, per realizzare i propri desideri, è fondamentale non cedere a distrazioni ma concentrarsi e partire da ciò che si ha immergendosi in profondità chilometriche estese in larghezza pochi centimetri. Partendo da ciò che si ha, sarà più semplice integrare solo ciò di cui si avrà bisogno senza riempirsi di inutile zavorra, nuovi progetti, idee o notizie che non servano allo scopo. Desideriamo ciò che realmente desideriamo, andando avanti senza la paura di essere esclusi, perché essere prigionieri del futuro è tanto limitante quanto esserlo del passato: entrambe queste condizioni ci impediscono di sbloccare le capacità che risiedono in noi. Quando sappiamo esattamente dove vogliamo essere, siamo in grado di creare una mappa mentale chiara che ci guida verso la destinazione desiderata. L’importante non è essere “sempre” nei luoghi, ma esserci nell’istante giusto per noi.

Le opportunità non bussano quasi mai alla porta nel momento più conveniente, e quando lo fanno raramente sono oggetti splendenti, ma più spesso sono mascherate da sfide o momenti difficili. Manteniamoci sempre pronti a fare un passo avanti quando il momento è propizio. Capire dove esattamente si vuole essere richiede auto-riflessione, passione e impegno. È un viaggio continuo di scoperta personale e di crescita. Troviamo la nostra direzione, impostiamo gli obiettivi e persistiamo nel perseguire il nostro destino senza distrarci. Il viaggio stesso è spesso la parte più gratificante della ricerca della nostra destinazione specifica. Ovunque significa da nessuna parte.