Francesco Menchise, anestesista di Ravenna, è uno dei volti che il Time ha scelto per raccontare “le storie di lavoratori coraggiosi che rischiano la vita per salvare la nostra”.  “Quasi tutte le settimane, decidere cosa mettere in copertina è oggetto di un grande dibattito interno, questa settimana è stato semplice“, scrive il direttore del settimanale Edward Felsenthal le cui copertine sono diventate icone del giornalismo. “Il Time – continua – racconta le persone che danno forma al mondo e la copertina spesso dà spazio ai più influenti tra loro: capi di Stato, titani dell’industria, icone della cultura. Eppure oggi, anche le persone più potenti della nostra società sono in balia di un virus che non riconosce nessun titolo e grado”.

Protagonisti, loro malgrado, di questo tragico momento sono infermieri e medici, come l’anestesista romagnolo.

“Questa lotta – continua Felsenthal  – viene condotta in larga misura dai soccorritori in prima linea, dagli operatori sanitari che rischiano la vita alle persone che effettuano consegne, dai dipendenti delle farmacie, dai medici legali che si trovano ad affrontare una conta dei morti da tempo di guerra. Questo numero è dedicato a loro”.

Francesco Menchise, 42 anni, lavora all’unità di terapia intensiva Covid-19 dell’ospedale Santa Maria delle Croci di Ravenna. “Le operazioni di intubazione sono quelle in cui sei maggiormente esposto all’aerosol del paziente – spiega – Siamo abituati ad essere sotto pressione, ma non lo siamo mai stati così come lo siamo ora. I dispositivi di protezione non mancano, ovviamente però abbiamo tutti paura di essere infettati”.

Alla paura del contagio, si aggiunge quella sociale, del distacco dagli affetti, soprattutto per i malati. “L’effetto più evidente dello stress è che non dormo più bene – prosegue Menchise – Lavoro circa lo stesso numero di ore di prima, 40 a settimana, ma è più impegnativo a livello mentale. Oltre il 50% delle persone intubate non ce la fa, e uno degli aspetti più dolorosi di queste morti è che i parenti non possono vedere i loro cari un’ultima volta“.