Altre due morti sul fronte ucraino, altri due operatori dell’informazione: di quelli vituperati per anni, raccontati come media venduti e prezzolati, e oggi gli occhi e la voce della tragedia in corso in Ucraina, assediata e bombardata dall’invasione della Russia raccontata dal Presidente Vladimir Putin come un'”operazione speciale” di “smilitarizzazione” e “denazificazione”. Due giorni fa, domenica scorsa, era stato ucciso il giornalista americano Brent Renaud. Oggi è toccato ad altri due colleghi che raccontavano la guerra sul campo. Al terzo, coinvolto nell’esplosione fatale, è stata amputata una gamba.

Pierre Zakrzewski e Alexandra Kurshinova sono stati uccisi da un proiettile di mortaio o da una granata dell’artiglieria russa. La dinamica è ancora da chiarire. Erano il primo cameraman di Fox News, la seconda una produttrice e giornalista ucraina. A dare la notizia della morte la stessa Fox News. “Pierre era un fotografo di guerra che ha coperto praticamente tutte le principali storie internazionali per Fox — dall’Afghanistan alla Siria”, ha scritto l’amministratrice delegata di Fox News Media Suzanne Scott. “Aveva ampie competenze e non c’è un compito – da fotografo a tecnico, da editor a produttore – che non abbia ricoperto”. Zakrzewski era in Ucraina da febbraio. La sua base era Londra.

L’anno scorso era stato decisivo nelle operazioni per riportare indietro da Kabul i collaboratori afghani della Fox. E per quell’impegno era stato premiato come “the unsung hero”. Non è chiaro se Kurshinova stesse lavorando anche lei per Fox News o fosse una fixer o in qualche modo una lavoratrice. Benjamin Hall, corrispondente della stessa Fox News, è rimasto coinvolto nell’esplosione fatale. Gli è stata amputata una gamba. Anton Gerashchenko, consigliere del ministro degli Interni ucraino ha fatto sapere che i tre si trovavano nei pressi del villaggio Gorenki, regione di Kiev.

Le Nazioni Unite hanno annunciato l’apertura di un’inchiesta sull’attacco costato la vita ai due reporter. La situazione sta diventando altamente pericolosa anche per i giornalisti ormai in Ucraina: le città sono sempre più assediate, a Mariupol (città martire del conflitto, sotto i bombardamenti da giorni) sono rimasti pochissimi reporter.

Renaud era stato ucciso a Irpin, sobborgo di Kiev. Stava filmando i profughi in fuga dal Paese in guerra quando un colpo lo ha raggiunto al collo. Non c’è stato niente da fare per lui. Altri due colleghi, feriti nell’attacco, erano stati portati in ospedale. In passato Renaud aveva lavorato per il New York Times. Prima di questi era morto il cameraman ucraino Yevhenii Sakun, in un bombardamento alla torre televisiva di Kiev, mentre una troupe di Sky News Uk era stata bersaglio di un agguato.

È stato scritto in questi giorni di quanto sia importante, e anche difficile ma soprattutto necessario, il lavoro degli inviati di guerra. Di occhi e fonti sul campo, quelli puntualmente tagliati dalle spending review dei giornali negli ultimi anni. Serviva una guerra in Europa – anche più vicina, rispetto ad altri conflitti, a noi – per ricordarlo. Adesso li chiamano eroi. Domani potranno tornare a essere giornalisti venduti e prezzolati.

Giornalista. Ha studiato Scienze della Comunicazione. Specializzazione in editoria. Scrive principalmente di cronaca, spettacoli e sport occasionalmente. Appassionato di televisione e teatro.