È il momento di rimettere insieme i pezzi e di provare a capire cosa sia successo nei mesi e nelle settimane prima della tragedia. Prima che Alessandro, tredici anni, volasse giù dal balcone di casa sua a Gragnano. A poche ore dalla tragedia si era fatta strada l’ipotesi del suicidio e di una rete di bulli che l’avevano minacciato e insultato fino a esasperarlo e portarlo a quel gesto estremo. Un dolore immenso, la voglia di verità, di capire cosa sia successo. Perché. E così inizia questa mattina la perizia sul cellulare di Alessandro.

Saranno stampate tutte le conversazioni, in parte cancellate dal ragazzino, che potranno aiutare gli inquirenti della Procura di Torre Annunziata e quella dei Minori di Napoli a fare luce su quanto accaduto. Si indaga per il reato di istigazione al suicidio e sei ragazzi, due dei quali maggiorenni e due ragazze, sono stati iscritti nel fascicolo aperto con questa ipotesi di reato. Avrebbero inviato loro centinaia di messaggi di minacce al tredicenne perché aveva una relazione con un’altra ragazzina del paese in provincia di Napoli dopo aver chiuso con una ragazza di 13 anni del gruppo, la sorella di lei e i cugini.

Alle operazioni, delegate dagli inquirenti a un consulente, assisterà anche un perito nominato dai due legali dalla famiglia della vittima, gli avvocati Mario D’Apuzzo e Giulio Pepe. Inizialmente, infatti, si era ritenuto che la morte del ragazzo fosse stata causata da un incidente domestico e invece via via l’ipotesi del suicidio indotto si è fatta prevalente. Resta sullo sfondo una storia di bullismo, di cyberbullismo, di continue minacce e promesse di regolare i conti anche in strada. Una storia tremenda e dolorosa che racconta di una generazione sempre più fragile, sempre più social ma sempre più isolata.

Nata a Napoli il 28 settembre 1992, affascinata dal potere delle parole ha deciso, non senza incidenti di percorso, che sarebbero diventate il suo lavoro. Giornalista pubblicista segue con interesse i cambiamenti della città e i suoi protagonisti.