La vita di Antonella Viola è cambiata due volte negli ultimi tempi: dopo l’esplosione della pandemia da covid-19, che l’ha resa tra le più note – e garbate e professionali – voci della scienza sui media; e dopo la lettera di minaccia che l’ha costretta alla scorta. Nessun pentimento comunque, da parte sua. “Io ho il mio lavoro, posso smettere anche oggi di parlare attraverso i media ma credo che invece sia importante farlo, raccontare la scienza e la sua metodica a quante più persone possibili. Perché è importante l’accettazione e la comprensione dei principi scientifici”, ha detto in un’intervista a Il Corriere della Sera.

Immunologa, 52 anni, professoressa ordinaria di Patologia Generale al dipartimento di Scienze Biomediche dell’Università di Padova e direttrice scientifica dell’Istituto di ricerca pediatrica Città della Speranza. Da una settimana due carabinieri la seguono ovunque e una volante della polizia controlla nei pressi di casa sua. Ha ricevuto una lettera con un proiettile, lo scorso 4 gennaio, dopo che si era detta a favore della vaccinazione dei bambini.

Protezione che durerà almeno tre mesi. Altro che “status symbol”, dice. Chi si esprime in questi termini in merito alla scorta “non sa di cosa parla”. Perché la vita è stravolta, anche nei gesti semplici di ogni giorno, come fare sport, uscire, una passeggiata, gli hobby, la famigli. “Non sento addosso nessuna ansia. Ma non posso negare di aver modificato un po’ il mio atteggiamento” guardando quello della scorta, ovvero “non posso fare a meno di notare il modo in cui guardano chiunque si avvicini a me come una possibile minaccia”.

Viola inoltre distingue i No Vax e dai violenti: capisce chi ha paura, parla con questi, prova a spiegare. A una signora contraria al farmaco anti-covid, che le ha espresso garbatamente solidarietà per la scorta e la sua contrarietà alle norme che limitano la sua libertà, l’immunologa ha risposto dicendo che “quel poco di libertà che lei ha dipende dal fatto che tante altre persone si sono vaccinate”. La 52enne si sente come se fosse in quella canzone di Francesco Guccini, L’Avvelenata, insomma non si pente di quello che ha detto: “Non andrò mai in televisione a dire che i bambini non vanno vaccinati perché metterei a rischio le loro vite e per me è inaccettabile. Non saranno certo le minacce a farmi cambiare idea”.

Giornalista. Ha studiato Scienze della Comunicazione. Specializzazione in editoria. Scrive principalmente di cronaca, spettacoli e sport occasionalmente. Appassionato di televisione e teatro.