Libia, l’Italia ci prova. Con il presidente del Consiglio, con i ministri di Esteri e Difesa. Prova a restare in una partita dalla quale in tanti, a cominciare dalla Turchia di Erdogan, vorrebbero tagliarci fuori. Ci prova rilanciando l’idea di una forza d’interposizione, sotto egida Onu, modello Unifil in Libano, e ribadendo che non esiste una soluzione militare al caos libico. Ci prova, puntando su un asse europeo con Berlino e Parigi. «L’Italia è concentrata da tempo affinché la crisi sia orientata a una soluzione politica e condividiamo un forte impegno congiunto per promuovere una sostenibile soluzione politica sotto l’egida delle Nazioni unite». Così il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, parlando di Libia al termine del colloquio con il suo omologo del Regno dei Paesi Bassi, Mark Rutte. «L’approccio dell’Italia verso la crisi libica è uno degli argomenti toccati.

Con l’approssimarsi della conferenza di Berlino, la nostra posizione è chiara e coerente: non c’è spazio per una soluzione militare che acuirebbe le sofferenze e l’instabilità della regione», ha aggiunto Conte. La premessa per una soluzione politica della crisi libica, «che potremo cercare di ottenere già dalla conferenza di Berlino, è che si mantenga la tregua fra le fazioni e che si apra un confronto intralibico in grado di consegnare un futuro di benessere e prosperità e anche di autonomia e indipendenza». Una linea rilanciata dal ministro degli Esteri Luigi Di Maio. In Libia l’Italia non interverrà militarmente, ribadisce il titolare della Farnesina nell’informativa a Palazzo Madama. «La Libia sovrana, unita e in pace resta la priorità assoluta dell’Italia», ha aggiunto Di Maio, che rilancia, in chiave europea, l’idea di una forza d’interposizione da schierare in Libia a garanzia del cessate il fuoco tra le parti belligeranti: quella che fa capo al Governo di accordo nazionale, l’unico riconosciuto internazionalmente, guidato da Fayez al-Sarraj, e le forze del sedicente esercito libico nazionale (Lna) del generale Khalifa Haftar.

«La Ue su impulso dell’Italia – rivendica Di Maio – ha avviato una riflessione per una missione di monitoraggio del cessate il fuoco in Libia, nel quadro della legalità internazionale sancita dall’Onu e su richiesta delle autorità libiche; sarebbe un passo importante per evitare interferenze straniere e dare un ruolo di primo piano alla Ue nella crisi». Quanto ai nostri militari di stanza a Misurata, «non risultano sussistere minacce dirette al nostro contingente» in Libia. Ad affermarlo è il ministro della Difesa Lorenzo Guerini davanti alle commissioni riunite Difesa a Palazzo Madama. In Libia attualmente, «nell’ambito della missione Miasit, operano 240 militari – ha ricordato il ministro – su una presenza massima autorizzata di 400. E continua il supporto sanitario all’ospedale di Misurata che, dall’inizio dell’intervento, ha garantito 24 mila prestazioni sanitarie».

Quanto ad Haftar, l’uomo forte della Cirenaica ha accettato l’invito della Germania a partecipare alla Conferenza di Berlino sulla Libia, riporta l’emittente tv al Arabiya. Haftar, continua l’emittente, ha rifiutato la mediazione turca per la tregua a Tripoli e avrebbe chiesto inoltre a Mosca una commissione dell’Onu per monitorare il cessate il fuoco. Sul terreno, intanto, si rincorrono voci non confermate di schermaglie, anche se la tregua sostanzialmente sembra tenere. L’Osservatorio siriano per i diritti umani parla di almeno 14 mercenari siriani cooptati dalla Turchia per sostenere al- Sarraj rimasti uccisi negli scontri. Mentre fonti legate al premier libico riferiscono di veicoli militari e cannoni degli Emirati Arabi Uniti che sarebbero arrivati nel quartier generale di Haftar per un possibile nuovo assalto a Tripoli.