Da marzo lavora come infermiera tra il pronto soccorso e la tenda pre-traige del Cotugno di Napoli, ospedale specializzato in malattie infettive e centro di riferimento in Campania per il covid-19. Sara Polverino ha 32 anni ed è stata assunta proprio per l’emergenza coronavirus. Ogni giorno insieme ai colleghi assiste e, soprattutto, tranquillizza decina di persone che si presentano all’esterno dell’ospedale, timorose di aver contratto il virus cinese.

E’ un lavoro anche psicologico quello di Sara e di tutti i sanitari. Protetti dai migliori dispositivi di sicurezza provano a comunicare oltre che con le parole anche con lo sguardo, con gli occhi. “Le persone che ogni giorno arrivano qui sono spaventate dal non sapere che cos’è questo virus e come combatterlo. Nei loro occhi c’è molta paura perché temono per la propria vita e per quella delle persone a causa del rischio contagio”.

Una paura presente, anche se non si manifesta, tra gli stessi sanitari: “Ci definiscono eroi ma siamo persone come tutti, non siamo invulnerabili. Abbiamo gli stessi timori, torniamo a casa anche noi ogni giorno e abbiamo il terrore di contagiare i nostri affetti. Io ad esempio non vedo i miei genitori da oltre un mese, vivo con il mio compagno che è anche lui un sanitario”. Paure che non sempre vengono comprese da alcuni cittadini che, come denunciato nei giorni scorsi dal direttore dell’Azienda Dei Colli Maurizio De Mauro, si sono resi protagonisti di episodi di discriminazione.

Ad ogni inizio turno “ci piazziamo un bel sorriso in faccia e proviamo a dare un po’ di sostegno a chi ne conosce meno di noi. Ogni giorno facciamo in media dai 30 ai 50 tamponi a turno. Alle persone che arrivano valutiamo i sintomi, prendiamo i parametri e poi decidiamo se è il caso o meno di fare il tampone e la relativa denuncia all’Asl”.

Come detto il lavoro degli infermieri addetti al pre-triage è anche psicologico: “Ci mettiamo tanto cuore – spiega Sara – soprattutto per far capire quello che sta accadendo. Vengono molte persone spaventate anche solo per un semplice 36 di febbre. Proviamo a calmarli e a fargli capire con amore e tranquillità che non c’è pericolo”.

Prima di lavorare al Policlinico prima e oggi al Cotugno, Sara per diversi anni è stata volontaria del 118. Nelle scorse settimane un suo collega e amico, l’autista Enzo Lucarelli, è deceduto all’ospedale Santa Maria delle Grazie di Pozzuoli dopo essere risultato positivo al coronavirus. “Gli operatori del 118 sono stati i meno protetti nella fase iniziale di questa emergenza. Il collega che è purtroppo deceduto ha contratto il virus perché non aveva le adeguate protezioni. Avvertiti i primi sintomi,  era venuto qualche giorno prima qui al Cotugno a fare il tampone e dopo 4-5 giorni a casa di febbre alta è stato ricoverato d’urgenza e nel giro di 24 ore non ce l’ha fatta”.

Ciro Cuozzo e Rossella Grasso

Autore