A una settimana dalla notizia dell’indagine a sua carico a Brescia, con l’ipotesi di reato di rivelazione del segreto d’ufficio, Piercamillo Davigo parla per la prima volta del caso dei verbali segreti del pm milanese Storari consegnati allo stesso ex consigliere Csm, resi dal plurindagato Piero Amara, ex avvocato esterno Eni, sulla presunta loggia segreta ‘Ungheria’.

Dall’ex pm del pool di Mani Pulite arriva, ovviamente, una chiara difesa del suo operato, con attacchi agli altri ‘protagonisti’ della vicenda, in particolare il vicepresidente del Csm David Ermini e il procuratore generale delle Cassazione, Giovanni Salvi. 

Davigo  spiega in una intervista al Corriere della Sera che “nell’aprile 2020 Storari mi descrisse una situazione grave, e cioè che a quasi 4 mesi dalle dichiarazioni di Amara su un’associazione segreta i suoi capi non avevano ancora proceduto ad iscrizioni, che il codice invece richiede ‘immediatamente’. Per evitare possibili conseguenze disciplinari gli consigliai di mettere per iscritto. Pure se una Procura non crede a un dichiarante, non può sottrarre al controllo del gip la notizia di reato: deve iscriverla e poi chiede l’archiviazione. Storari mi diede file word del pc a supporto della memoria”.

A inizio maggio, continua Davigo, “Storari mi disse che nulla era cambiato e anzi che Greco lo aveva rimproverato per la sollecitazione. A questo punto ritenni urgente avvisare il Csm”.

Qui Davigo spiega di aver informato “il vicepresidente Ermini. In uno dei colloqui successivi glieli diedi, stampati, tutti quelli che avevo, ‘così li puoi consultare’. Anche perché venivano chiamati in causa consiglieri sia del Csm in carica sia del precedente. Ermini convenne sulla serietà e gravità della situazione”.

Nessuno però, accusa Davigo, “si è sognato di dirmi di formalizzare. Non lo fece Ermini e non lo fece Salvi. Se mi avessero chiesto di formalizzare, avrei fatto subito una relazione di servizio – sottolinea – Salvi, se riteneva irregolare la procedura, essendo titolare dell’azione disciplinare e anche autorità giudiziaria e anche vertice della magistratura inquirente, poteva e doveva interrogarmi subito come persona informata sui fatti”.

Invece, racconta l’ex pm di Mani Pulite, Salvi “non lo ha fatto, salvo poi prendersela con Storari. Se mai forse ho sbagliato io a illudermi che l’intervento del procuratore generale, cioè la telefonata a Greco, dopo la quale almeno fu iscritta a Milano la notizia di reato, potesse aver avviato a risoluzione la questione – aggiunge – La verità è che Storari in un Paese serio sarebbe destinatario di un encomio per aver cercato di fare rispettare la regola, invece è sconfortante sia sottoposto ad azione disciplinare”.

Secondo Davigo, che evoca tra le righe una sorta di ‘complotto’, con la sua azione “forse ho compromesso la mia permanenza al Csm”, in riferimento al pensionamento avvenuto nell’ottobre 2020. Ma per l’ex consigliere “non potevo non riferire a chi di dovere una situazione gravissima che Storari mi aveva segnalato nel mio ruolo istituzionale. Io credo di aver servito con disciplina e onore la giustizia. E non credo sarà questa accusa, infondata, a sporcare 42 anni di servizio”.

Redazione