Un amico mi ha chiesto se per caso io abbia notizie della Loggia Ungheria. Quell’associazione segreta denunciata dall’avvocato Amara durante un interrogatorio a Milano – e che raggrupperebbe magistrati, alti funzionari dello Stato, avvocati, giornalisti e anche politici – messa in piedi qualche anno fa allo scopo di controllare e indirizzare la magistratura e di governare il corso della giustizia. Gli ho risposto domandandogli se volesse sapere che fine ha fatto la Loggia o l’inchiesta giudiziaria sulla Loggia. Tutte e due, mi ha risposto. Gli ho detto che la Loggia è viva e forte.

L’altro giorno è intervenuta pesantemente al Csm per mettere a tacere la componente legalitaria del Consiglio – che chiedeva che fossero rispettate le regole e la Costituzione – e per fare approvare un documento che chiede che siano gettate al gabinetto le sentenze del Consiglio di Stato e del Tar, le quali avevano dichiarato illegittima la nomina del dottor Michele Prestipino a capo della procura di Roma. Perché illegittima? Perché Prestipino non ha i titoli e fu scelto su indicazioni delle correnti perché nei rapporti di forza tra le correnti il suo nome era quello che prevaleva. Non per titoli, no, diciamo per comprovata disciplina di corrente. La Loggia Ungheria non si è limitata a imporre al Csm una posizione evidentemente del tutto al di fuori della legalità. Ha fatto di più: chiesto e ottenuto che tutti i giornali (salvo forse solo noi, Il Dubbio e la Verità) tacessero la notizia di quello che, con parecchie ragioni, credo, noi abbiamo definito un golpe. Se volevate la prova dell’esistenza della Loggia, ecco qui che la prova è evidente.

Discorso diverso per l’inchiesta giudiziaria sulla Loggia. Quella invece ha la stessa consistenza di una nuvola. È a Brescia l’inchiesta (con propaggini a Firenze e Perugia, dove però ognuno indaga su quelli che indagano su di lui e l’effetto è comico). Brescia lavora sodo? Per ora ha spedito un avviso di garanzia al solo dottor Storari, che è quello che aveva scoperto l’esistenza della Loggia. Storari, quando ebbe le notizie proprio dal dottor Amara, da lui interrogato per vicende relative all’Eni, chiese al procuratore Greco di poter iscrivere nel registro degli indagati quelli che Amara sosteneva fossero i capi della Loggia segreta. Ma Greco disse di no, e il dossier restò moribondo nelle mani di Storari. Il quale pensò di rivolgersi a Piercamillo Davigo, all’epoca consigliere del Csm.

Davigo, capite? L’eroe di chiunque voglia fare giustizia, denunciare i reprobi, i colpevoli, i sospettati, gli indiziati, i gaglioffi. Chi meglio di lui poteva aiutare Storari? Ma forse Storari si era sbagliato. Davigo prese il plico e l’inguattò. Lui dice di averne parlato con Ermini e con Salvi (il primo è il vicepresidente del Csm, il secondo è il Procuratore generale della Cassazione), loro dicono che non è così. Dicono che Davigo fece con loro solo accenni vaghissimi a malumori interni alla Procura di Milano. Davigo dice di averne parlato anche con Morra, sottovoce, sulla rampa delle scale. Morra è il parlamentare dei 5 Stelle presidente della commissione Antimafia. Comunque Davigo non consegnò il dossier di Storari né alla presidenza del Csm né alla Procura. Come avrebbe dovuto fare. Ora uno può anche pensare che magari Davigo di diritto non ne sappia tantissimo (effettivamente spesso, quando scrive sul Fatto, dà questa impressione…) e perciò si sia confuso, però non ci vuole un rettore di giurisprudenza per sapere come si comporta un pubblico ufficiale che riceve una notizia di reato, no?

E così il dossier scomparve, e Storari restò col cerino in mano. Finché un bel giorno Davigo se ne andò in pensione e qualcuno, forse la sua ex segretaria, spedì il dossier al Fatto e a Repubblica. Ma anche il Fatto e Repubblica, in genere prontissimi a pubblicare verbali segreti di qualunque genere, stavolta non pubblicarono nulla. Allora il dossier fu mandato al Domani e a Nino Di Matteo, i quali invece ruppero finalmente l’omertà e resero pubblico lo scandalo.
Ora voi immaginate se la Loggia fosse una Loggia che fa capo a Renzi, o a Berlusconi o a qualche altro politico di peso! Pensate l’inferno che si sarebbe scatenato, gli avvisi di garanzia, le gogne, le condanne sul campo. Invece la Loggia è una cosa della magistratura. Silenzio. Qualche giorno di titoli sui giornali e poi l’oblio.

Chiede il mio amico: ma Davigo per quali reati è stato indagato? Non sapete quanto ci ho messo per convincerlo che Davigo, allo stato, non risulta indagato. Né per omessa denuncia, né per favoreggiamento, né per ricettazione. Per niente di niente. Il mio amico non ci credeva. Speriamo che nel frattempo, magari in segreto – come sosteneva ieri Dagospia – l’avviso di garanzia sia partito. Resta il fatto che la Loggia è ancora lì, è potente, condiziona come e più di quando condizionava Palamara, si fa beffe della legalità, lancia campagne contro il Consiglio di Stato, e nessuno è indagato per associazione a delinquere. Se ne è andato sconsolato, il mio amico. Ha detto che lui va a vivere in Venezuela.

Aggiornamento: Il Corriere della Sera riporta che l’ex consigliere del Csm Piercamillo Davigo, ex pm del pool Mani Pulite è indagato a Brescia per rivelazione del segreto d’ufficio

Giornalista professionista dal 1979, ha lavorato per quasi 30 anni all'Unità di cui è stato vicedirettore e poi condirettore. Direttore di Liberazione dal 2004 al 2009, poi di Calabria Ora dal 2010 al 2013, nel 2016 passa a Il Dubbio per poi approdare alla direzione de Il Riformista tornato in edicola il 29 ottobre 2019.