Quello di Sebastiano Ardita è stato il nome che ha fatto esplodere il caso della loggia Ungheria. Quando quei verbali degli interrogatori dell’avvocato siciliano Piero Amara in formato word, già inoltrati ai quotidiani La Repubblica e Il Fatto Quotidiano, sono arrivati al consigliere del Consiglio Superiore di Magistratura Nino Di Matteo, quest’ultimo ha denunciato tutto, sollevando come inverosimili e calunniose i passaggi che vedevano proprio Ardita, collega al Csm, tra i membri di tale loggia di potere. Di Matteo ha denunciato tutto in Consiglio, a differenza di Piercamillo Davigo, il “dottor Sottile” di Mani Pulite, ex membro del Csm in pensione ed ex amico di Ardita. Tra i due una rottura che non si è mai sanata.

“Da magistrato e da cittadino aspetto che si faccia piena chiarezza su queste vicende e non voglio creare condizioni di imbarazzo a chi deve indagare”, ha detto Sebastiano Ardita ospite di Non è l’arena. “Mi ero abituato al rischio di un attentato all’integrità fisica, non a quella morale ma avendo una vita assolutamente trasparente, non ho nessun problema – ha continuato Ardita – Può capitare nella vita professionale di essere oggetto di una calunnia, più grave è essere oggetto di una congerie di fatti e circostanze che sono tutti da chiarire. Gli accertamenti vanno lasciati a chi li deve fare”.

Il giudice Paolo Storari affidò i verbali a Davigo per via dell'”inerzia”, a suo modo di vedere, della Procura e del Procuratore Capo di Milano Francesco Greco nell’indagare sulle dichiarazioni di Amara e quindi sulla loggia Ungheria. Documenti che Davigo ha rivelato in maniera informale, anche al senatore e Presidente della Commissione Antimafia Nicola Morra. Per la paura che potessero perdere segretezza. Questi gli accertamenti cui fa riferimento Ardita: le critiche a Davigo si basano soprattutto sul fatto che utilizzando le procedure formali non si sarebbe messa in pericolo la segretezza dei documenti, al contrario di quanto detto da “PierCavillo”.

GUERRA NEL CSM – Questo invio a Di Matteo, di quei verbali, è parte per Ardita di una strategia per mettere in difficoltà proprio loro due, quei due, Di Matteo e Ardita, consiglieri del Csm, forse “per condizionare la nostra attività al Consiglio, sicuramente non per un fatto benefico, questo è poco ma sicuro”, ha risposto Ardita a Giletti. “Il dato di partenza è che oggi io e Di Matteo non svolgiamo funzioni di potere all’interno del Csm. Prova ne è il fatto che abbiamo firmato un documento nel quale è supportata l’idea di un sorteggio temperato per i componenti, per gli incarichi, addirittura per abolire l’immunità, le prerogative dei consiglieri e fare in modo che se sbagliano, paghino. La nostra posizione mal si concilierebbe con una guerra di potere, noi non vogliamo il potere, vogliamo togliere il potere al Csm per restituire autonomia alla magistratura”.

IL CORVO – Ardita non crede nemmeno che a far trapelare quei verbali sia stata Marcella Contrafatto, ex segretaria di Davigo al Csm, al momento indagata per la rivelazione di quegli atti. “Stento a credere che Marcella Contrafatto possa aver partecipato ad un’azione del genere”, e il giudice racconta poi un particolare: “Siamo nel Natale che precede il lockdown, bussano alla mia porta nell’ufficio del Consiglio: era la signora Contrafatto, aveva in mano un oggettino di cristallo che le avevo regalato, mi guarda con gli occhi lucidi dicendo: ‘Dottore lei è l’unico consigliere che mi ha pensato, io questo non lo dimenticherò’. Per questo e anche per altre ragioni che non sto qui a raccontare, io ho sempre visto negli occhi di Marcella Contrafatto un atteggiamento, uno sguardo di affettuosa riconoscenza nei miei confronti. Francamente, non riesco a vederla nel ruolo di chi imbusta una calunnia e la manda al dottor Di Matteo e ai giornali contro di me”. E se fosse stata davvero la Contrafatto a far trapelare quei documenti? “La perdonerei – ha replicato Ardita – in tutta la mia vita non ho mai fatto nulla contro qualcuno che è più debole di me. Quindi la perdonerei sicuramente”.

DAVIGO – E ovvio che il convitato di pietra di tutta la questione sia sempre Davigo, presente anche quando non è nominato. Ardita aveva telefonato furioso a Piazza Pulita, altra trasmissione di La7, un paio di settimane fa, accusando l’ex amico. Da Giletti è tornato sul comportamento dell’ex membro del Csm: “Le vie formali sono le vie previste dalla legge. Se esiste la possibilità di derogare alla legge in circostanze speciali, non c’è più lo Stato di diritto. Torniamo un’altra volta all’800 in cui qualcuno si assume la responsabilità o la voglia di scavalcare la legge”. E alla domanda su quello che è stato raccontato come un tradimento da parte di Davigo, ha risposto: “Questo è quello che possono pensare altri. Io voglio che si vada in fondo alle contraddizioni”.

Giornalista professionista. Ha frequentato studiato e si è laureato in lingue. Ha frequentato la Scuola di Giornalismo di Napoli del Suor Orsola Benincasa. Ha collaborato con l’agenzia di stampa AdnKronos. Ha scritto di sport, cultura, spettacoli.