La Lombardia si avvicina sempre più alla Zona Rossa. A dichiararlo in un’intervista a SkyTg24 è il governatore della Regione più colpita dal coronavirus in Italia Attilio Fontana. “La scorsa settimana l’indice Rt ha avuto un improvviso innalzamento, abbiamo finito la settimana precedente a 1 e la scorsa settimana siamo passati a 1,24. Tenendo conto dei nuovi parametri introdotti dal Governo poco prima di Natale, ci siamo avvicinando alla zona rossa, sicuramente”. Il Presidente della Regione è intervenuto ha precisato come “stiamo peggiorando in tutti i parametri. La situazione deve essere monitorata e tenuta sotto controllo con grande attenzione” e quindi ha aggiunto: “Mi auguro sempre che questi numeri si invertano, che l’indice Rt e quello dei ricoveri in ospedale si abbassino. Questo è un auspicio. Se così non dovesse essere … zona rossa”. Anche se poi il governatore è convinto che “l’ondeggiamento tra zone arancioni, gialle e rosse non porta a una stabilità. Credo che dovremmo concentrarci sull’individuazione dei comportamenti da escludere e attività da non svolgere”

Le parole di Attilio Fontana arrivano poche ore prima dell’incontro tra Governo, Regioni, Comuni e Province, convocato dal ministro per gli Affari Regionali Francesco Boccia. In collegamento in videoconferenza anche il ministro della Salute Roberto Speranza. Con Fontana, in rappresentanza della Lombardia, anche l’appena nominata vicepresidente e assessore alla Salute della Regione Letizia Moratti. A Codogno, nel lodigiano, era stato riscontrato a fine febbraio 2020 il paziente 1 in Italia. Oggi la notizia di una paziente 1 ancora precedente, sempre in Lombardia, a Milano, una 25enne, il 10 novembre 2019. La Lombardia in totale ha fatto registrare 500.758 contagiati, 25.787 morti dall’inizio dell’emergenza.

La Regione è stata obiettivo di critiche per la gestione dell’emergenza e per l’organizzazione della reazione all’emergenza, tra settore sanitario ed Rsa. Giulio Gallera, assessore al Welfare, protagonista di numerose uscite infelici e gaffe, si è dimesso, sostituito da Letizia Moratti. L’ultimo oggetto di critica è stato il ritmo della campagna vaccinale. A oggi la Regione ha somministrato il 44,1% delle dosi consegnate, quasi 68mila su oltre 153mila. Critiche rispedite al mittente dal governatore: “Non c’è un ritardo perché questa non è una gara a chi arriva prima. Anzi, chi arriva prima rischia di trovarsi in difficoltà”.

A dettare il ritmo, ha argomentato il Presidente, il doppio ciclo di vaccinazione del farmaco Pfizer, che dopo la seconda inoculazione garantisce una protezione del 95%. “Abbiamo concluso con il commissario Arcuri un accordo in base al quale dovremo finire il primo giro di vaccinazioni il 28 gennaio e il 28 gennaio finiremo il primo giro di vaccinazioni. Poi dovremo fare il richiamo per cui, dato che deve essere svolto fra il 19mo e il 23mo giorno, dovremo avere la certezza di avere le altre dosi di vaccino, altrimenti c’è il rischio di aver fatto il primo giro e di non averlo per il secondo perché si è arrivati troppo presto. E quindi dover ripartire da capo”. La Lombardia ha quindi tenuto le dosi per il richiamo “per essere sicuri che se iniziamo una operazione, la portiamo a termine”. Fontana si è detto quindi sconcertato da tale racconto della campagna vaccinale. “Io non capisco perché si debba in ogni caso creare una sorta di competizione che non ha senso”.

Altro punto dolente dell’emergenza resta la scuola. Da ieri solo 5 Regioni su 20 sono Zona Arancione. Tra queste – con Emilia Romagna, Venete, Sicilia, Calabria – proprio la Lombardia. La Zona Arancione prevede la Didattica a distanza per le scuole superiori, fatta eccezione per gli studenti con disabilità e in caso di uso di laboratori; didattica in presenza per scuole dell’infanzia, elementari e medie e la chiusura delle università, salvo alcune attività per le matricole e per i laboratori. Proprio di fronte al palazzo della Regione, a Milano, questa mattina si sono riuniti un centinaio di studenti per protestare contro la mancata riapertura, rimandata al 25 gennaio – già prevista dalla Regione prima che arrivasse l’ordinanza del ministro Speranza. Solo in 3 regioni –  Toscana, Valle d’Aosta e Abruzzo – gli studenti delle superiori sono tornati in classe al 50%, come previsto dalla ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina.

“Non possiamo scindere dalle due esigenze: da un lato la necessità di andare a scuola, dall’altro la necessità di attenzionare questi dati – ha spiegato Fontana – Io per primo e tutti i miei colleghi siamo convinti della necessità che la scuola si svolga in presenza. È evidente che non possiamo continuare a lasciare i ragazzi a casa. Ciò non toglie che non possiamo nemmeno negare la risultanza che emerge dai numeri, dai dati e dalle preoccupazioni che tutti i nostri medici e scienziati avanzano ed evidenziano. Una recente indagine svolta in Lombardia ha evidenziato come ci sia una percentuale molto alta di infettati nella fascia che va dai 14 ai 19 anni, con la possibilità nonostante l’asintomaticità di diffondere il virus”.