La pandemia ha cambiato la vita e le abitudini di tutti. Non sempre è stato facile adattarsi, a essere costretti a riorganizzare le proprie vite dovendo rimanere in casa in due o in quattro persone. E se la famiglia fosse di 11 persone? Il Riformista ha trascorso una giornata di ordinaria pandemia con la famiglia Pollio di Qualiano in provincia di Napoli. Mamma, papà e ben 9 figli dai 7 ai 30 anni, di cui il primo, Antonio, affetto da sindrome di Down. Si può dire che la famiglia Pollio rappresenti un ventaglio complessivo di vite e anche di criticità vissute da tutti gli italiani durante la pandemia, tutte sotto lo stesso tetto. E la cosa bella è che la loro casa è aperta anche alle famiglie del circondario che hanno bisogno di aiuto. A tavola i posti non sono mai 11 ma c’è sempre “un amico in più”, come recita il musical “Aggiungi un posto a tavola”“Abbiamo lottato ogni mattina per avere il posto migliore per la connessione, privacy non ce n’è ma il fatto di essere in tanti è ancora più bello”, sono concordi nel dire i fratelli Pollio.

Il papà, Giovanni Pollio, 54 anni, è gioielliere. La mamma, Anna Bifulco, 51 anni, è una donna poliedrica. Dedica tutta la sua vita alla sua famiglia e a quelle che ne hanno bisogno. Nel 2009 ha fondato la Cooperativa “I Congiunti”, “perché abbiamo congiunto delle realtà, dai bambini agli adulti ai disabili e anziani”, spiega. Con la cooperativa Anna coinvolge nelle attività anche i figli: i maggiori sono diventati educatori nelle comunità per minori gestite dalla famiglia e i più piccoli non mancano di dare una mano anche nel momento di raccolta e distribuzione del cibo alle famiglie in difficoltà. Il loro operato è acceso da una grande fede Cristiana.

“Durante il primo lockdown abbiamo iniziato ad assistere 300 nuclei familiari con la raccolta e distribuzione del cibo che riusciamo a sostenere anche nell’ascolto con l’aiuto di sociologi psicologi e assistenti sociali”, spiega Benedetta, 28 anni Responsabile della Cooperativa di famiglia e universitaria al terzo anno di Biotecnologie Mediche. Accanto alla bella villa in cui abitano a Qualiano, c’è un’altra villetta dove i Pollio, con l’aiuto dei Padri Rogazionisti, hanno aperto una comunità alloggio per minori in difficoltà. E la porta del loro giardino è sempre aperta per chi ha bisogno di aiuto o solo di essere ascoltato. Il telefono di Anna suona in continuo così come il campanello della porta. E tutti e 11 i membri della famiglia accolgono tutti con un bel sorriso.

“Per mantenere l’ordine c’è bisogno di una grande disciplina da parte di tutti”, racconta Anna, il sergente della famiglia. La settimana e i giorni in pandemia sono divisi tra porzioni di tempo dedicati a scuola e lavoro e quelli da dedicare alla casa e alla cura della famiglia. “Tutto parte da una buona gestione del bucato – racconta la mamma – poi il pranzo in orari precisi e a seguire tutto il resto”. Il tutto gestito in turni.

“La dad è stata la vera sfida – spiega Maria Victoria, 18 anni, all’ultimo anno del Liceo – la connessione in 11 cadeva sempre. Abbiamo cambiato varie volte gestore ma nella nostra zona è già molto debole di per se. Cambiando a turno le postazioni alla fine ce l’abbiamo fatta”. “Io mi sono trasferito in collegio a Roma con mio Fratello Giambattista di 12 anni perché con la dad non riuscivamo a fare nulla”, racconta Celestino, di 17 anni che frequenta il IV liceo.

Ora il ritorno a scuola, anche se la pandemia continua a limitare gli spostamenti dei Pollio. “Odio la mascherina a scuola, il fatto che dobbiamo essere tutti lontani e non ci sono nemmeno i giochi. Non mi piace la scuola così, sembra che ci andiamo solo per prendere i voti”, dice Francesco, 7 anni, nipote di Anna ma che per stare in compagnia sta spesso a casa Pollio dove può anche giocare liberamente in giardino.

Antonio invece è un batterista. Soffre di sindrome di Down e per lui suonare è fondamentale: “Suono da quando ero piccolo, faccio lezione con il mio maestro. Ora però non posso farlo e suono qui nel garage”, racconta con orgoglio. I suoi gli hanno dedicato uno spazio per suonare perché tra dad e lavoro in casa sarebbe diventato impossibile. “Per Antonio quel rapporto e quel modo di esprimersi è fondamentale, ne sta soffrendo moltissimo”. E come lui tanti altri che la pandemia ha penalizzato, spesso cadendo nel dimenticatoio delle istituzioni.

“Certo non è facile stare tutti insieme a portare avanti ognuno la sua vita senza poter uscire, ci sono musi lunghi e liti a volte, ma per noi l’unione fa la forza”, dice Anna. Tra tante difficoltà i Pollio non mollano e a casa loro è sempre una festa e un continuo aprire il cuore a tutti. Il loro motto è “Nel servirci l’un l’altro, diveniamo liberi”. È una frase che hanno scelto tutti insieme e l’hanno incisa sul tavolo della cucina dove mangiano. Ed è proprio il loro tenere il cuore aperto a tutti che li ha resi un vero luogo di pace e serenità.

Giornalista professionista e videomaker, ha iniziato nel 2006 a scrivere su varie testate nazionali e locali occupandosi di cronaca, cultura e tecnologia. Ha frequentato la Scuola di Giornalismo di Napoli del Suor Orsola Benincasa. Tra le varie testate con cui ha collaborato il Roma, l’agenzia di stampa AdnKronos, Repubblica.it, l’agenzia di stampa OmniNapoli, Canale 21 e Il Mattino di Napoli. Orgogliosamente napoletana, si occupa per lo più video e videoreportage. E’ autrice del documentario “Lo Sfizzicariello – storie di riscatto dal disagio mentale”, menzione speciale al Napoli Film Festival.