Dopo giornate così è difficile trovare un’istantanea che racconti e descriva. L’unica che pare possibile è questa: il governo decide e approva uno dopo l’altro provvedimenti pesanti; il Parlamento spreca occasioni – quella del ddl Zan – e già che c’è manda messaggi espliciti per tutti coloro che stanno discettando sul nuovo Presidente della Repubblica, che fanno pranzi e cene e incontri laterali: nessuno controlla i numeri in Parlamento. Dunque attenzione ad apparecchiare soluzioni condivise tra pochi intimi perché l’aula è sempre sovrana – come ha dimostrato ieri quella del Senato – e al momento opportuno decide di contare. E le urne segrete per il capo dello Stato sono certamente l’occasione migliore per pesarsi.

A palazzo Chigi sembra non arrivare neppure un soffio di ciò che accade là fuori, a pochi metri, in quel Parlamento che il premier Draghi ha messo in conto – e da un pezzo – che sobbalzi e fibrilli. In una non stop che va avanti da lunedì pomeriggio quando c’è stato il primo incontro con i sindacati sulla legge di bilancio, martedì si è chiuso dopo la mezzanotte il preconsiglio che ieri pomeriggio in meno di un’ora ha approvato all’unanimità il cosiddetto decreto Recovery, ovverosia le norme che i vari ministeri hanno indicato per sbloccare i progetti e le riforme del Pnrr che devono essere affidati e approvati entro il 31 dicembre di quest’anno. Sono 51 obiettivi, a fine settembre ne erano stati centrati 13. Da allora la cabina di regia del Pnrr ha chiesto ai vari ministeri di indicare le strozzature che rallentano la tabella di marcia e di proporre soluzioni. Chiuso il Consiglio dei ministri, Draghi, il sottosegretario Roberto Garofoli e il ministro economico Franco hanno convocato la cabina di regia – i ministri a capo di ogni delegazione dei partiti della maggioranza – per definire la legge di bilancio e sciogliere i vari nodi, dalle pensioni al reddito di cittadinanza al taglio delle tasse. Nel pre consiglio della notte precedente è stato deciso di mettere all’ordine del giorno anche il decreto Concorrenza, un altro dossier in attesa di essere licenziato da fine luglio che, si racconta, «andava avanti e indietro in attesa sempre di qualcosa. È tempo che vada in approvazione”.

La cabina di regia terminerà a tarda sera. Un sonno veloce, e si spera intenso, e si ricomincia stamani con il preconsiglio e il Consiglio dei ministri che dovrà licenziare manovra e dl Concorrenza. Un tour de force prima di un weekend di Ognissanti da brivido: la riunione dei capi di Stato e di governo che sabato e domenica chiuderà il G20 e lunedì la riunione della Cop 26 sull’ambiente a Glasgow. Tra una riunione e l’altra c’è stato anche il tempo per il video messaggio ai volontari del Terzo settore che stanno dando vita alla Civil week. «In questi mesi, voi lavoratori e volontari del Terzo settore avete fatto tanto per l’Italia, soprattutto per i più deboli. Ora tocca a noi aiutarvi perché possiate continuare ad aiutarci», ha detto il premier. Se chiedi allo staff che aria tira dentro palazzo Chigi, la risposta è netta: «Tutto bene, il presidente ascolta, si confronta e poi decide. In queste ore sta decidendo molte cose. Del resto, per questo è stato scelto per guidare il governo della larga maggioranza».

Il dl Recovery riguarda in pratica tutti i ministeri: Turismo, Infrastrutture e mobilità, Transizione ecologica e Digitale, Sud e Coesione, Economia e Finanze, Istruzione, Università e ricerca, Pubblica amministrazione, Interno, Giustizia, Politiche Agricole. Si tratta di un gigantesco decreto Semplificazioni che dimostra come la macchina dello stato e delle amministrazioni locali si sia subito inceppata sotto la pressione del Pnrr. Le norme, si fa notare, “non hanno una scadenza” anche se sono legate nei fatti alla realizzazione del Pnrr. Possono vivere però anche dopo il 2026, data di consegna degli oltre duecento progetti del Pnrr. Il cuore del provvedimento è il rafforzamento della “Unità per la semplificazione e la regolamentazione” della presidenza del Consiglio dei ministri. Si chiamerà “Unità per la semplificazione”. Nata nel 2006, in questi anni non ha fatto molto parlare di sé. Il team ha il compito di invidiare le soluzioni per superare in tempi rapidi gli intoppi per cui non si può – ad esempio – affidare una gara, non si può aprire un cantiere o eseguire un collaudo.

Questo paese ha bisogno di una gigantesca semplificazione. Non è mai stato difficile fare la diagnosi. È sempre stato impossibile realizzare la cura. Nelle 45 pagine del testo ci sono ricette, e nuovi fondi, per tutti i ministeri. Il Turismo ha avuto 2,4 miliardi per «innalzare la capacità competitiva delle imprese e promuovere un’offerta turistica sostenibile, innovativa e digitalizzata». Il decreto prevede la possibilità di affidare la progettazione ed esecuzione dei lavori di realizzazione delle infrastrutture ferroviarie anche sulla base del progetto di fattibilità tecnica ed economica. Nello specifico, addio conferenze dei servizi lunghe mesi. «La conferenza di servizi – si spiega – è svolta in forma semplificata e la determinazione conclusiva della stessa approva il progetto, determina la dichiarazione di pubblica utilità dell’opera e tiene luogo dei pareri, nulla osta e autorizzazioni necessari per la localizzazione dell’opera, della conformità urbanistica e paesaggistica dell’intervento, della risoluzione delle interferenze e delle relative opere mitigatrici e compensative». Vuol dire quasi azzerare i tempi di approvazione e di esecuzione. Il decreto contiene una serie di riduzioni di vari passaggi procedurali. Stop, ad esempio, ai tempi infiniti delle Sovrintendenze archeologiche. Si legge infatti: «Ai fini della verifica preventiva dell’interesse archeologico il termine è ridotto a quarantacinque giorni».

Al Mef nasce il Comitato per la spending review presieduto dal Ragioniere generale dello Stato. Il Comitato in sé non è una grossa novità. Lo è invece il fatto che «opera in relazione alle linee guida stabilite dal Presidente del Consiglio e riferisce al Ministro dell’economia». Se il successo di una norma dipende da chi la realizza, diciamo che questa potrebbe avere buone possibilità di andare in porto. Sul fronte della riduzione dei tempi c’è anche il taglio dei tempi di alcune procedure: Via e Vas, le Valutazioni ambientali che precedono ogni progetto, passano da 90 a 45 giorni. Buone notizie anche per Napoli: la bonifica di Bagnoli – dopo trent’anni di nulla – sarà affidata al sindaco-commissario e beneficierà di tutte le semplificazioni del Pnrr. Con il via libera al decreto Recovery e al disegno di legge sulla disabilità – un alto capitolo del Pnrr che non riusciva a partire – il governo conta di raggiungere altri 8 obiettivi dei 51 previsti entro la fine dell’anno passando così a un totale di 21.

Altri importanti e di peso si aggiungeranno con il Consiglio dei ministri di oggi. L’abolizione di Quota 100 troverà risposta in una sintesi tra le gradualità proposte in queste ore da partiti e sindacati: Quota 102, 104, allargamento dell’Ape social ad altre categorie usuranti e di Opzione donna. È un’alleanza strana quella che vede sindacati e Lega nella difesa a oltranza di pensionati e pensionandi e non dei più giovani. Le ormai famose quote zero. Sul Reddito di cittadinanza, l’altra norme bandiera del governo Conte 1, sarà rifinanziato ma soprattutto per dare sostegno ai poveri. L’anno prossimo si vedrà. Ieri era prevalente l’ipotesi che dopo un solo rifiuto di un posto di lavoro, il disoccupato esce dalla protezione. Oggi sono tre. Infine il decreto Concorrenza, un’altra bomba che darà parecchi mal di pancia nelle municipalizzate e partecipate dei servizi essenziali. Sui rifiuti, ad esempio, finirà il monopolio di uno solo che fa tutto. Così come sui trasporti. Prepariamoci a scioperi e sabotaggi.

Giornalista originaria di Firenze laureata in letteratura italiana con 110 e lode. Vent'anni a Repubblica, nove a L'Unità.