Non ci sono problemi, al massimo una sana rivalità, e intanto continuano a punzecchiarsi se non a lanciarsi bordate. Marcell Jacobs e Filippo Tortu, i due fenomeni della velocità d’Italia, e quindi del Paese più veloce del mondo. Gli Azzurri dalle Olimpiadi di Tokyo sono tornati infatti con l’oro nei 100 metri di Jacobs e nella staffetta sui 400 metri di Patta-Jacobs-Desalu-Tortu. E proprio all’exploit di quest’ultimo si riferiva Jacobs in un’intervista a Sette de Il Corriere della Sera: “Voglio correre la quarta frazione, perché la gloria se la prende l’ultimo. Fino all’anno scorso il più forte era Filippo Tortu, quindi era giusto che l’onore toccasse a lui, ma adesso i ruoli si sono invertiti e chiederò di invertire anche le posizioni in pista”.

Niente male. Niente male anche per quello che aggiunge dopo. “Con lui c’è sana rivalità, benché ora il mio obiettivo sia battere i numeri uno al mondo. Ho 26 anni e voglio correre oltre i 30”. Jacobs non è più la stessa persona né lo stesso atleta dopo Tokyo. La sua vita è cambiata nel pomeriggio del primo agosto, quando alla fine dei 100 metri ha abbracciato Gianmarco Tamberi, che aveva appena vinto l’oro nel salto in alto. Due prime volte: un giorno che entrerà nella storia dello sport italiano. Husain Bolt gli ha scritto un messaggio per complimentarsi con lui.

Il velocista ha ripercorso la costruzione di quel successo, la sua vita, l’infanzia, il padre Lamont Marcell Jacobs che ha abbandonato la madre e lui quando era piccolo, il ruolo dell’allenatore Paolo Camossi e quello della sua mental coach Nicoletta Romanazzi. “Quando corri è come se avessi una corda attaccata alle caviglie. Per scioglierla dovrai fare una cosa che non ti piacerà per niente. Riallacciare con tuo padre”. E lui l’aveva quasi mandata a quel paese. Emozionanti i passaggi più intimi dell’intervista: quelli sulla mancanza del padre, e sull’inadeguatezza dello stesso atleta alla paternità – che ha tre figli, il primo dalla sua precedente relazione con Renata Erika e altri due con la compagna Nicole Daza – che riconosce i suoi errori. “Il mio bisnonno ha abbandonato il nonno, mio nonno mio padre, lui me: è una specie di tradizione di famiglia. Il primogenito deve sempre essere lasciato. Io dovrei spezzare il meccanismo, ma per ora non ci sono riuscito. Jeremy, il mio primo figlio, mi è capitato: ero un ragazzo e l’ho vissuto malissimo, come chi sta facendo una cosa per altruismo, ma controvoglia. Non vorrei essere stronzo come è stato mio padre, ma alla fine sostanzialmente sto facendo più o meno quello che ha fatto lui”.

Una lunga corsa, quella di Marcell Jacobs, molto oltre i 100 metri o i 400 metri della staffetta, ripercorsa nell’appassionante intervista. “A sette anni la prima gara con i compagni di scuola, chi vince dà un bacetto alla più bella della classe. Vinco io e da allora non mi hanno fatto più correre con loro …”. La passione per il calcio, la scuola calcio a Desenzano, il salto in lungo, il passaggio alla corsa, il successo mondiale. Jacobs ammette che ha sempre desiderato essere riconosciuto per strada, nessun’ansia né paura della fama.

E a questo punto si dirà che i giornalisti alimentano, attizzano, appiccano il fuoco. Sarà. Qui si era già scritto di come una rivalità accesa – sempre corretta, per l’amor di dio – tra due velocisti azzurri, ai vertici delle gerarchie mondiali dell’atletica, non possa che far bene a questo sport, appassionare gli italiani, avvicinare i più giovane, ispirare chiunque. Solo qualche settimana fa Tortu replicava così su Specchio alle parole dell’altro: “Pensavo la mia stima si fosse vista e capita. Sono rimasto un filo stupito, anche se aspetto di parlarne con lui. Non è successo nulla. Non ci sono questioni da chiarire. Da parte mia è tutto come prima e non c’è bisogno di rincorrerci”. Qui avevamo scritto che potrebbero diventare alla rivalità più grande di sempre, quella tra Coppi e Bartali.

Giornalista professionista. Ha frequentato studiato e si è laureato in lingue. Ha frequentato la Scuola di Giornalismo di Napoli del Suor Orsola Benincasa. Ha collaborato con l’agenzia di stampa AdnKronos. Ha scritto di sport, cultura, spettacoli.