È la fine del giallo, del mistero che dallo scorso 19 giugno è stato chiacchierato nei salotti e nelle chat, in particolare quelle romane. È di Massimo Bochicchio il corpo carbonizzato ritrovato quel giorno sulla Salaria dopo un incidente in sella alla sua moto, schiantatasi contro un muro e poi finita in fiamme.

Hanno dato esito positivo le analisi disposte dal pm della Procura di Roma Andrea Cusani, che aveva incaricato una genetista di comparare i campioni trovati sul luogo dell’incidente col materiale genetico prelevato dal fratello della vittima.

A quaranta giorni dalla morte del broker originario di Capua (Caserta), accusato di aver truffato i suoi clienti ‘Vip’ (in particolare nel mondo del calcio, come Antonio Conte, Marcello Lippi, Patrice Evra, Federico Pastorello) facendo scomparire il denaro che avevano investito, arriva un punto sulla questione dell’identità di quel corpo carbonizzato.

Un mistero dovuto all’irriconoscibilità del cadavere, completamente carbonizzato dopo l’esplosione della moto. I sospetti in realtà erano tutti su Bochicchio: sua la moto, suo il braccialetto elettronico utilizzato per poter uscire dagli arresti domiciliari quando autorizzato.

Ma a dare il là a teorie del complotto e fake news, come l’ipotesi di Bochicchio in fuga col ‘malloppo’ dopo aver simulato la sua morte in un incidente, c’erano stati i problemi col Dna del broker, mai acquisito al momento dell’arresto avvenuto l’8 luglio del 2021 a Giacarta. Una circostanza che aveva costretto gli inquirenti, convinti che fosse conservato nella Banca dati nazionale del Dna, presso la direzione centrale della Polizia Criminale del dipartimento della Pubblica Sicurezza, a chiedere una comparazione con quello del fratello Tommaso Bochicchio.

Oggi quindi il risultato, positivo, che dovrebbe mettere a tacere le teorie del complotto.

Redazione