Oltre trecento nomi, tra imputati, avvocati e parti lese. Per fare l’appello ci sono volute due ore e più. E poi la verifica delle notifiche, le eccezioni per quelle non andate a buon fine. E ancora, le costituzioni di parte civile, i primi stralci, le istanze dei difensori per chiedere termini e verificare gli atti della costituzione delle parti civili. Insomma, l’udienza preliminare sui pestaggi nel carcere di Santa Maria Capua Vetere è cominciata ieri nel caos dei grandi numeri che la caratterizzano.

Centootto imputati, duecento avvocati, centosettantotto parti lese. Nella storia giudiziaria più recente si ricorda solo il processo Spartacus sulla camorra casertana con simili numeri. Sicuramente, però, questo sui pestaggi in carcere è unico per quel che riguarda le accuse. È infatti la prima volta che si contesta il reato di tortura, introdotto nel nostro codice penale dal 2017. Le altre accuse vanno dall’abuso di autorità alle lesioni, falso in atto pubblico fino alla cooperazione, contestata a dodici degli imputati, nell’omicidio di Lakimi Hamine, il detenuto algerino morto in cella il 4 maggio 2020 a un mese dai pestaggi. La mattanza ci fu la sera del 6 aprile 2020.

«Una mattanza di Stato» l’ha definita il garante campano dei detenuti Samuele Ciambriello, che ieri era nell’aula bunker di Santa Maria Capua Vetere, con il suo avvocato Francesco Piccirillo, per chiedere di costituirsi parte civile. «Noi – sottolinea – chiediamo solo giustizia e verità, i processi servono a questo. Ringrazio il ministro Cartabia e il premier Draghi che quando in luglio vennero a Santa Maria Capua Vetere dissero che lo Stato non avrebbe dimenticato». Ieri all’udienza preliminare, al termine della quale bisognerà decidere sul rinvio a giudizio chiesto dalla Procura, era presente anche il Ministero della Giustizia che ha chiesto di costituirsi parte civile. Singolare circostanza: il Ministero potrebbe essere chiamato anche a rispondere come responsabile civile in questo processo. Per il resto, l’udienza è stata aggiornata all’11 gennaio per tutti gli imputati e al 18 successivo per i tre stralciati a causa di difetti di notifica. Cinquantasei fra i detenuti che il 6 aprile 2020 subirono i pestaggi hanno chiesto di costituirsi parte civile.

La richiesta è stata avanzata, oltre che dal garante campano e da quello nazionale, anche da Antigone, Il Carcere possibile, e associazioni che operano in difesa dei diritti dei detenuti. Le due aule bunker del carcere di Santa Maria Capua Vetere erano piene ieri. L’udienza si è svolta collegando telematicamente le due aule in modo da accogliere l’insolita e numerosissima platea. E, singolare coincidenza anche questa, l’udienza preliminare si è aperta a pochi metri dal luogo dove sono avvenuti i pestaggi al centro delle accuse. All’esterno dell’aula bunker c’era anche una piccola rappresentanza dei sindacati di polizia che chiedono di dotare gli agenti di webcam sulla divisa. E proprio tra sindacati e garanti si è consumata l’ultima polemica.

Perché se l’altro giorno i sindacati della penitenziaria avevano diffuso la notizia di proteste nel carcere sammaritano a causa di nuovi contagi, il garante campano Ciambriello e la garante di Caserta Emanuela Belcuore lo hanno smentito. «In mattinata siamo stati nel padiglione Tevere per verificare cosa fosse accaduto, il reparto ospita 132 detenuti. Abbiamo appurato che non c’è stata alcuna sommossa: quattro detenuti hanno provocato danni alla struttura, tre di loro subito dopo sono rientrati in cella, mentre uno di loro, con problemi psichici, ha continuato a protestare per l’isolamento sanitario e ha aggredito due agenti».

Napoletana, laureata in Economia e con un master in Marketing e Comunicazione, è giornalista professionista dal 2007. Per Il Riformista si occupa di giustizia ed economia. Esperta di cronaca nera e giudiziaria ha lavorato nella redazione del quotidiano Cronache di Napoli per poi collaborare con testate nazionali (Il Mattino, Il Sole 24 Ore) e agenzie di stampa (TMNews, Askanews).