Il Fatto Quotidiano “scalda” le rotative in vista delle elezioni del 2027.Primi riscontri al pentito: trema la politica al Nord. Il collaboratore Amico sentito dieci volte dai magistrati. Ha fatto nomi di Lega e FdI. Attesa per l’informativa degli investigatori”, il titolo ieri in apertura di pagina. Il riferimento è ad “Hydra”, la maxi inchiesta della Procura di Milano che ha ricostruito l’esistenza di un sistema di relazioni tra criminalità organizzata, affari e politica nel Nord Italia e che rischia ora di condizionare la prossima campagna elettorale. Il primo banco di prova sarà proprio Milano, dove la corsa a Palazzo Marino pare si stia già intrecciando con le ombre che emergono dal processo “Hydra”.

Negli ultimi giorni, l’attenzione si è concentrata sulle dichiarazioni di Gioacchino Amico, considerato dagli investigatori una figura chiave del cosiddetto “Consorzio” mafioso lombardo e oggi collaboratore di giustizia. Secondo quanto riportato dal ben informato Fatto Quotidiano, Amico sarebbe stato ascoltato in numerosi interrogatori e avrebbe fornito indicazioni su rapporti e contatti che coinvolgerebbero esponenti politici di diversi livelli istituzionali, dai piccoli comuni dell’hinterland fino ai vertici regionali e nazionali. La questione, tuttavia, presenta aspetti che alimentano molti interrogativi. Un verbale delle dichiarazioni di Amico, depositato nei giorni scorsi dagli inquirenti, conta complessivamente 135 pagine, ma oltre 100 risultano omissate. Una circostanza che inevitabilmente apre il campo alle interpretazioni. La parte consultabile è limitata e non consente di comprendere pienamente il quadro delle accuse, i nomi eventualmente coinvolti o il grado di riscontro raggiunto dagli investigatori.

È proprio questo elemento a rendere la vicenda particolarmente delicata sul piano politico. In assenza di un quadro completo, il dibattito pubblico rischia di svilupparsi più sulle indiscrezioni che sui fatti accertati. Secondo quanto trapela dagli ambienti investigativi, i magistrati avrebbero però già effettuato verifiche su una parte delle dichiarazioni del collaboratore, esaminando soprattutto i rapporti tra ambienti mafiosi e rappresentanti istituzionali riconducibili al centrodestra lombardo. Che nomi abbia fatto realmente Amico resta, almeno per ora, una delle principali incognite. È la domanda che attraversa i palazzi della politica regionale e che alimenta tensioni crescenti all’interno dei partiti. Non è un caso che l’attenzione si stia concentrando soprattutto su Lega e Fratelli d’Italia, forze che governano sia la Regione Lombardia sia numerose amministrazioni locali del territorio.

L’impatto politico potrebbe arrivare a Roma. Milano rappresenta infatti il principale laboratorio politico del Nord, e la futura competizione per il Comune avrà inevitabilmente un valore che va oltre i confini cittadini. Sarà il primo vero test elettorale in una fase in cui le inchieste sulla penetrazione mafiosa nell’economia lombarda stanno tornando al centro dell’attenzione pubblica. A surriscaldare il dibattito, è arrivata anche la diffusione nelle scorse settimane da parte della trasmissione Report, condotta su Rai3 da Sigfrido Ranucci, di una fotografia del 2019 che ritrae Amico accanto alla premier Giorgia Meloni durante un evento politico milanese. Un’immagine risalente a un periodo precedente alle contestazioni giudiziarie a carico di Amico e che, da sola, non dimostra alcun rapporto illecito. Tuttavia la sua comparsa proprio in questo momento ha immediatamente assunto una valenza politica. La questione non riguarda soltanto il contenuto della fotografia, ma soprattutto la sua tempistica. Chi ha deciso di renderla pubblica? Per quale motivo emerge proprio mentre il processo Hydra entra in una fase cruciale?

Nel frattempo resta aperto anche il capitolo relativo a Bernardo Pace, altro collaboratore di giustizia che avrebbe fornito informazioni sui rapporti tra criminalità organizzata e politica prima della sua morte in carcere. Anche in questo caso ci sono verbali coperti da omissis. Conoscendo come funziona il sistema della comunicazione, è ingenuo pensare che queste vicende non abbiano conseguenze politiche immediate. Nella percezione dell’opinione pubblica, infatti, il semplice affiorare di sospetti e ricostruzioni investigative è spesso sufficiente a influenzare il dibattito, soprattutto quando si parla di mafia e istituzioni. Per tale motivo, la prossima stagione elettorale lombarda rischia di svolgersi sotto il segno delle inchieste. Milano sarà il punto di partenza, ma il fenomeno potrebbe estendersi rapidamente. Ai partiti di centrodestra il compito di evitare che la campagna elettorale si trasformi in un processo mediatico permanente, togliendo così argomenti alle opposizioni e al Fatto Quotidiano.

Avatar photo

Giornalista professionista, romano, scrive di giustizia e carcere