Non sappiamo ancora se con l’anno appena cominciato sarà tre volte Natale e spariranno i troppo furbi. Certamente di questo passo rischia di sparire il M5s, almeno per come lo abbiamo conosciuto finora. Tra dimissioni natalizie ed espulsioni di Capodanno sono state vacanze problematiche per il partito del premier Giuseppe Conte. L’ex ministro dell’Istruzione, Lorenzo Fioramonti, dopo aver lasciato il M5s che a suo dire avrebbe perso “trasparenza” e “vocazione ambientalista”, è dato come king maker di un gruppo “contiano” alla Camera, una falange a sostegno del governo, lo stesso che ha appena abbandonato.

La formazione dovrebbe chiamarsi “Eco” (promessa ecologista?) e sarebbe una “scissione a sinistra”, dopo il mini esodo dei tre parlamentari ex grillini avvicinatisi, in modo diverso, alla Lega di Matteo Salvini. Il gruppo porterebbe avanti istanze ambientaliste e keynesiane, interlocutori naturali i parlamentari delusi di Pd, Leu e ovviamente di M5s, ma anche di Forza Italia, nella volontà di allargare la maggioranza del governo. Una sorta di “Responsabili 2.0”, alla sinistra di un Luigi Di Maio ancora accusato di guardare con nostalgia a Salvini. Un deputato amico di Fioramonti, ma che adesso non vuole aderire a “Eco”, ci dice che la macchina dell’ex ministro è in moto, con telefonate e proposte volanti tra un pandoro e una tombolata. Ma l’obiettivo delle 20 adesioni, cifra necessaria per costituire il gruppo alla Camera, è lontano.

Mentre al Senato non se ne sta ancora parlando. Più probabile la nascita di una componente dentro il Misto, di cui adesso Fioramonti fa parte. Adesso potrebbero seguirlo Nunzio Angiola, Gianluca Rospi, Roberto Cataldi, Andrea Vallascas, Massimiliano De Toma e Rachele Silvestri, ma anche diversi deputati già fuoriusciti. Intanto i grillini di sinistra sono preoccupati perché adesso si sentono orfani di un riferimento politico ma anche di un forte megafono nella sfida interna a Davide Casaleggio, avversario dell’ex ministro nella battaglia sulla trasparenza interna. E questo, il conflitto ormai permanente tra la Casaleggio Associati e una buona parte del gruppo parlamentare del Movimento, è un ulteriore elemento di frizione, riscontrabile anche nello “sciopero fiscale” di diversi eletti che si stanno rifiutando di restituire i rimborsi perché «poi non si sa cosa ci faranno con quei soldi», per dirla con una giovane deputata.

Ma l’ultimo incendio in casa Cinque Stelle ha la faccia e la voce di Gianluigi Paragone, il giornalista e senatore appena espulso dal Movimento per decisione dei probiviri. Decisivo il suo voto contrario alla legge di Bilancio, ma anche le numerose critiche al leader politico Luigi Di Maio e al nuovo corso del partito, accusato da Paragone di aver tradito programma elettorale e valori originari. Il dissidente attacca «l’ingiustizia arbitraria dei probiviri del nulla, guidati dal nulla», e annuncia ricorsi. Per lui il rumoroso sostegno di Di Battista che su Facebook loda Paragone, “più grillino di tanti”, e ricorda con nostalgia le battaglie comuni e il 33% alle elezioni. Contro l’espulsione anche l’ex ministra Barbara Lezzi. Ma i pensieri sono tutti per la coppia Di Battista-Paragone.

Un deputato pentastellato ci dice: «Qualunque sarà la prossima sfida di Gianluigi, Alessandro sarà con lui e viceversa. Sono i due mediaticamente più forti e pure molto stimati dalla base, specie da chi non ama le nostre posizioni recenti e il governo con il Pd. Da giorni si dice che possano anche uscire e fare un movimento nuovo insieme. Una roba antieuropeista e delle origini». Già qualcosa forse c’è se il deputato Giorgio Trizzino attacca: «Di Battista vuole demolire il Movimento».  Non pecca di chiarezza il senatore Mario Giarrusso che al Riformista dice: «Neanche in Corea del Nord fanno le epurazioni l’1 gennaio. Paragone ha squarciato un velo: abbiamo un enorme problema identitario, dobbiamo recuperare i nostri temi, siamo troppo subalterni al Pd». Il pasionario grillino non risparmia Di Maio che «troneggia sulle rovine del Movimento», Casaleggio e la piattaforma Rosseau: «Noi parlamentari quando avremmo deciso di farci dirigere dagli informatici?».

Giarrusso è lapidario pure su Beppe Grillo: «Non capisco se sta scavando una trincea o la nostra fossa». In questo clima bellico chissà se la coppia d’assalto Di Battista-Paragone è destinata a salvare il M5s o ad affossarlo.