La vittoria schiacciante in Sassonia-Anhalt
Non è tornato il nazismo, l’AfD deve governare in Germania così la sua propaganda finirà
Il malcontento ha fatto crescere Alternative für Deutschland, da forza marginale a primo partito Basta allarmismi: la democrazia tedesca torni a dare risposte concrete ai cittadini
La grande onda del voto antisistema ha travolto anche la Germania. Vi racconto il mio punto di vista su quello che sta accadendo in quella che è passata da “malato d’Europa” a “motore d’Europa” e oggi a “inquietudine d’Europa”. Frequento la Germania dal 2008 e ci vivo stabilmente dal 2014. Grazie ai tedeschi e al mio lavoro qui, ho portato Didacta in Italia, spin off della fiera della scuola del futuro più importante del mondo. Ho vissuto molti anni dell’era Merkel, quella che Tobias Piller su queste pagine ha definito “l’era della cuccagna”. Mutti ha rassicurato, tenuto insieme, coccolato, smussato e addormentato la Germania. Ha messo sotto il tappeto la necessità di grandi riforme strutturali e investimenti. Ma c’era il gas russo, Putin era sotto controllo, le esportazioni andavano a gonfie vele, la disoccupazione era bassissima. E non c’erano le guerre. I tedeschi sono mentalmente abituati ad andare nelle corsie, poco inclini agli imprevisti, e quelle corsie scorrevano lisce. Lei, la più autorevole leader del vecchio continente, guidava il motore d’Europa. I problemi dell’ex Germania dell’Est? Lei era una di loro, e non è poco avere una cancelliera dell’Est per sedici anni.
Le cose hanno cominciato a incrinarsi con il salvataggio della Grecia e la rigidità sul Patto di Stabilità. Nel 2013 nacque Alternative für Deutschland, per mano di economisti e ultraliberisti che misero in discussione l’Euro e l’Europa. Poi arrivò il 2015, la grande “imbarcata” di siriani al grido “ce la faremo”, e AfD venne invasa da figure estremiste e populiste critiche verso l’immigrazione, provenienti anche dalla CDU. Merkel investì molti soldi sull’integrazione. L’economia viaggiava, e il bubbone non era ancora scoppiato. Ma lenta e inesorabile cominciò l’ascesa di AfD, soprattutto ad Est. Nel 2021 Merkel non si ricandida. Per inerzia Scholz dell’SPD vince le elezioni paragonandosi a lei: farò quello che ha fatto lei. I tedeschi gli credono. Ma poi viene giù tutto. Comincia la guerra in Ucraina, vengono chiusi i bocchettoni del gas russo e comincia la tragedia dell’economia più energivora d’Europa. Il governo Scholz con SPD, Verdi e liberali, tranne Robert Habeck che ha provato a trovare fonti alternative in giro per il mondo, è stato disastroso, non all’altezza del cataclisma, con un cancelliere grigio, poco autorevole e incapace di guidare un governo litigioso. Alla botta dell’energia si aggiunse quella del Green Deal ideologico, della crisi dell’automotive, e la frittata tedesca era pronta. Cresceva il malcontento e cresceva AfD. Scholz cade in anticipo, si va alle elezioni e arriva Merz, CDU, sempre con l’SPD al governo: l’ennesima Große Koalition che di grosso ormai ha solo il nome, non i numeri.
AfD alle elezioni nazionali del 2025 prende il 20,8%, secondo partito. Nel frattempo le guerre sono aumentate, la Cina ha salutato la Germania, è arrivato Trump coi dazi, il Medio Oriente, lo Stretto di Hormuz, e i problemi si sono fatti stringenti. Di rilanciare l’economia, sostenere il ceto medio impoverito, mettere a posto il welfare troppo generoso con i migranti e sempre meno con i cittadini tedeschi, non si parla. Merz e il suo vice Lars Klingbeil, SPD, sembrano vivere sulla luna. Merz se la prende con tutti: mancano i bambini, poi se la prende anche con loro. Intanto qualcosa nel meccanismo di integrazione si inceppa, aumentano gli attentati e la violenza di chi non si integra. AfD cresce inesorabilmente e diventa il primo partito nei sondaggi. Nell’Est cresce ancora di più, fino al 43,8% di domenica in Sachsen-Anhalt, più del doppio del 2021. Non è più un voto marginale: nelle fasce centrali della popolazione in età lavorativa, AfD arriva o supera il 50%, e tra gli operai raggiunge percentuali ancora più alte. È una regione con poco più di 2 milioni di abitanti, dalla quale sono fuggiti giovani e donne, che si spopola ed è impaurita. Dalla crisi economica, dagli immigrati che, anche se sono pochi, in una regione spopolata si vedono di più, dalle guerre e dalla Russia. E c’è un risentimento nei confronti della Germania dell’Ovest: molti si sentono cittadini di serie B, mal considerati e abbandonati. Molti conservano anche il ricordo di una DDR che pensava a tutto, rimuovendo ciò che quel sistema significava in termini di libertà. Niente di meglio per un partito populista e identitario come AfD. Hanno bisogno di riscatto e sono disposti a credere alle brutture che gli propone l’ultradestra, come se uscire dall’Euro, riprendere a comprare gas russo, cacciare i migranti in una regione dove manca forza lavoro risolvesse i loro problemi.
C’è poi una questione storica più profonda. La DDR costruì la propria identità ufficiale sull’antifascismo, attribuendo alla Germania occidentale la continuità con il passato nazista. L’elaborazione collettiva delle responsabilità del nazismo seguì quindi un percorso molto diverso da quello della Repubblica federale. Questo aiuta a capire perché alcuni temi radicali di AfD possano trovare nell’Est un terreno diverso. Quando esponenti del partito parlano di scrollarsi di dosso la cultura della colpa legata al nazismo o mettono in discussione la politica della memoria, il tabù non funziona necessariamente come ha funzionato per decenni nella Germania occidentale. Hanno vissuto sotto un regime, non lo dimentichiamo. E hanno portato AfD ad essere una Volkspartei, un partito del popolo come erano CDU ed SPD. AfD gioca su questo sentiment e, mentre è giustamente accusata di porsi fuori dai princìpi costituzionali, sfrutta anche gli spazi di una democrazia liberale che fatica a proteggersi dai suoi “nemici”.
Ora siamo a questo punto. Quello che eviterei di fare in Italia, se si vuole capire e imparare, è dire che è tornato il nazismo. Troppo esagerato e troppo semplice. Sappiamo che in un mondo scombussolato i partiti populisti e antisistema possono attecchire. Un antisistema che, nel caso di AfD, ha anche tratti eversivi. La domanda che dobbiamo porci tutti, e soprattutto il governo tedesco terremotato da queste elezioni, è come reagire: come dare risposte adeguate, concentrarsi sulle sofferenze reali dei cittadini dell’Est e dell’Ovest, senza l’arroganza di Merz e del suo governo. Investire, investire, investire. Spendere soldi e farla finita con la rigidità tedesca che ha portato tanta gente nelle braccia di AfD. I tedeschi di fronte a un muro ci sbattono contro, noi cerchiamo di aggirarlo. Non possono continuare a prendere a capocciate AfD: devono dimostrare che le democrazie liberali hanno la forza di difendersi, anche cambiando rotta. Non sono più il “motore d’Europa”, abbiano un po’ di umiltà. E ora AfD governi. Perché tra raccogliere la rabbia e governare la realtà c’è un fossato profondo. E la propaganda, quando incontra la realtà, spesso finisce.
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