Assolti perché il fatto non sussiste. Nunzia De Girolamo e altre 7 persone sono state assolte nell’ambito del processo a loro carico, con l’accusa di associazione a delinquere per la gestione delle nomine nella sanità pubblica di Benevento. La procura sannita aveva chiesto per la De Girolamo 8 anni e 3 mesi di reclusione. Secondo la tesi, la De Girolamo avrebbe fatto parte di un direttorio, in grado di condizionare le nomine ai vertici delle Asl e pilotare gli appalti per raccogliere consenti. Al termine di 3 ore di camera di consiglio, il tribunale ha assolto gli 8 imputati.

Oltre a De Girolamo, ex ministro dell’Agricoltura e moglie dell’attuale ministro per gli Affari Regionali Francesco Boccia, sono stati assolti gli ex collaboratori Luigi Barone e Giacomo Papa, per i quali erano stati chiesti 6 anni e 9 mesi, l’ex direttore dell’Asl Michele Rossi, per il quale erano stati chiesti 6 anni e 9 mesi, l’ex direttore amministrativo Felice Pisapia per lui una richiesta di 3 anni e 4 mesi, l’ex direttore sanitario Gelsomino Ventucci (per il quale erano stati chiesti 2 anni e 3 mesi, l’ex responsabile del budgeting Arnaldo Falato (richiesta 2 anni e 8 mesi) e il sindaco di Airola Michele Napoletano, per il quale la Procura aveva chiesto l’assoluzione.

LA REAZIONE DI NUNZIA DE GIROLAMO – L’ex ministro dopo la sentenza di assoluzione ha commentato con LaPresse l’esito del processo: “Non ho mai temuto la magistratura, ma la cattiveria delle persone che mi hanno circondato in questi anni. Oggi la magistratura giudicante di tre donne, mi ha restituito fiducia, e voglia di combattere per battaglie giuste”.

De Girolamo, assolta con formula piena, ha ringraziato gli avvocati e la famiglia “ma soprattutto il sorriso di mia figlia che mi ha aiutato a non aprire mai la finestra della disperazione”. “Tante persone subiscono processi ingiusti e prima di distruggere la vita di un personaggio pubblico bisognerebbe essere più cauti”, ha aggiunto l’ex ministro.

“Oggi ha vinto la giustizia,  io ho solo perso 7 anni di serenità. Mi sono dimessa da ministro, pur non essendo indagata, per difendere la mia dignità. L’ho fatto sempre nel processo e non dal processo. Oggi le tre donne del Collegio mi restituiscono fiducia e voglia di continuare a combattere per le cose giuste”, ha commentato ancora la De Girolamo.

Redazione