Sale, nell’arco di 24 ore, di un punto percentuale, dopo oltre settimane di stabilità, il dato dei posti nelle terapie intensive occupati da pazienti contagiati dal covid-19 in Italia. È al 3%, lo stesso dato che si registrava esattamente un anno fa, quando però viaggiava una variante molto meno contagiosa. Il dato è riportato dall’Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali (Agenas) e non segnala alcun allarme.

A causare la nuova ondata di contagi le sottovarianti Omicron BA.4 e BA.5. La curva dei contagi è in risalita a partire da inizio giugno. Secondo l’ultimo report dell’Ecdc le due varianti diventeranno dominanti in tutta l’Unione Europea. La nuova ondata di contagi è sicuramente legata alla maggiore contagiosità delle varianti, a un calo dell’efficacia nella protezione offerta dai vaccini, le riaperture, l’abbandono delle mascherine, il ritorno a una normalità senza restrizioni.

La percentuale di ricoverati resta comunque in tutta Italia, e anche nelle Regioni, ben al di sotto del livello di allerta. L’occupazione dei posti nelle terapie intensive da parte di pazienti con Covid-19, cresce nella Provincia Autonoma di Bolzano (2%) e Piemonte (2%) mentre cala in Lazio (6%) e Molise (3%). È invece stabile in 15 regioni o province autonome: Abruzzo (al 2%), Basilicata (1%), Calabria (3%), Campania (4%), Emilia Romagna (3%), Friuli Venezia Giulia (5%), Liguria (2%), Lombardia (1%), Marche (1%), Puglia (2%), Sardegna (3%), Sicilia (3%), Toscana (2%), Umbria (2%) e Veneto (2%). Non è disponibile la variazione nella Provincia Autonoma di Trento e Valle d’Aosta.

Resta obbligatorio l’uso della mascherina Ffp2 fino al 30 settembre per viaggiare in treno, nave o sui trasporti pubblici. Nessun obbligo sugli aerei come nessun obbligo orma di esibire più il Green Pass fatta eccezione per sanitari e dipendenti esterni delle Rsa. Giovedì si riunirà il tavolo tecnico al ministero del Lavoro per decidere se prorogare l’ordinanza sulla mascherina per i lavoratori del settore privato.

Uno studio pubblicato nei giorni scorsi su Science Immunology da un team internazionale a cui hanno partecipato l’Asst Spedali Civili di Brescia, l’Irccs Policlinico San Matteo di Pavia, l’Irccs Ospedale Bambino Gesù di Roma e l’Università di Roma Tor Vergata ha individuato in anticorpi cosiddetti “impazziti” già presenti prima dell’infezione e della vaccinazione che vanno a indebolire la risposta immunitaria innata contro il virus.

“Questa è la prima volta che si spiega perché alcuni vaccinati finiscono in terapia intensiva”, aveva commentato il genetista Giuseppe Novelli dell’Università di Roma Tor Vergata, tra gli autori dello studio. “Il risultato ottenuto conferma ed estende i nostri precedenti studi, che avevano evidenziato la presenza di auto-anticorpi in grado di neutralizzare alte concentrazioni di interferone di tipo I in almeno il 10% delle persone non vaccinate con polmonite critica da Covid-19″.

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Giornalista. Ha studiato Scienze della Comunicazione. Specializzazione in editoria. Scrive principalmente di cronaca, spettacoli e sport occasionalmente. Appassionato di televisione e teatro.