Mentre la pandemia corre, l’attenzione è concentrata sui vaccini e aumenta in Europa la preoccupazione per le nuove varianti del coronavirus. Dopo che il centro europeo Ecdc ha avvertito della necessità di misure “più rigide” e dello stop ai viaggi “non essenziali”, e dopo la riunione dei leader dell’Ue in cui è stato concordato di mantenere i confini aperti ma valutato che restrizioni più rigide possano essere necessarie, arrivano altre misure nei singoli Paesi.

Il Portogallo ferma i voli di collegamento con il Regno Unito, imputando alla nuova variante qui individuata il boom dei contagi. Una settimana fa Londra aveva fatto lo stesso con il Portogallo, per evitare di importare la variante individuata in Brasile. Il Belgio, invece, ha stabilito il divieto ai viaggi non essenziali da e per l’estero fino al 1 marzo, oltre ad altre misure, mentre la Francia ha imposto da giovedì notte restrizioni più rigide ai viaggi, chiedendo esiti di un test.

La Germania ha dichiarato 20 nazioni ad “alto rischio”, tra cui Usa, Spagna e Portogallo, mentre ha rilevato nel suo territorio anche la variante scoperta in Brasile (aveva già individuato quelle riferite a Regno Unito e Sudafrica). Nel frattempo il Paese ha superato la soglia dei 50mila decessi, un numero relativamente basso se comparato ad altre nazioni, ma nelle ultime settimane il tasso di contagio e dei decessi è significativamente aumentato.

Drammatica la situazione anche nelle Americhe, dove il Messico va verso i 150mila morti e il Brasile in alcune aree è alle prese con drammatiche carenze di ossigeno e ospedali sovraffollati. Il maggior numero di decessi registrati nel mondo è degli Usa (411mila con 24,6 milioni di casi), seguiti dal Brasile (214mila con 8,6 milioni di casi), dall’India (153mila e 10,6 milioni), poi dal Messico (146mila e 1,7 milioni).

Nel frattempo, continua la corsa ai vaccini. AstraZeneca ha fatto sapere che le prima quantità consegnate nell’Ue saranno inferiori al previsto, a causa di un problema tecnico, ma ha garantito che “milioni di dosi saranno consegnate a febbraio e marzo”. Intanto, la Commissione europea cerca chiarimenti da Pfizer per capire se ci saranno ulteriori ritardi nelle consegne, la prossima settimana. Solo 24 ore prima, l’esecutivo comunitario aveva rassicurato che i rallentamenti non si sarebbero ripetuti.

In Europa, infatti, varie campagne di vaccinazione sono state rallentate o sospese per la carenza di dosi del farmaco Pfizer/BioNTech, tra cui in Italia, Germania, Polonia e Spagna. E mentre i Paesi ricchi si sono accaparrati la gran maggior parte dei vaccini, sempre Pfizer ha annunciato la fornitura di 40 milioni di dosi al programma Covax, destinato a rendere la vaccinazione accessibile ai Paesi poveri o in via di sviluppo. Le dosi saranno fornite nel 2021 a un prezzo non rivelato, ma “senza guadagno”, ha dichiarato la compagnia. Si tratta tuttavia di una quantità ben inferiore all’obiettivo di Covax, destinato a vaccinare miliardi d persone.

Redazione