Piange a dirotto e strilla Valeria, una dei piccoli di casa Vitale. Ha solo un anno e mezzo e non vuole lasciare il luogo dove vive da quando è nata. “Ci buttano giù la nostra casa, non voglio”, piange e si dispera la piccola. La casa della famiglia Vitale a Napoli, quartiere Pianura in via Corelli si trova infatti su un terreno sottoposto a vincolo paesaggistico. La casa è stata costruita lì 27 anni fa insieme ad altre che oggi puntellano tutta la zona. Poi circa tre anni fa sono arrivati gli avvisi dal Tribunale: quelle case vanno demolite perchè sono abusive. E così è iniziata la lunga battaglia giudiziaria della famiglia tra sentenze e ricorsi che è terminata con la comunicazione dell’imminente sgombero dell’abitazione.

“Questa casa è stata costruita 27 anni fa – racconta Massimo Vitale, uno degli abitanti – ci abitiamo in sei adulti, due bambini piccoli e ci sono anche due donne incinte. Ci vogliono mandare via in un momento drammatico come la pandemia, non sappiamo dove andare e cosa fare”. A questo si aggiunge la beffa dell’autodemolizione: “Se lo Stato ti butta giù la casa, poi devi pagare anche la demolizione e lo smaltimento per un costo che supera i 180mila euro – racconta Emanuela Vitalema se lo fai di tua iniziativa con una ditta chiamata privatamente l’operazione costa la metà. Così ti costringono ad autodemolirti. Una vera oscenità”.

Il problema nella zona è diffuso perché l’insistenza del vincolo paesaggistico ha messo nella stessa situazione molte famiglie. Negli ultimi 50 anni il quartiere di Pianura ha cambiato totalmente volto. “Nessuno mette mano a cambiare questi vincoli – continua Emanuela – Ormai pianura è centro urbanizzato, non più terreno agricolo. Abbiamo più scuole qui che a Fuorigrotta, siamo oltre 100mila abitanti. Che terreno agricolo è? Secondo quel vincolo il 98% delle case è abusivo. Le buttiamo tutte giù?”.

“Quando mio padre ha costruito la casa 27 anni fa il Comune ha concesso licenza fognaria, edilizia, ci ha anche chiesto di partecipare alla richiesta di pratica di condono tanto è vero che mio padre pagò i famosi 30 milioni per la pratica. E oggi ci sfrattano e il Comune non ci dà manco un alternativa a noi e a tutte le famiglie che stanno subendo tutto questo”, continua Emanuela disperata all’idea di perdere la sua casa.

E lancia l’appello al sindaco Luigi de Magistris: “Siamo noi il suo popolo, sono tantissime le famiglie che si trovano nella nostra stessa situazione. Solo nella zona Flegrea devono essere demoliti 65mila immobili. Come pensa il sindaco di aiutare i suoi napoletani? Dove andranno tutti nel frattempo in un momento di crisi economica e sanitaria come questo? Come aiuterete il popolo visto che il vostro ruolo è quello?”

Giornalista professionista e videomaker, ha iniziato nel 2006 a scrivere su varie testate nazionali e locali occupandosi di cronaca, cultura e tecnologia. Ha frequentato la Scuola di Giornalismo di Napoli del Suor Orsola Benincasa. Tra le varie testate con cui ha collaborato il Roma, l’agenzia di stampa AdnKronos, Repubblica.it, l’agenzia di stampa OmniNapoli, Canale 21 e Il Mattino di Napoli. Orgogliosamente napoletana, si occupa per lo più video e videoreportage. E’ autrice del documentario “Lo Sfizzicariello – storie di riscatto dal disagio mentale”, menzione speciale al Napoli Film Festival.