Il numero dei contagi in Campania nelle ultime settimane aveva lievemente ripreso a salire, superando il livello 1 dell’indice Rt che ha cominciato a far preoccupare. Si tratta di un metro di misura per indicare quanti contagi può causare un singolo infetto. Più è alto il numero e più è preoccupante. Attualmente la Campania è a livello 1,44 dell’indice Rt, più o meno in linea con il resto del paese. Bolzano (1,07), di Trento (1,34), della Sicilia (1,55) e Rt superiore all’1: Emilia Romagna (1,08), Lazio (1,04), Liguria (1,25) e Veneto (1,66). In Italia è il Veneto, con un valore di 1.66 l’indice Rt più alto. Seguono la Sicilia (1.55), la Campania (1.44), entrambe la scorsa settimana sotto il valore soglia di 1. La Lombardia e il Piemonte invece si attestano ad un valore inferiore: 0.96 per la prima e 0.87 per la seconda.

Mettendo a confronto i dati di Campania e Lombardia è evidente che se una regione ha un indice Rt alto non è preoccupante: il contagiato campano ha semplicemente più possibilità di trasmetterlo a qualcun altro per una serie di motivi indipendenti dal numero di contagi. Tra questi probabilmente anche la potenza attrattiva a livello turistico di una regione come la Campania. Arrivano più turisti da più regioni d’Italia e così aumenta il rischio di contagio. Poi ci sono tutti i ricongiungimenti familiari di chi vive e lavora a Nord ma è originario del Sud.

Non a caso negli ultimi giorni il virus è proliferato in zone come il Cilento, amata località vacanziera, d’inverno semi deserto, d’estate ripopolato da tutti quelli che tornano alle terre d’origine. A Nola invece ci sono stati contagi in ambiente di lavoro che hanno portato alla chiusura precauzionale di un calzaturificio e di una fabbrica di infissi, ieri erano stati rilevati due positivi e messe in isolamento 55 persone.