Scoppia la polemica sulla nuova caccia all’orso. Lo scontro questa volta è tra la Provincia autonoma di Trento e il ministro della Salute Sergio Costa. Al centro del caso il plantigrado che ha aggredito due persone, padre e figlio, sul Monte Peller, in Val di Non. La provincia ha emesso un’ordinanza per l’abbattimento dell’animale. Il titolare del dicastero ha invece espresso parere contrario alla misura della provincia autonoma. E nel frattempo si erano già alzate le voci delle associazioni ambientaliste e animaliste.

Tutto è cominciato lunedì 22 giugno. Quando un uomo di 59 anni e il figlio di 28 si sono imbattuti in un orso in località Torosi. L’uomo, che ha provato a difendere il figlio dall’animale, ha riportato una brutta ferita a una gamba e altre in diverse parti del corpo. Il giorno dopo il presidente della Provincia autonoma di Trento, Maurizio Fugatti (della Lega), ha annunciato la firma dell’ordinanza per l’abbattimento dell’orso, del quale non si conosce sesso o altre informazioni. A permettere la disposizione è la lettera k del piano Pacobace. La Forestale ha assicurato un presidio sul territorio e al laboratorio della Fondazione Mach, a San Michele all’Adige, sono stati mandati gli abiti delle persone ferite per identificare l’animale attraverso l’esame del Dna.

Fugatti aveva comunque anticipato di voler confrontarsi con il ministro dell’Ambiente Sergio Costa, il quale ha fatto sapere oggi di voler impugnare l’ordinanza. “Solo dopo aver raccolto informazioni scientifiche certe sull’animale coinvolto nell’incidente ai due cittadini si potranno valutare soluzioni tecniche che, a mio parere, non devono tradursi nell’abbattimento“, ha scritto in una lettera al presidente della Provincia il ministro. Quella dell’abbattimento è per Costa “una decisione impulsiva che non favorisce un’analisi degli elementi di contesto e aggrava lo scontro pubblico, già non semplice da gestire, sulla convivenza tra uomo e fauna selvatica negli ambienti alpini”.

Costa, esprimendo solidarietà alle persone aggredite e alla comunità, ha confermato la disponibilità al dialogo e a valutare un Piano di gestione anche per l’orso bruno. In Trentino sono presenti tra gli 82 e i 93 esemplari di orsi, ai quali vanno aggiunti nuovi cuccioli. “Comprendo la preoccupazione della cittadinanza – ha spiegato il titolare del dicastero – ma ritengo necessario ricostruire bene l’accaduto attraverso una dettagliata relazione tecnica, considerato anche che questi episodi sono estremamente rari in Italia”.  Per Costa è opportuno che si individui con certezza l’esemplare protagonista del caso. Qualora dovesse trattarsi di una femmina con cuccioli si potrebbe fornire una plausibile interpretazione etologica dell’episodio.

Immediate le reazioni delle associazioni ambientaliste e animaliste. Il WWF ha diffidato la Provincia di Trento. Come ha fatto anche Animalisti Italiani Onlus in una nota: “Il nostro pensiero non può non andare anche all’orso M-49 Papillon, letteralmente perseguitato dalla Provincia di Trento che dimostra ancora una volta di conoscere solo metodi repressivi e violenti. Già allora Fugatti non aveva ascoltato persino il Ministro dell’Ambiente Costa che si era apertamente schierato a favore della libertà dell’animale. La storia continua a ripetersi così come era stato in precedenza per gli orsi Daniza e Kj2“. Altro commento contrario all’abbattimento è stato quello espresso da Legambiente: “Occorre fermare questa escalation assurda anche perché la reintroduzione dell’orso in Trentino è stata pagata da tutti i cittadini italiani ed europei e il presidente della provincia di Trento non può decidere l’eliminazione degli orsi, uno dopo l’altro. Da Roma ci aspettiamo che arrivi un segnale importante per evitare una nuova e insensata condanna a morte come già successo in passato per la vicenda di Daniza”, ha dichiarato Antonio Nicoletti, Responsabile nazionale aree protette e biodiversità di Legambiente. L’associazione ha dato mandato ai suoi legali di denunciare il presidente pro tempore della provincia di Trento per i reati previsti dall’art.56 del codice penale (delitto tentato) e dall’art. 544 bis codice penale (uccisione senza necessità)”.