La riforma della prescrizione potrebbe creare “un significativo incremento del carico penale (vicino al 50%) che difficilmente potrebbe essere trattato“. A lanciare l’allarme è il presidente della Corte di Cassazione, Giovanni Mammone, nella sua relazione per l’inaugurazione dell’Anno giudiziario. Secondo la suprema Corte “si prospetta un incremento del carico di lavoro della Cassazione di circa 20.000-25.000 processi per anno, corrispondente al quantitativo medio dei procedimenti che negli ultimi anni si è estinto per prescrizione in secondo grado“. Un peso lavorativo che secondo Mammone avrà vari effetti, ancora di difficile definizione, con “le vittime del reato che vedrebbero inoltre prolungarsi i tempi della risposta di giustizia e del risarcimento del danno patito“. Pertanto, insiste il presidente, “risulta necessario porre allo studio e attuare le più opportune soluzioni normative, strutturali e organizzative tali da scongiurare la prevedibile crisi che ne deriverebbe al giudizio di legittimità” auspicando “che intervengano concrete misure legislative in grado di accelerare il processo, in quanto ferma è la convinzione che sia la conformazione stessa del giudizio penale a dilatare oltremodo i tempi processuali”.

LA RICHIESTA DI ‘CONTRAPPESI’ – Un giudizio che se non stronca la riforma, ne richiede con forza dei contrappesi, per evitare un collasso del sistema giustizia. Anche il procuratore generale del Palazzaccio, Giovanni Salvi, sottolinea: “Finché la prescrizione sarà, non un evento eccezionale causato dall’inerzia della giurisdizione, ma un obbiettivo da perseguire, nessun rito alternativo sarà appetibile“. Il Pg della Cassazione ribadisce che “la prescrizione è un istituto di garanzia correlato all’inerzia dei pubblici poteri e alle loro inefficienze, a presidio del diritto all’oblio. Questo diritto non è assoluto e non è senza bilanciamenti“. Dunque è “necessario operare per respingere gli effetti negativi di una prescrizione che giunge mentre è intenso lo sforzo di accertamento della responsabilità, preservando al contempo il valore di garanzia dell’istituto“.

BONAFEDE TIRA DRITTO – Nonostante gli alert lanciati dalla Corte il guardasilli Alfonso Bonafede tira dritto: “È noto a tutti che esistono divergenze, soprattutto per quanto concerne il nuovo regime della Prescrizione entrato in vigore dal 1 gennaio 2020, che io considero, personalmente, una conquista di civiltà“. Sulla riforma, il ministro però non nega “un confronto serrato all’interno della maggioranza per superare le divergenze“, ma nello stesso tempo conferma la volontà e l’impegno affinché si arrivi a una efficente riforma del processo penale che consegni “ai cittadini un processo idoneo a rispondere alle loro istanze di giustizia, garantendo tempi certi ed eliminando ogni spazio di impunità“.

LE REAZIONI POLITICHE – Una posizione che acuisce ancora di più le divergenze nel governo giallorosso con Andrea Marcucci (Pd) che invita Bonafede a riflettere “sull’allarme del presidente della Cassazione Mammone. Il blocco della Prescrizione potrebbe mandare in crisi intero sistema della giustizia. Occorre intervenire presto e bene“. “La riforma Bonafede è un obbrobrio giuridico che trasforma i cittadini in ostaggi a vita dei pubblici ministeri” tuona Mara Carfagna che annuncia: “Se non sarà il Parlamento ad abolirla, Voce Libera raccoglierà le firme per promuovere il referendum e cancellarla così una volta per tutte“. A farle eco Enrico Costa, collega di Forza Italia, che accusa il guardasigilli: “Ha sbandierato lo stop alla Prescrizione come una ‘conquista di civilta”. Dichiarazioni che suonano come un pugno in faccia a quella parte della maggioranza che a quella riforma si è opposta ed ha chiesto che non entrasse in vigore o che venisse cambiata.