È permesso criticare un magistrato? Sì, ma non è permesso delegittimare. Che vuol dire delegittimare? Vuol dire criticare. Cioè far notare i suoi errori, o i suoi difetti. Quindi che differenza c’è tra critica e delegittimazione? La critica è libera e può essere rivolta a tutti gli esseri umani, soprattutto ai politici. Quando la critica è rivolta ai magistrati (anzi: ad alcuni magistrati, un’altra volta vediamo bene quali) diventa delegittimazione: e allora ti stango. E se chi critica un magistrato è anche lui un magistrato? Peggio, perché non solo delegittima ma viola l’altra regola sacra che è quella secondo la quale mai un membro della casta può ferire un altro membro della casta.

Così il povero Otello Lupacchini, ex Procuratore generale di Catanzaro, che aveva osato criticare il dottor Gratteri per la spettacolarità della sua retata anti ‘ndrangheta (più di 300 arresti e, nei primi giorni, più di 140 scarcerazioni da parte del Tribunale delle libertà), è stato letteralmente messo al muro, con una velocità assolutamente inedita, dal Csm, che ormai funziona pochino pochino come organismo di governo della giustizia ma è formidabile nel suo lavoro di guardaspalle dei membri del partito dei Pm. Lupacchini in quattro e quattr’otto , su richiesta del ministro in persona, è stato processato, condannato, degradato sul campo e mandato in punizione a 1000 chilometri dalla attuale sede del suo lavoro. E gli è stato anche tolto il diritto di pronunciare sabato prossimo il discorso di inaugurazione dell’anno giudiziario, che aveva già preparato e pare fosse critico. Lo hanno trattato, più o meno, come si faceva con un disertore del Carso, durante la grande guerra. Per fortuna non c’è più la pena della fucilazione alla schiena con gli occhi bendati.

Vi risulta che qualcuno, in magistratura, abbia mosso un dito per difendere il dottor Lupacchini? Se avete qualche notizia, non dico di rivolta ma di garbato dissenso, fatemela sapere.

Poi c’è Davigo. Che imperversa sui social per un film comico che ha girato (copiando il  testo al suo ex collega Bruno Tinti, ma senza citare la fonte) in verità molto divertente ma non altrettanto compatibile con il suo incarico di membro del Csm. Davigo nel filmetto è bravissimo, molto più bravo, secondo me, di Flavio Insinna, solo un po’ più greve, anche perché non so se sia giusto sbellicarsi dalle risate – dicendo diverse imprecisioni – di fronte al fenomeno della violenza sulle donne. Ma non è di questo che voglio parlare. Ognuno vive la propria immagine come gli va, e i livelli di eleganza non sono obbligatori. Voglio parlare invece del putiferio che è successo sull’asse Milano-Roma per l’apertura dell’anno giudiziario. È successo che a Milano l’anno giudiziario sarà aperto, oltre che dal presidente della Corte d’appello e dal Procuratore generale, anche da Piercamillo Davigo, in rappresentanza del Csm, e dal ministro Bonafede. Cioè da due esponenti di punta del partito dei Pm (Bonafede è considerato un Pm aggiunto, fortunatamente fuori dal ciclo produttivo…) tra i più feroci nel chiedere la riduzione ai minimi termini dei diritti della difesa. La lotta di Davigo e Bonafede contro gli avvocati nei giorni scorsi si è intensificata, Davigo ha pubblicato sul suo giornale, Il Fatto Quotidiano, una paginata intera di proposte di destrutturazione del processo, che francamente non si capisce proprio come possano essere considerate compatibili con il suo ruolo di autorità sopra le parti, che dovrebbe essere il ruolo che spetta a un consigliere del Csm.