I colloqui con Intesa Sanpaolo per il prestito da 6,3 miliardi di euro con garanzia Sace per l’80% dell’importo e contro-garanzia dello Stato “sono in corso”. Parola di John Elkann, presidente di Exor, la holding che controllo Fca, nel corso della conference call con gli analisti successiva all’assemblea dei soci dell’ex gruppo Fiat. Ma Elkann ha confermato soprattutto il maxi dividendo straordinario da 5,5 miliardi per i soci Fca, di cui 1,6 miliardi destinati agli Agnelli come compensazione per la fusione con i francesi di Psa. Elkann ha definito i termini dell’accordoscritti nella pietra”, con l’obiettivo di arrivare alla fusione entro il primo trimestre 2021.

Sulla garanzia statale al prestito per Fca nei giorni scorsi si era aperta una ‘guerra politica’ aperta dalle parole del vicesegretario del Pd Andrea Orlando, che aveva avanzato dubbi sull’opportunità della richiesta da parte di un gruppo industriale che ha in Olanda la sede fiscale e a Londra quella legale. Per l’ex ministro della Giustizia infatti “un’impresa che chiede ingenti finanziamenti allo Stato italiano riporta la sede in Italia”.

A sorpresa erano arrivate le pesanti critiche anche di Carlo Calenda, l’ex ministro dello Sviluppo Economico che certamente non può essere iscritto nel partito degli “antiliberali”. In alcuni punti Calenda aveva smontato l’operazione degli Elkann: “FCA non ha mai rispettato il piano degli investimenti previsto per l’Italia; avrebbe la liquidità per sostenere il gruppo ma la tiene nella capogruppo per distribuire un maxi dividendo pre fusione PSA: quel maxi dividendo non verrà tassato; nessuna casa automobilistica UE tranne Nissan/Renault ha sede fuori dal proprio paese; il programma Sace ha rilasciato 6 garanzie per 40 milioni. Ci sono migliaia di imprese con sede in Italia che aspettano”.

E commentando la scelta di John Elkann di ‘tirare dritto’ con la maxi cedola, Calenda ha ribadito la sua posizione critica: “Dubito che negli accordi scritti sulla pietra ci fosse il covid o 6,3 mld di prestito garantito. Ma in ogni caso, prendessero almeno l’impegno di assumere garanzia pubblica di importo pari al dividendo, dopo la fusione. Anche questo dovrebbe essere scritto sulla pietra”.