La famiglia Tommasi comincia la sua storia nel vino nel 1902, a Pedemonte, poco fuori Verona, grazie all’iniziativa del capostipite Giacomo, che faceva il mezzadro. Dopo più di un secolo di sviluppo e di successo, possiamo dire che sarebbe difficile oggi parlare della Valpolicella senza citare questa azienda. Nessuno avrebbe potuto immaginare che da una piccola realtà di provincia potesse emergere la corazzata vitivinicola che oggi conosciamo.  Sono i quattro fratelli Sergio, Franco, Ezio e Dario a dare il via alla moderna espansione dell’azienda di famiglia, grazie all’acquisto e alla gestione di alcuni vigneti in Valpolicella Classica e nelle denominazioni veronesi di Lugana, Bardolino, Custoza e Soave durante il boom economico del dopoguerra. Il successo degli anni ’70 coincide con la costruzione della moderna cantina e il controllo completo del processo dalla vigna alla tavola sotto l’etichetta Tommasi.

“Piacevolezza di beva, struttura, complessità e grandi potenzialità di invecchiamento sono la bussola per il nostro Amarone. La nostra missione è quella di rendere i nostri vini bevibili anche da giovani. Se il nostro vino arriva a Manhattan e il nostro acquirente vuole berlo subito deve restare soddisfatto”. A parlare è Pierangelo Tommasi, titolare e direttore esecutivo dell’azienda. Con questa filosofia, la cantina si è estesa molto negli ultimi anni, un passo alla volta, uscendo anche dai confini del Veneto. Oggi Tommasi possiede vigneti in territori chiave della viticoltura italiana: Montalcino, Vulture, Manduria, Oltrepò Pavese. Ottenendo ogni volta risultati eccezionali.  La solidità di Tommasi ha aperto anche il campo a delle nuove sperimentazioni, sempre nel segno della tradizione territoriale e di famiglia, ma con un occhio attento ai nuovi linguaggi dell’arte.

L’anno scorso l’azienda ha celebrato l’annata 2010 di De Buris, un Amarone della Valpolicella Classico docg Riserva frutto di un lavoro lungo e scrupoloso e prodotto in edizione limitata: 8.268 bottiglie e 150 magnum. L’idea di fondo? Creare un Amarone Riserva capace di rappresentare la più contemporanea interpretazione della Valpolicella Classica ispirato al concetto dell’attesa e del tempo. Non a caso si tratta di un vino che richiede ben dieci anni di lavorazione. De Buris è un cru che nasce dalla parcella omonima di circa due ettari sulle quote più alte del vigneto La Groletta, 10 ettari complessivi a 250 metri sul livello del mare, che ospita viti di 30 anni affacciate sul Lago di Garda.

Il vino che nasce da questa collina richiede dieci anni di attenzioni costanti e meticolose ed è la massima espressione di questo singolo vigneto e delle uve che hanno fatto la storia della Valpolicella Classica: Corvina, Corvinone, Rondinella e Oseleta. “Mi piace pensare, con soddisfazione e orgoglio, che l’annata 2010 custodisca l’essenza della Valpolicella – commenta Giancarlo Tommasi, enologo di Tommasi Family Estates – De Buris rappresenta la reinterpretazione contemporanea delle tradizioni, delle tecniche ancestrali di lavorazione e al contempo l’eleganza e l’armonia di un’opera o, in altre parole, la bellezza dell’arte. Per questo abbiamo deciso di presentarlo attraverso un linguaggio tanto inconsueto per un vino quanto appropriato per raccontarne le peculiarità: la musica”.

Vino e musica, dunque. Con l’innovativo progetto The Wine Record (scaricabile anche da Spotify), Tommasi ha sostenuto il primo concept album dove il vino diventa musica. Le otto tracce musicali che lo compongono uniscono i suoni delle fasi di produzione del vino alla traduzione sonora dei dati meteorologici dell’annata 2010, creando sonorità singolari e inedite. Continua Giancarlo: “The Wine Record è arte. È il racconto del ciclo produttivo del vino come mai è stato narrato prima. Il vino è colore, aroma, gusto ed emozione, ma è anche suono, movimento e armonia, che Giacomo Ceschi, artista e sound designer veronese, ha saputo tradurre in una collezione musicale unica ed originale”. Ecco che lo scorrere del tempo che accompagna la produzione dell’Amarone si legge, sente e riconosce lungo tutta la collezione musicale sulle note di uno spartito sapientemente creato dal sound designer con il sussidio di speciali microfoni ambientali ed idrofoni, che si immergono perfino nelle botti di mosto.

Insomma: “De Buris non è solo un prodotto, è un progetto”, spiega Pierangelo Tommasi. “Non volevamo fare semplicemente un nuovo Amarone Tommasi di fascia alta. Volevamo cogliere l’occasione per costruire un’impresa di lusso completamente nuova”. Un progetto che lega il marchio di vino di lusso a un progetto di ospitalità grazie all’acquisizione, nel 2000, della storica Villa De Buris, la più antica villa della Valpolicella, completamente restaurata per diventare un centro di ospitalità di lusso con l’obiettivo di promuovere il patrimonio storico e culturale del territorio.

“Avevamo acquistato le due proprietà per motivi diversi. Produrre vino dal vigneto La Groletta era il nostro sogno da molto tempo. In pochi mesi abbiamo capito pure che avremmo dovuto unire il nostro miglior vigneto a questa antica villa per creare un nuovo progetto”, continua Pierangelo. Entro la fine del 2023 l’intera villa dovrebbe essere completamente restaurata. Si prevede inoltre la creazione di una fondazione finalizzata alla tutela della storia, dell’arte e del patrimonio culturale locali e al sostegno della ricerca in viticoltura e vinificazione. Ad oggi sono disponibili tre annate della collezione De Buris, che abbiamo avuto l’opportunità di testare.

De Buris Amarone della Valpolicella Classico docg Riserva 2008
Forse è il prodotto più raffinato dei tre. Aromi di cioccolato e ciliegia sotto spirito. Importante nota alcolica e sapidità.

De Buris Amarone della Valpolicella Classico docg Riserva 2009
Opulenza olfattiva: erbe medicinali, sotobosco, spezie, cioccolato. Caldo e strutturato. Trama tannica importante. Potente, fresco, bevibile.

De Buris Amarone della Valpolicella Classico docg Riserva 2010
Stile più verticale ed elegante. Ricchezza di note aromatiche. Un vino molto pulito caratterizzato da acidità e bevibilità.

Davvero molto suggestiva, infine, è la narrazione della vita del vino dal campo fino all’assaggio realizzata attraverso la musica. Ecco di seguito i passaggi di The Wine Record, il concept album dedicato al progetto De Buris.

1. LA CHIAVE – La parcella De Buris, del vigneto La Groletta, il terroir dove tutto ha inizio, nel cuore della Valpolicella Classica, con peculiarità uniche, che permettono di produrre un grande vino.

2. LA PAUSA – L’appassimento descrive un respiro lungo 110 giorni, dopo la vendemmia: un delicato momento d’intervallo, un vero e proprio sussurro capace di scandire il ritmo del tempo.

3. LA COMPOSIZIONE – La vinificazione, dopo l’appassimento delle uve segue la pigiatura, una breve fase di criomacerazione e di fermentazione, quest’ultima avvenuta in tini di rovere, in un adagio di 30 giorni.

4. L’ACCENTO – L’elevazione in botte è un riposo che si protrae per cinque anni, nel silenzio delle botti di rovere nella cantina di Villa De Buris, la più antica della Valpolicella Classica, dove il vino viene lasciato alla propria intimità per maturare l’imprescindibile componente armonica.

5. IL RITMO – L’imbottigliamento è un momento incalzante, concitato, durante il quale la cantina diventa una suggestiva coreografica e il ritmo è protagonista, con i tintinnii delle bottiglie e i cadenzati passi dei macchinari che scandiscono la danza del vino.

6. IL CRESCENDO – L’affinamento in bottiglia: l’affinamento spartisce le note, sedimentando l’armonia costruita nel tempo, e Villa De Buris ospita e accompagna le bottiglie di De Buris nella completezza della propria evoluzione.

7. L’ACCORDO – L’abbinamento: De Buris è pronto, l’intonazione dell’intesa è essenziale, che si abbini per contrasto o per completezza, e richiede una compagnia all’altezza dell’esperienza.

8. IL SOLO – Degustazione è l’abbandono nei sensi nella distesa meditazione che un grande vino accompagna.

The Wine Record è opera di Giacomo Ceschi, artista e sound designer

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