Da una parte c’è Milano che punta – oggi più che mai – a diventare la locomotiva dell’economia italiana. Dall’altra c’è il mondo del vino tricolore che, dopo un anno di lockdown che ha depresso il mercato, ricomincia ad alzare la testa con un exploit dell’export in tutto il mondo. Metti insieme le due cose e vien fuori – evidentemente non a caso – la Milano Wine Week, giunta alla sua quarta edizione. In questi giorni, il capoluogo lombardo è il cuore pulsante del vino italiano che guarda ai mercati esteri: in programma fino al 10 ottobre 80 masterclass con sede a Palazzo Bovara, in diretta con 11 città in sette Paesi del mondo, anche grazie alla collaborazione di Ice, l’Istituto per il commercio con l’estero. Una rassegna diffusa che anima quartieri, enoteche e ristoranti con tantissime iniziative.

Dieci quartieri animati dai consorzi vinicoli: sarà possibile vivere esperienze di assaggio nei locali e ristoranti aderenti. Così, se Brera diventa il distretto della Franciacorta e Porta Venezia il distretto dei vini d’Abruzzo, il Consorzio del Brunello sceglie un luogo iconico come la Galleria e il Chianti colonizza i Navigli con gite in battello a base di Sangiovese. Spazio anche per Valpolicella, Oltrepò pavese, Lugana e Prosecco Valdobbiadene. Tra le novità di quest’anno c’è anche la Wine Business City, con un programma di incontri per incrociare la domanda e l’offerta e finalizzare obiettivi commerciali. D’altra parte, dopo il letargo degli ultimi mesi, il mercato sta godendo di un felice risveglio. Nel primo semestre 2021, infatti, l’export italiano di vino supera per la prima volta quota 3 miliardi di euro, un valore che proietta le aspettative per questo primo anno post-pandemico oltre la soglia dei 7 miliardi, un record assoluto nella storia dell’industria vinicola italiana.

Secondo le elaborazioni dell’Osservatorio del vino di Unione italiana Vini (Uiv) sui dati Istat del primo semestre di quest’anno, diffusi il mese scorso, il rimbalzo delle spedizioni tricolori nel mondo, favorito dalla ripresa dei consumi nei principali Paesi clienti, è evidente. Non solo rispetto all’annus horribilis 2020, quando la pandemia ha bloccato tutto: +16% il valore, ma +6% anche i volumi, sopra quota 10 milioni di ettolitri. Ma anche rispetto alla media del periodo pre-Covid (2015/18). Qualche esempio? Il segmento dei vini confezionati nel primo semestre 2021 eguaglia le performance del 2019 (+6%). Gli spumanti quasi raddoppiano, con ritmi straordinari negli Usa e in Germania. Negli Stati Uniti, infatti, gli spumanti italiani registrano una crescita del 75% sulla media 2015/18 (mentre il segno più per la Francia si ferma al 45%). Dal rapporto con la media pre-pandemia emergono ottimi risultati anche sui vini confezionati: in testa gli Usa dove il 2021 segna per i prodotti italiani un +12% contro il +2% del 2019, poi la Germania (+18% contro +5%) e il Canada (+19% contro +4%). «Ora è necessario assecondare questa crescita, anche attraverso l’ausilio della promozione e del nuovo plafond di 25 milioni di euro ai nastri di partenza entro l’autunno», dice il segretario generale di Uiv, Paolo Castelletti.

La cosa più importante è che, finalmente, si comincia ad archiviare il 2020, anno difficile, chiuso con un calo di fatturato del 4,1% tra i maggiori produttori italiani (-6,3% il mercato interno, -1,9% l’estero). La fotografia della crisi dell’anno scorso viene dal report congiunto sul settore italiano del vino e dei superalcolici pubblicato di recente da Mediobanca, Sace e Ipsos e dedicato all’analisi dei mercati domestici e internazionali e allo studio delle dinamiche socio-culturali di consumo. A causa delle chiusure dei ristoranti e della rarefazione dei momenti di socialità i vini frizzanti hanno perso più terreno (-6,7%) dei vini fermi (-3,5%). Le cooperative hanno contenuto la flessione al 2%. L’incidenza del canale Gdo, che ha continuato a lavorare discretamente durante la pandemia, anche al fine di garantire le scorte alimentari di base per la popolazione, è salita al 38% rispetto al 35,3% del 2019 (a valore è cresciuto del +2,3%). Nel 2020, il mondo dell’ho.re.ca. (hotel, ristoranti e catering) ha subito una contrazione dal 17,9% al 13,4% (-32,7%), con wine bar ed enoteche che passano dal 7% al 6,7% (-21,5%).

Eppure, nelle pieghe della crisi pandemica, vanno segnalate comunque delle novità positive. Sempre secondo il rapporto di Mediobanca, Sace e Ipsos, durante il lockdown è esploso l’online: in aumento le vendite sui portali web di proprietà (+74,9%), le piattaforme online specializzate (+435%), i marketplace generalisti (+747%). Nel 2020 gli investimenti nel digital dei maggiori produttori di vino sono aumentati del 55,8%, a fronte di un calo del 14,3% degli investimenti complessivi e del 13,4% della spesa pubblicitaria. Inoltre, il cambiamento degli stili di consumo dell’anno scorso ha favorito lo sviluppo del mercato dei vini confezionati in contenitori alternativi al vetro (brick, lattine, bag in box), leggeri, ecosostenibili, adatti all’online e in linea con l’interesse per le novità delle giovani generazioni (+5,8%). Oggi, i maggiori produttori di vino si attendono per il 2021 una crescita del 3,5%, che arriverebbe al 4,6% per la sola componente export.

Per le maggiori società di spirits, si prevede un anno con vendite in crescita del 5,4% e del 4% per le esportazioni. Nel biennio 21-22 si attende infatti un aumento dei consumi di vino del 3,8% all’anno per molti tra i principali mercati. D’altra parte, le elaborazioni dell’Osservatorio del vino di Unione italiana Vini (Uiv) sui dati Istat ci dicono già che, nel confronto annuo, grazie a un balzo poderoso registrato soprattutto tra aprile e giugno 2021, tutti i principali segmenti enologici ad alto valore aggiunto segnano crescite: vini spumanti a +26% (780 milioni di euro), vini frizzanti sopra la soglia di 200 milioni (+3%), vini fermi confezionati a +16%, con il top dei rossi a denominazione a +23% (860 milioni di euro). In regresso solo i bag-in-box (-7%), vini che, come già sottolineato, avevano fortemente beneficiato delle restrizioni imposte dai lockdown nel 2020, e gli sfusi, che soffrono della concorrenza spagnola all’estero.

Gli ultimi mesi hanno anche segnato una evoluzione nei comportamenti di consumo degli italiani. Aumentano, per esempio, gli acquisti in enoteca e protagoniste di questo fenomeno sono soprattutto le donne, seguite dai millennials, dalla generazione X e dai baby boomers. Aumentano anche gli acquirenti di vino nelle cantine dei produttori: nel periodo pre-Covid gli italiani che non si erano mai recati in una cantina di un produttore erano il 46%, oggi scesi al 39%. La new wave è l’acquisto online: prima del lockdown il 71% degli italiani non aveva mai fatto un acquisto online dai siti di una cantina, oggi la quota è scesa di sette punti (64%). Ora, però, è tempo di tornare alle esperienze di consumo dal vivo. La Milano Wine Week, manifestazione concepita dall’imprenditore Federico Gordini, arriva nel momento giusto, con un vortice di centinaia di eventi tra i quali è perfino difficile orientarsi.

Sabato 9 e domenica 10 ottobre, per esempio, il Megawatt Court ospita la grande degustazione dei vini selezionati dalla guida di Slow Food «Slow Wine 2021». Quasi 900 le etichette e 300 i banchi con i produttori in presenza. Ogni giorno, la Darsena è protagonista delle degustazioni di vini del Chianti in battello. Venerdì 8 e sabato 9 ottobre i vini dell’Oltrepò Pavese accompagnano i prodotti del Mercato di Campagna Amica di Coldiretti di Porta Romana. Domenica 10 ottobre Eataly Milano ospita una degustazione di vini orange (macerati). Il 6 ottobre, l’associazione Donne del Vino di Lombardia propone una degustazione di sei etichette “a occhi chiusi” nella sede dell’Istituto dei Ciechi, con la guida di Luca Boccoli, sommelier cieco: il costo della serata è di 100 euro a persona e il ricavato viene devoluto interamente alla fondazione Istituto dei Ciechi di Milano Onlus. Insomma, il mercato del vino riparte anche nel segno della socialità ritrovata e della solidarietà.

Journalist, author of #Riformisti, politics, food&wine, agri-food, GnamGlam, libertaegualeIT, Juventus. Lunatic but resilient