«Un componente della Commissione giustizia della Camera ci ha confermato che si faranno audizioni con i rappresentanti delle casse private, quindi non soltanto di Cassa forense, perché le problematiche che abbiamo noi avvocati nei confronti della nostra cassa previdenziale sono le problematiche che hanno anche altri professionisti, ingegneri, medici, e così via». A spiegarlo è l’avvocato Alfonso Buonaiuto al termine della manifestazione che si è svolta in piazza Cavour, a Roma, dove gli avvocati si sono riuniti per manifestare il proprio dissenso per le scelte adottate da Cassa forense, l’ente di previdenza e di assistenza della categoria, per il suo commissariamento, per l’abolizione dei minimi e per la progressività della contribuzione.

«Prendere adesso a un professionista da tre a cinquemila euro all’anno per poi garantire una pensione di 150/200 euro tra vent’anni è una cosa non solo ingiusta ma illogica – sostiene l’avvocato Bonaiuto – Nel nostro caso, poi, c’è anche la cancellazione dall’albo per chi non paga. Il sistema, quindi, non è soltanto ingiusto ma è un sistema strutturato per escludere alcuni avvocati dall’Ordine a tutto vantaggio della parte più abbiente della classe forense, quel 10% o forse meno di avvocati italiani garantiti non per la loro capacità professionale ma dai loro rapporti con i politici e con il sistema economico».

La legge che prevede la cancellazione dall’albo è entrata in vigore pochi anni fa, e nell’ultimo anno i suoi effetti sono stati più devastanti per la categoria, con una serie di cancellazioni dall’albo da parte di avvocati costretti, per motivi economici, ad appendere la toga al chiodo. «In questo periodo stanno arrivando le cartelle esattoriali di Cassa forense che sono prodromiche a questa cancellazione – spiega – Vengono richieste somme che molti colleghi non sono in grado di versare e questo porterà al provvedimento di esclusione dall’albo». E tutto nell’indifferenza di tanti. «Con l’avvocato Argia Di Donato – aggiunge Buonaiuto – stiamo combattendo nelle aule giudiziarie per spingere qualche magistrato a sollevare una questione di costituzionalità di questa normativa che impone di pagare contributi previdenziali slegati dalla capacità reddituale e disponendo la sanzione della cancellazione – racconta – La situazione è davvero grave».

E se la crisi legata alla pandemia da Covid ha inciso sui fatturati, non può dirsi che abbia portato modifiche nella situazione contributiva: «Cassa forense chiederà il pagamento per dicembre delle scadenze per l’anno precedente. Avevamo chiesto, per il 2020, l’annullamento delle cartelle e dei pagamenti dei contributi, non la rateizzazione o la sospensione perché dinanzi a un mancato fatturato che dura da più di tre mesi come si fa a chiedere queste somme? – ragiona Bonaiuto – Noi veniamo pagati attraverso i provvedimenti dei magistrati, ma se i magistrati impiegano cinque o sei anni per fare una causa in primo grado come si può pensare di far pagare agli avvocati contributi se gli introiti non ci sono…».

Gli avvocati speravano nella sensibilità della magistratura: «Quando vogliono sanno sollevare questioni di illegittimità costituzionale, non si riesce a capire come mai nessun giudice finora abbia compreso come sia illegittimo subordinare l’esercizio della attività professionale di avvocato, professione fondamentale in qualunque sistema democratico, a capacità reddituali. In questo modo possono fare gli avvocati solo i ricchi, e questo è inaccettabile. Da tre anni portiamo avanti questa battaglia – conclude Buonaiuto – E non ci fermeremo».