Putin è apparso come bloccato, pressoché immobile, si è scritto “rattrappito” anche, in un video con il ministro della Difesa russo Sergej Shoigu. Ed è ripartita la catena di ipotesi e diagnosi a occhio di una presunta ed eventuale malattia del presidente russo che lo scorso 24 febbraio ha lanciato la sua “operazione speciale” di “smilitarizzazione” e “denazificazione” dell’Ucraina. Non è la prima volta, certo. E prove non sembrano essercene neanche a questo giro, ma le tesi non hanno mai smesso di circolare.

Si era parlato di un tumore, di problemi seri alla colonna vertebrale, morbo di Parkinson, di una personalità provata dall’isolamento anche a causa della pandemia da coronavirus, di long-covid persino. Si è parlato di un uomo pressoché impazzito. Mai nessuna conferma e neanche mai nessuna evidenza. Vladimir Putin però ieri è apparso in un video diffuso dai canali ufficiali del Cremlino. Di fronte a lui Sergey Shoigu, ministro della Difesa, che lo aggiornava e gli aggiornava della presa di Mariupol – dove però si continua a combattere.

Putin ascolta in silenzio, si complimenta con il ministero, boccia l’idea di voler mettere in atto l’assalto all’acciaieria di Azovstal dove si protegge l’ultima sacca di resistenza della città martire del conflitto. Quello che però ha attirato l’attenzione è stata la sua postura rigida, schiacciata sulla poltrona, una mano fissa aggrappata su un angolo del tavolino, poi anche l’altra. Quasi come a voler mantenere una distanza. Alcuni osservatori ipotizzano per tenere ferme le mani, nascondere tremori.

Anche nel recente incontro con il suo alleato bielorusso Aleksander Lukashenko Putin era rimasto a distanza, i leggii appositamente lontani, neanche una stretta di mano o un abbraccio. Gli americani, su questi atteggiamenti, hanno imposto una dicotomia piuttosto brutale ma esplicativa dei termini in cui viene raccontato l’atteggiamento del Presidente: “Putin the rational” o “Vlad the Mad”? Il politologo americano Ian Bremmer ha scritto anche lui: “Seri problemi per Putin”.

Era diventata una sorta di “priorità” dell’intelligence statunitense capire le condizioni di salute e psicologiche del presidente della Russia nella primissima parte del conflitto. Gli esperti – storici, esperti di geopolitica, psicologi-psichiatri, neurologi – che si sono espressi o che sono stati interpellati si sono divisi tra una parte che giudica i comportamenti di Putin in continuità con le scelte politiche del passato e altri che invece considerano delle alterazioni nei suoi atteggiamenti probabilmente scaturiti da patologie.

 

Giornalista. Ha studiato Scienze della Comunicazione. Specializzazione in editoria. Scrive principalmente di cronaca, spettacoli e sport occasionalmente. Appassionato di televisione e teatro.