È po’ che mi frulla per la testa una ovvietà che nessuno vuol verbalizzare anche se sono sicuro che quasi tutti l’abbiano pensata e con sdegno respinta. Poi tornano ad annusarla, a riconoscerla, e a prenderne le distanze. È un’ovvietà storica, molto impertinente, ignorante e aggressiva, di sicuro reazionaria (oh, la madeleine del sapore di un aggettivo: reazionario) ed è questa. Non è vero che sia mai esistita una guerra fredda ideologica fra capitalismo e socialismo, ma soltanto una lunghissima partita militare fra il Paese Russia – il più gigantesco del Pianeta che va da Varsavia a Tokyo, e il mondo occidentale, Anzi, l’Occidente. Non è mai esistito un rischio di conflitto mondiale a causa delle idee, delle ideologie, delle filosofie. Il vero e unico conflitto fin dal 1917 è stato fra Occidente e Russia ed è stato un conflitto esclusivamente militare.

Quando l’Occidente (americano, inglese e tedesco in particolare) esaminò la “pratica Berlinguer” per concedere il placet all’ingresso in coalizione di governo del Pci italiano, gli alleasti posero una e una sola clausola: avere le prove di un taglio netto, drastico, conflittuale con l’Unione Sovietica. Va benissimo che in Italia ci sia un governo che includa i comunisti, purché i comunisti non includano i russi. Rispondere sì o no, per favore, La risposta fu ni, cioè sì ma non subito, intanto facciamo dei bei giardinetti con l’Eurocomunismo che si riempirono di sterpaglie mentre un emittente di Botteghe Oscure seguiterà finché l’Urss esistette, a recarsi annualmente a visitare signor Ponomariov (o suo successore) per farsi riempire di milioni di dollari la valigetta.

Controprova: quando la Rivoluzione dei Garofani in Portogallo il 25 aprile del 1974 mandò in soffitta i resti della dittatura di Antonio de Oliveira Salazar e prese il potere, formò un governo di coalizione che includeva anche i comunisti usciti dalla clandestinità. La risposta della Nato e degli americani fu sanguinosa e immediata: il governo portoghese fu momentaneamente disabilitato alla condivisione dei segreti militari dell’Occidente e così fu. Forse si registrò un tamponamento stradale o la mancata manutenzione di una autostrada, ma nulla di più cruento. La leggenda secondo cui “gli americani” vietavano al Pci di formare un governo è una falsa leggenda, perché non si è mai dato il caso che il Pci con i suoi alleati vincesse le elezioni e il diritto di governare, ma fu soltanto escluso che potesse entrare a far parte della maggioranza vincente, accodandosi. Questo era il veto. Fin quando il Pci non avesse rotto in maniera non equivoca radicalmente e frontalmente con la potenza russa sovietica.

All’Occidente andava benissimo che si formassero governi di sinistra nella sua area, perché lo scopo dell’Alleanza Atlantica non era quello di favorire le destre reazionarie antioperaie, ma di potersi garantire un fronte militare in grado di reggere in caso di invasione russa. Lo so, detta così fa storcere il naso. Ma c’è poco da storcere: chiunque voglia può acquistare su Internet il volume A Cardboard Castle (Un castello di cartapesta), che contiene insieme a due ottimi saggi, l’intera collezione dei verbali annuali delle esercitazioni del Patto di Varsavia – l’Anti-Nato di Mosca – il cui tema era sempre lo stesso: per rispondere ad un tentativo di invasione occidentale contro i Paesi socialisti, l’Armata Rossa e i suoi alleati sferrano una controffensiva micidiale, con ampio uso di atomiche tattiche di cui tre dedicate all’Italia, il cui scopo finale è espellere la presenza americana dal continente europeo ricacciandola fino all’Atlantico e poi sfidandola a considerare se passare a una suicida guerra con armi strategiche (termonucleare con missili a lunga gittata) col risultato di uccidere e far morire tutti. Il piano contava sulla certezza che gli americani si sarebbero dovuti adattare alla perdita dell’Europa per non mettere a rischio la propria esistenza, che è esattamente quanto sta accadendo oggi.

Tutta la guerra politica sullo schieramento degli euromissili in Europa e in Italia per rispondere alla simmetrica presenza dei missili a medio raggio sovietici SS20 è anche la storia di come il Partito comunista italiano, messo alle strette fra la scelta di campo militare occidentale o sovietica, scelse quella sovietica scatenando l’armamentario propagandistico del no alle armi, del pacifismo, marce della pace. Quando la Germania nazista invase la Polonia il primo settembre del 1939 dopo essersi garantita con i protocolli segreti del famoso Patto di non aggressione, che l’Armata rossa avrebbe invaso la stessa Polonia da Est incorporandone, come stabilito per iscritto, il 51 per cento accadde un fatto strano. Oggi del tutto dimenticato. L’Europa aveva visto Hitler in azione dal 1933 (quando una prima volta fu dissuaso da Mussolini dall’invadere l’Austria, schierando alcune divisioni corazzate sul Brennero aspettando vanamente l’aiuto di inglesi e francesi, che non mossero un dito) con una serie di interventi militari speciali con cui si era ripreso tutti i pezzi tedescofoni che il trattato di Versailles aveva polverizzato. L’Europa era più o meno d’accordo nel riconoscere a Hitler la possibilità di fare quel che voleva perché si muoveva nella sua zona d’influenza. Quando invase la Polonia Parigi e Londra rimasero malissimo, ma avendo firmato dei trattati si videro costrette a dichiarare guerra alla Germania ma senza muovere un dito, cosa che fece ridere Hitler che ironizzò sulla codardia del decadente occidente.

L’Occidente è sempre descritto – lo hanno fatto insieme un mese fa Putin e il cinese Xi – come decadente, corrotto, codardo, affarista. Stalin era d’accordo con Hitler e fece la voce grossa con Francia e Inghilterra dichiarando durante un ricevimento all’ambasciata bulgara che se Parigi e Londra si fossero azzardate a interferire con le azioni militari sovietiche a sostegno di Hitler, non avrebbe esitato a impartire loro una lezione memorabile. Ma Francia e Inghilterra si guardarono bene dal dichiarare guerra anche a Stalin, dal momento che quello definiva la sua invasione della Polonia come un atto caritatevole e fraterno. E allora accadde il fatto miracoloso, catartico, universale: tutti i pacifisti del mondo libero, particolarmente francesi, americani, inglesi scesero immediatamente in piazza per la pace, contro la guerra. Contro la guerra di Hitler? Ma no, che c’entra, quelli erano fatti privati, personali, geopolitici. I pacifisti del mondo libero scesero in piazza e scatenarono la potenza dei loro giornali, radio, manifesti, contro la guerra che proditoriamente l’imperialismo inglese e la decadente democrazia borghese della Francia, avevano deciso di scatenare contro la Germania.

Sul ponte di Brest-Litovsk, intanto agenti della Nkvd sovietica consegnavano alla Gestapo nazista tutti i rifugiati comunisti tedeschi e i profughi ebrei, fra cui la vedova di Neumann che poi scrisse una disperata memoria letteraria di quegli eventi mostruosi. I pacifisti di allora fiancheggiavano l’aggressore di allora gridando “basta con la guerra! basta con le armi!” Il Partito comunista francese fu messo al bando e dichiarato illegale, sicché quando i tedeschi marciarono a Parigi, soltanto i comunisti francesi li accolsero come liberatori, camerati proletari venuti ad affiancare gli operai e i contadini francesi nella comune guerra all’imperialismo e alla borghesia. Ho ricordato in un numero piuttosto cospicuo di articoli quei fatti ma so di non rischiare di annoiare i lettori perché stavolta non si tratta di mettere a fuoco le alleanze miliari e purtroppo anche ideologiche, ma l’atteggiamento dei pacifisti di allora, fortemente incoraggiato e organizzato dall’Urss.

I russi avevano un interesse fortissimo nel potenziare il pacifismo occidentale per incoraggiare la Germania a proseguire e vincere la battaglia dell’Inghilterra assediata ma non vinta. Stalin era sicuro che finché Hitler fosse stato occupato ad Occidente, non avrebbe prestato attenzione ad Oriente e Hitler contava proprio su questo ragionamento logico del capo del Cremlino. La Germania era senza carburante come oggi. Le sue forze armate erano per lo più tradizionali – muli, fanti a piedi, carriaggi, salmerie, con la nuova punta d’acciaio delle divisioni corazzate Panzer e un settore dell’esercito drogato di anfetamine che non dormiva mai e che poteva marciare e combattere per giorni senza riposarsi ed essere rimpiazzato. Ma la Germania aveva sempre bisogno di una pompa di benzina e la trovò in Norvegia, poi in Francia e lì finirono le riserve, Il resto della storia di quella guerra è noto o comunque non ci interessa in questo momento, I russi rifornirono comunque di carburante nel Mar Nero i sottomarini tedeschi che andavano ad affondare i convogli americani di soccorso agli inglesi, mentre il Presidente americano, accogliendo le sollecitazioni pacifiste, donava agli inglesi altisonanti parole e convogli di navi pieni di soccorsi. Ma si rifiutò anche dopo Pearl Harbor di dichiarare guerra alla Germania. Fu Hitler a dichiarare guerra a Washington.

E quando il 22 giugno del 1941, contro ogni previsione di Stalin, Hitler invase l’Urss, l’impreparazione dell’Armata Rossa totalmente colta di sorpresa provocò subito la perdita di oltre un milione di sodati. E solo allora, contrordine compagni, cambiò la parola d’ordine di tutti i pacifisti del mondo: il destino militare della patria del comunismo era prioritario rispetto ad ogni altra battaglia e dunque viva la guerra partigiana, sì al rifornimento di armi, e fu necessario per Mosca definire quella fase finale del conflitto come “Grande guerra patriottica”, perché le generazioni future non avrebbero dovuto farsi troppe domande su che cosa era accaduto prima. La storia non si ripete se non sotto forma di farsa? È discutibile. A me sembra che si ripeta con una coazione a ripetere che trae alimento dalla negazione della memoria.

Giornalista e politico è stato vicedirettore de Il Giornale. Membro della Fondazione Italia Usa è stato senatore nella XIV e XV legislatura per Forza Italia e deputato nella XVI per Il Popolo della Libertà.