In questi giorni in cui si discute di come fermare la guerra in Ucraina mi è capitato un paio di volte – e sarei onorata se accadesse ancora – di partecipare ad alcuni dibattiti televisivi con Marco Tarquinio, il direttore di Avvenire. Sostiene le posizioni che porta avanti anche papa Francesco. Un pacifismo radicale che a partire dal fatto che c’è un aggressore e un aggredito tenta di capire quale sia la strada per arrivare alla pace, evitando l’escalation. Non sta a me ripetere le parole che Tarquinio benissimo scrive su Avvenire e che altrettanto bene esprime nelle varie trasmissioni in cui è invitato. Ma questo suo pacifismo, il fatto che non sia d’accordo sul riarmo, il fatto che non faccia parte del coro, vengono tacciati di essere posizioni filo putiniane. Che è come dire che papa Francesco, l’unico leader mondiale che davvero si sta adoperando per la fine della guerra e contro il massacro dei civili ucraini, sia filo Putin. Ma per favore…

Ieri poi Tarquinio, partecipando alla trasmissione Omnibus su La7, è stato attaccato da Luciano Capone del Foglio che per criticare le sue posizioni, ha iniziato l’intervento con un “sono sconcertato”, riferito alle parole del direttore di Avvenire. Che giustamente si è risentito non tanto e non solo per ciò che gli veniva attribuito e che lui non aveva detto, ma per quella definizione di “sconcerto” che chiude qualsiasi possibilità di confronto. La conduttrice ha risposto che ognuno è libero di usare gli aggettivi che vuole, prendendo così le difese del giornalista del Foglio e interrompendo il direttore. Tarquinio continuerà a fare il bellissimo giornale che fa e a dire ciò che pensa, ma certo è inquietante vedere come si tenti di intimorire o zittire chi dissente da chi, anche nel mondo dell’informazione, si è messo l’elmetto.

Quello che sta accadendo nei confronti di Tarquinio, accade a tanti e tante. Intellettuali, giornaliste, attivisti che certo non sono mai stati filo-Putin né mai lo saranno. Ci si scaglia contro di loro, li si accusa di essere ipocriti, codardi, addirittura sarebbero a favore della guerra. Queste posizioni sono violente, manichee, rendono il dibattito viziato, impossibile. Mai come oggi è importante distinguere. È vero, innegabile: c’è una sinistra che è a favore dello zar di Mosca, che tende a giustificare la sua azione di guerra, che tende a minimizzare quello che sta accadendo. Ma è fondamentale non confondere questa posizione con quella di chi invece ha una storia e una pratica politica legate al pacifismo, un pacifismo radicale, fondato sul ripudio della guerra. Sono le femministe che hanno manifestato l’8 marzo, sono quelli che vengono dalla marcia della Pace Perugia-Assisi, i tanti cattolici che non solo dicono no al riarmo ma che sono in Ucraina, in prima fila, ad aiutare la popolazione civile. In questi giorni c’è grande attesa per la decisione del Papa di andare o meno a Kiev. Se Francesco prenderà questa decisione, saranno i suoi compagni di viaggio, saranno le sue sentinelle, saranno coloro insieme ai quali Bergoglio porterà il suo messaggio contro tutte le guerre.

È importante distinguere. E ascoltare. Lo dico io che fin dalle prime bombe ho nutrito più dubbi che certezze, che sono stata attenta e continuo a esserlo a tutte le posizioni in campo. La militarizzazione del dibattito non solo non serve, ma crea un precedente pericoloso, un clima dove chi dissente viene stigmatizzato a prescindere dal valore delle sue posizioni. Il Riformista in queste settimane, da quando è iniziato l’attacco russo contro l’Ucraina, ha cercato di dare conto di tutte le posizioni che avessero un unico obiettivo: la fine delle bombe, la fine dell’orrore. Una scelta che riguarda il merito delle posizioni espresse e il metodo con cui va fatta informazione in un periodo come questo. Eppure anche noi siamo finiti nel calderone di chi vede filo-Putin ovunque. Invece se proprio siamo filo qualcosa, e lo testimonia il giornale di questi anni, è filo Papa Francesco. Sintonia che continuiamo a rivendicare e a praticare, a partire dalle sue parole contro il riarmo. Quel “vergogna, vergogna”, ignorato da quasi tutta la stampa italiana. Anche chi la pensa in maniera diversa, chi ritiene che vadano date ancora più armi all’Ucraina, chi sostiene – ma davvero? – che l’azione diplomatica abbia fatto tutto, ma proprio tutto per uscire da questa situazione, dovrebbe essere confortato dall’esistenza di persone che hanno una visione così forte della pace. O almeno dovrebbe.

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Vicedirettrice del Riformista, femminista, critica cinematografica