Tanti anni fa, quando i miei amici di gioventù Veltroni e D’Alema, che erano anche dirigenti del partito al quale ero iscritto, guidarono l’Italia alla guerra contro la Serbia e poi all’invasione militare, io ero contrario. Era la primavera dell’ultimo anno del secolo scorso. Andai a Belgrado per l’Unità e assistetti alla violenza militare, ai missili che distrussero un ospedale, alle bombe a grappolo, alla morte di alcuni bambini, ai missili sulla tv e sul palazzo della stampa. Poi si seppe che erano state usate anche bombe all’uranio impoverito. Quando tornai a Roma partecipai a molte manifestazioni pacifiste, che chiedevano la fine dell’azione militare.

L’attacco alla Serbia fu realizzato dalla Nato, che dunque, a occhio, non è solo una organizzazione militare difensiva, come sento dire in questi giorni. Per la prima volta dalla fine della guerra mondiale una grande capitale europea, Belgrado, fu bombardata a tappeto dagli aerei alleati. E poi invasa. Esattamente nello stesso modo, oggi, mi indigno per l’invasione di un paese libero e indipendente come l’Ucraina. Mi indigno per ragioni di principio, che sovrastano le questioni specifiche che sono alla base dello scontro. Io sono pacifista. Esattamente come sono garantista. E sono convinto che come il garantismo esiste solo se è integrale, cioè non conosce eccezioni, così il pacifismo esiste solo se è integrale. Non esiste un garantista che ammette la persecuzione dei suoi nemici politici. Nello stesso modo non può esistere un pacifista che fa eccezioni. Sono convinto, da molti anni, che non esista la guerra giusta. La guerra è solo l’impazzimento della politica, la sua crisi, la sua fine, la sua negazione. Non è affatto la prosecuzione della politica. La politica è l’esatto opposto della guerra.

È vero che la guerra è sempre tra due avversari, uno dei quali, in modo più o meno evidente, ha maggiori responsabilità nello scatenamento del conflitto. L’aggressione occidentale all’Iraq, 20 anni fa, fu una guerra nella quale la maggior responsabilità fu americana. E che si concluse con l’orrore del filmato dell’impiccagione di Saddam. Un atto incivile. Stavolta è del tutto chiaro che il responsabile numero uno della guerra è la Russia, che ha invaso l’Ucraina. Quasi tutte le responsabilità sono di Mosca. Il problema è quale possa essere la risposta. E come la politica possa sostituirsi alla guerra. Certamente la risposta giusta non è l’invio di armi. Di questo sono certo. Ogni arma che inviamo in Ucraina servirà esclusivamente a uccidere delle persone. È utile? Aiuterà la libertà degli ucraini? Sarà uno strumento per costruire un livello superiore di pace?

Pensate a tutte le guerre portare dall’Occidente nel mondo arabo e nell’Islam negli ultimi vent’anni. Hanno aiutato in qualche modo la pace o hanno acuito i conflitti e aumentato moltissimo il livello di insicurezza nei paesi occidentali? L’impresa di Afghanistan, durata 20 anni, ha lasciato agli afghani in dote un paese migliore? Sì, sì, la conosco l’obiezione: Hitler. Beh, vi dico un po’ bruscamente quel che penso: che dovremmo smetterla di continuare a paragonare a Hitler ogni nostro nemico. Hitler era unico. È stato un caso a sé nella storia. L’Olocausto non è paragonabile a nessun altro evento della civiltà umana. A nessun crimine contro l’umanità. Il nazismo non è ripetibile. Per invocare la guerra giusta non ci si può riferire all’Olocausto. Se dovete spiegarmi che una guerra è giusta bisogna che mi convinciate che uccidere la gente sia una nobile attività umana. il nazismo non c’entra niente.

Giornalista professionista dal 1979, ha lavorato per quasi 30 anni all'Unità di cui è stato vicedirettore e poi condirettore. Direttore di Liberazione dal 2004 al 2009, poi di Calabria Ora dal 2010 al 2013, nel 2016 passa a Il Dubbio per poi approdare alla direzione de Il Riformista tornato in edicola il 29 ottobre 2019.