L’appello di Vladimir Putin all’esercito ucraino di rovesciare il governo di Volodymyr Zelensky, di fatto una richiesta di golpe militare, potrebbe ritorcersi contro lo stesso Zar di Russia.

Il crollo spaventoso e rapido dell’economia russa, messa KO dalle sanzioni internazionali costringendo la borsa di Mosca a non riaprire e le società quotate all’estero a perdere miliardi di capitalizzazione, sta spingendo gli oligarchi che proprio grazie a Vladimir Putin hanno accumulato enormi patrimoni, a pressare il leader del Cremlino ad una de-escalation.

Il fallimento acclarato di una possibile guerra lampo che in 48 ore, nelle intenzioni di Mosca, avrebbe permesso alle truppe di rovesciare il governo ucraino, sta avendo effetti controproducenti alla stessa leadership di Putin. Nella stessa Russia l’appoggio al conflitto non è ‘bulgaro’, come si potrebbe immaginare: secondo un sondaggio realizzato dal Centro Levada, istituto indipendente moscovita, solo il 45% della popolazione appoggia l’avventura militare in Ucraina.

Che la situazione sia ad un passo dal precipitare dal punto di vista economico, quello che più conta in fondo per la popolazione russa, lo dimostra le code ai bancomat dei cittadini presi dal panico, ma anche il crollo del rublo e l’incremento monstre del costo del denaro decretato dalla Banca Centrale russa.

Anche per questo nelle cancellerie europee sono diversi i governi che auspicano un rovesciamento del regime di Putin come ‘soluzione’ alla guerra lanciata dallo Zar. “I suoi leader militari sanno che Putin è sempre più isolato e illogico, i generali russi hanno i mezzi per farlo cadere e noi gli chiediamo di agire”, sono le parole del sottosegretario agli Esteri britannico James Cleverly, riportate oggi da Repubblica.

Sulla stessa linea è Kadri Liik, analista dello European Center for Foreign Relations: “La società russa è esausta e vuole un cambiamento al vertice. Potrebbe passare del tempo prima che le conseguenze della guerra in Ucraina lo producano, ma con l’invasione Putin ha messo una bomba sotto il proprio personale sistema di potere”.

Come detto, l’altro segnale pericoloso per Putin è il passo indietro di alcuni oligarchi a lui vicinissimi. È il caso di Roman Abramovich, il patron del Chelsea campione d’Europa addirittura chiamato dall’Ucraina a fare da mediatore ai colloqui di pace.

Altre prese di posizioni importanti e pericolose per Putin sono quelle di Oleg Deripaska e Mikhail Fridman. Il primo, magnate dell’acciaio e ospite fisso in Toscana e in Sardegna, ha scritto su Telegram che “la pace è molto importante! Le trattative devono iniziare il prima possibile”. Il secondo, proprietario del fondo di private equity LetterOne, con base a Londra, ha chiarito che “la guerra non potrà mai essere la risposta. Questa crisi costerà vite e danneggerà due nazioni che sono fratelli da centinaia di anni. Anche se una soluzione sembra spaventosamente lontana, posso solo unirmi a coloro il cui fervente desiderio è che lo spargimento di sangue finisca. Sono sicuro che i miei partner condividono la mia opinione”.

Posizioni non solo politiche ma anche di convenienza economica: le sanzioni internazionali mettono a rischio il loro patrimonio. In particolare Fridman è presidente di Alpha Banka, la più grande banca privata della Russia, già colpita dalle sanzioni americane.

Romano di nascita ma trapiantato da sempre a Caserta, classe 1989. Appassionato di politica, sport e tecnologia