Con l’invasione russa in Ucraina è finita l’illusione che la pace sia scontata. È il messaggio del presidente del Consiglio Mario Draghi nell’Aula del Senato, durante le comunicazioni del premier sul conflitto in corso nel paese ai confini dell’Europa.

“Non si tratta soltanto di un attacco a un Paese libero e sovrano, ma di un attacco ai nostri valori di libertà e democrazia e all’ordine internazionale che abbiamo costruito insieme. Come aveva osservato lo storico Robert Kagan, la giungla della storia è tornata. Ora tocca a noi tutti decidere come reagire. L’Italia non intende voltarsi dall’altra parte”, è stato il messaggio forte del premier.

Draghi ha ricordato come l’aggressione “premeditata e immotivata” compiuta dalle truppe fedeli a Vladimir Putin “ci riporta indietro di oltre ottant’anni, all’annessione dell’Austria, all’occupazione della Cecoslovacchia e all’invasione della Polonia”.

Il premier compie dunque un excursus storico ricordando come nel 2014 la Russia “ha annesso la Crimea con un referendum illegale, e ha incominciato a sostenere dal punto di vista finanziario e militare le forze separatiste nel Donbass. La settimana scorsa, ha riconosciuto, nel più totale sprezzo della sovranità ucraina e del diritto internazionale, le due cosiddette repubbliche di Donetsk e Lugansk. Subito dopo, in seguito a settimane di disinformazione, ha invaso l’Ucraina con il pretesto di un’operazione militare speciale”.

Per questo contro “il disegno revanscista del presidente Putin”, contro “le minacce di far pagare con ‘conseguenze mai sperimentate prima nella storia’ chi osa essere d’intralcio all’invasione dell’Ucraina, e il ricatto estremo del ricorso alle armi nucleari”, serve “una reazione rapida, ferma, unitaria”.

Quanto agli aiuti italiani all’Ucraina, che saranno sia di tipo militare che umanitario, Draghi ha rivendicato nel suo discorso che “l’Italia ha risposto all’appello del presidente Zelensky che aveva chiesto equipaggiamenti, armamenti e veicoli militari per proteggersi dall’aggressione russa. È necessario che il governo democraticamente eletto sia in grado di resistere all’invasione e difendere l’indipendenza del Paese. A un popolo che si difende da un attacco militare e chiede aiuto alle nostre democrazie, non è possibile rispondere soltanto con incoraggiamenti e atti di deterrenza”.

Per questo in accordo con la Nato vi sono 239 soldati italiani in Lettonia, mentre le forze navali “sono già in navigazione e sotto il comando Nato” e le forze aeree in Romania saranno raddoppiate”. Inoltre “sono in stato di pre-allerta ulteriori forze già offerte dai singoli paesi membri all’Alleanza: l’Italia è pronta con un primo gruppo di 1.400 militari e un secondo di 2.000 unità”, ha riferito Draghi in Senato.

Quanto alle possibili ricadute per l’economia italiana della guerra in atto, e soprattutto del sistema di sanzioni internazionali contro Mosca, il capo del governo rassicura spiegando che “nel breve termine anche una completa interruzione dei flussi di gas dalla Russia a partire dalla prossima settimana non dovrebbe comportare problemi”. Questo perché l’Italia ha ancora 2,5 miliardi di metri cubi di gas negli stoccaggi e l’arrivo di temperature più miti dovrebbe comportare una significativa riduzione dei consumi da parte delle famiglie”. Il governo comunque è al lavoro, ha spiegato il premier, per incrementare l’importazione da altri Paesi.

Napoletano, classe 1987, laureato in Lettere: vive di politica e basket.