E’ scoppiata la guerra in Ucraina e la novità è rappresentata dalla sezione cibernetica di un atavico conflitto mondiale. In questi giorni i media di tutto il mondo sono concentrati sulle azioni che attori statali delle divisioni cibernetiche sono i protagonisti delle cronache con attacchi alle infrastrutture di rete, pubblicazione di dati sensibili trafugati e azioni di spettacolo come il videomessaggio diffuso da Anonymous. Il gruppo di hacktivisti ha buttato giù i siti della tv Russia Today e del Cremlino per poi incidere sulla rete informatica dell’infrastruttura bielorussa e pubblicare 200 gb di dati di un’azienda che produce armi per Lukashenko.

Il campo cibernetico è affascinante perché nuovo, ma non si è rivelato per fortuna come ci è stato prospettato” dichiara a Il Riformista il data journalist Livio Varrialeda aerei che possono schiantarsi a dispositivi che possono prendere fuoco, siamo ai soliti attacchi che il quotidiano ci riporta attraverso i gruppi specializzati in criminalità informatica. L’unica cosa tangibile è l’attività di propaganda che nel nostro territorio cibernetico europeista è sicuramente a favore della NATO. E’ il primo caso di un Governo in guerra che pubblica su un canale YouTube: lo stesso social network che vieta visibilità alle minoranze, bannandole, che sono in sofferenza da anni nel mondo”. Secondo Varriale “la Russia sembra soccombere al momento della guerra cibernetica, ma la violazione dei siti Internet mi sembra la strategia sovietica che bruciava i villaggi nel 700 per far avanzare il nemico con il fine di indebolirlo”.

Il ricercatore informatico Odisseus minimizza il clamore per l’attività cibernetica “da un lato abbiamo l’Armata Rossa che sta mietendo vittime, lanciando missili, distruggendo navi ucraine e infrastrutture militari, dispiegando oltre centomila uomini in territorio ucraino che seminano morte e distruzione; e dall’altro abbiamo qualcuno che inibisce qualche connessione web verso siti russi che non interessano a nessuno: qualcuno riesce a percepire la sproporzione? E l’inibizione di qualche connessione web sarebbe una notizia? Sarebbe questa la Cyberwar? Diciamoci la verità, i russi hanno dalla loro parte i migliori hacker del mondo per bravura e capacità tecniche, e adottano una politica di reclutamento molto diversa da quella italiana. Ricordo a tutti che Baldoni ha annunciato che l’Italia è a caccia di cervelli per il grande gioco della cybersecurity, in cui, in soldoni, si spertica per assumere sbarbatelli neolaureati. I russi, al contrario, reclutano hacker veri che si sono distinti per i loro crimini informatici attraverso l’intero globo terracqueo. Per capirci, mentre gli americani dell’FBI cercano di farli atterrare in uno dei paesi amici per poterli finalmente arrestare ed estradare negli USA, il governo russo li cerca per arruolarli e dargli un lavoro. E una nazione con questo tipo di “visione” sulla cyber, pensate che si faccia intimorire, o peggio, mettere nel sacco da Anonymous o da chi c’è dietro? Siamo seri. Si potrebbe parlare di Cyberwar se qualcuno riuscisse a manomettere le centrali nucleari russe o gli armamenti nucleari sovietici: c’è un’azione che assomiglia a questi due ultimi esempi nelle cronache recenti? No? Allora continuate a parlare di malware, di wiper, di ransomware a scrivere newsletters a caccia di soldi e lasciate la Cyberwar riposare in pace“.

Anche secondo Pierluigi Paganini, CEO Cybhorus esperto di cyber security ed intelligence, la chiamata alle armi di Anonymous ”ha sicuramente un impatto importante sul conflitto sotto il profilo tecnico quanto mediatico. Gli attacchi del popolare collettivo rappresentano in ogni caso un problema serio per organizzazioni governative e soprattutto aziende private Russe. Una violazione di dati potrebbe avere un impatto devastante su multinazionali come Gazprom e potrebbe alimentare una successiva ondata di attacchi da parte di attori statali e sindacati criminali in cerca di soldi facili”. Argomento più importante è che altro aspetto sottovalutato dai media “è l’utilizzo dell’operazione lanciata da Anonymous come paravento per altre operazioni che possono essere lanciate da altri attori statali che potrebbero unirsi alle offensive, sfruttarne gli effetti, per condurre operazioni parallele di spionaggio e sabotaggio. Infine, altro effetto importante della discesa in campo di Anonymous è quello di catalizzare l’attenzione di molti collettivi di hacker e comunità di esperti su scala mondiale. Tanti esperti, pur non essendo membri del collettivo, stanno fornendo a vario titolo il supporto alle operazioni del gruppo nelle ultime ore”.

Esperto di social media, mi occupo da anni di costruzione di web tv e produzione di format