Si fa così, vero Direttore? Quando uno dissente scrive una lettera e io sono felice di farlo. Su cosa dissento? Sulla nuova linea che è ben riassunta nel titolo “Il dovere della resa”. Perché dissento? Perché questa linea prescinde dall’elemento umano e perché è fondata su un presupposto militare che potrebbe rivelarsi sbagliato. Su che cosa si fonda la linea che crede nel “dovere di arrendersi”? Su questo ragionamento: la guerra in quanto tale la vince la Russia, non c’è dubbio. Dunque, verrà prima o poi il momento in cui i combattenti ucraini capiranno di non avere alcuna via d’uscita e non potranno far altro che sedersi davanti a un tavolo e firmare la resa. La resa, non intavolare delle trattative, perché non avranno nulla da trattare. È inevitabile.

Ma che fosse inevitabile lo sapevano e lo sappiamo fin dall’inizio, e allora spiegateci perché avete voluto proseguire in questa carneficina che ha portato solo inutili morti e distruzioni, quando era chiaro fin dall’inizio che sarebbe andata a finire così. Anzi, una spiegazione del perché ce l’abbiamo: è colpa del narcisismo di Zelensky affetto da una megalomania per cui crede di essere Winston Churchill e fa pagare il prezzo della sua megalomania narcisistica al suo popolo che per colpa sua muore, fugge, vede distrutte le proprie città e il futuro dei suoi figli. Postilla alla tesi secondo cui arrendersi è un dovere: è più che ovvio che l’Ucraina è stata per anni la preda preferita della Nato e degli americani i quali stavano per chiudere definitivamente l’accerchiamento ostile della Russia, cominciato occupando i Paesi che un tempo costituivano gli “stati cuscinetto” di cui la Russia ha bisogno per impedire nuove invasioni come quelle già subite da Napoleone e da Hitler.

Spero di aver riassunto in modo sintetico ma corretto. E ora provo a motivare il mio dissenso. Primo: dissento dall’uso che si fa della parola “guerra”. Noi siamo di fronte non a una guerra tradizionale fra Stati sovrani, ma all’invasione proditoria di uno Stato sovrano alle spese di un altro Stato sovrano confinante. Il motivo dell’invasione dichiarato più volte dal presidente Putin è che l’Ucraina non è uno Stato sovrano, tant’è vero che la Russia non può consentirgli di diventare membro dell’Alleanza Atlantica (militare) e dell’Unione Europea che è economica e politica. C’è un punto che è sotto gli occhi di tutti e che di conseguenza sfugge a tutti: la Russia è il più grande Stato sovrano del pianeta Terra e va più o meno dalla fine della Germania all’inizio del Giappone con cui ha un contenzioso territoriale su alcune isole. È un enorme Stato con molti fusi orari di una grandezza sterminata che lambisce fra l’altro la Cina e la Mongolia da una parte e gli Stati dell’Europa orientale dall’altra. La dottrina di Putin è che questo gigante unico al mondo, ha bisogno e dunque diritto a proteggere i suoi confini con una cosa ottocentesca che si chiama “area di influenza”. Se per disgrazia tu confini con la Russia, è bene che tu sappia di trovarti nella sua “area di influenza”, che semplicemente vuol dire che non puoi fare nulla se non quel che il Cremlino ti autorizza a fare, ma sai anche che per rendere le cose più pratiche, il Cremlino ti offrirà gratis il servizio consistente in un governo fantoccio filorusso che ti toglierà il disturbo di decidere.

Per gentilezza, anche nel caso dell’Ucraina il Cremlino ha fornito all’Ucraina un governo filorusso che però è stato sventuratamente costretto a fare le valigie in seguito alla rivoluzione arancione del 2014, consistente in una manifestazione continua giorno e notte nel freddo e gelo a piazza Maidan a Kiev. E qui veniamo al fattore umano. In genere – ideologicamente parlando – una parte e non tutta della sinistra italiana fa uso dell’argomento umano, ciò che il popolo vuole, in modo ambiguo, anzi bifido. Quel che accadde durante i lunghi mesi d’inverno del 2014 fu filmato per centinaia di ore e una sintesi la può trovare chiunque, anche su Netflix: centinaia di migliaia di giovani e non giovani, disarmati e testardi, sventolando le bandiere azzurre con il cerchio delle stelle dorate dell’Unione Europea hanno sfidato i corpi speciali filorussi che ne hanno ammazzati più di cento e storpiati a migliaia. A me personalmente, vedere quei cadaveri di ragazzi con la bandiera europea per la quale noi in genere non proviamo sentimenti, mi ha straziato il cuore.

Annotazione indispensabile: tutti i popoli che hanno avuto la ventura di vivere sotto il tallone russo, sovietico e non, odiano a sangue i russi. E si sentono fra loro fratelli di sangue. Ecco perché polacchi e rumeni, moldavi, lituani, estoni e ogni altra comunità di ex forzati, spalanca le porte ai loro fratelli che tentano di sfuggire o opporsi alla russificazione. Non si tratta di una questione di “profughi” ma di fratellanza antirussa. Nel 2019 il Parlamento europeo, anche con i voti del Pd, votò una risoluzione dei Paesi sfuggiti al dominio russo come la Polonia, l’Ungheria e la Romania, in cui si dichiarava che, con tutto il rispetto per i Paesi dell’Europa Occidentale che durante la guerra subirono soltanto l’occupazione nazista, esistono anche i Paesi che, oltre a quella nazista, subirono fino al 1989 l’occupazione sovietica. E che quei Paesi intendono veder riconosciuta formalmente la loro condizione di vittime di una oppressione che gli europei dell’Ovest – noi – non abbiamo subito nel passato, e ci compartiamo nel presente come se non fosse esistita. Invece è esistita. Quanto all’identità dell’Ucraina e degli ucraini, secondo Putin sarebbe una invenzione.

Può anche darsi che abbia ragione, può anche darsi che l’Ucraina e gli ucraini siano padri e madri e figli e cugini dei russi per lingua e geografia, ma si dà questo caso non così strano per cui una intera umanità che è nata in Ucraina dal 1980 in poi, sia cresciuta con l’Europa occidentale, sogna Berlino e Parigi, Roma e Madrid, vuole vivere e leggere e lavorare e fare l’amore e viaggiare e pensare come vuole e non prova per i vicini russi nulla di particolare: saranno pure parenti, ma se ne stiano per favore a casa loro. I sentimenti e i desideri fanno o non fanno parte della geopolitica come i carri armati e le riserve energetiche, sì o no? Le masse che seguivano Lenin a San Pietroburgo assediando il Palazzo d’Inverno (mentre all’interno Leon Trotskij con i suoi “mille tagliagole” faceva lo sporco ma necessario lavoro) erano geopolitica o nevrosi? E allora, proviamo a rispondere onestamente a questa domanda: Zelensky, presidente democraticamente eletto dal popolo ucraino col 70 per cento dei voti e un passato di attore popolare impegnato civilmente, è uno smargiasso narcisista che crede di essere Salvador Allende (già… Salvador Allende nel Palacio de La Moneda di Santiago del Cile che imbracciava il mitra che gli aveva regalato Fidel Castro e che affronta, sparando, i militari di Augusto Pinochet che lo uccidono armi in pugno, ricordate? Era anche lui un pericoloso narcisista?) o no?

O forse questo Presidente che si nasconde ai killer nei suoi stessi uffici e che indossa solo una T-shirt militare a maniche corte e che parla via social al suo popolo, è lui che impone e prolunga la guerra oppure rappresenta un popolo che non voleva e non vuole la guerra ma che subisce un’invasione alla quale intende resistere? Io dal primo giorno ho guardato tutte le news italiane e straniere su tutti i canali in tutte le lingue accessibili e ho visto, come tutti, intervistare migliaia di ucraini, uomini e donne, bambini e vecchi: non una, non uno, mai ha detto qualcosa di diverso da quel che dice Zelensky il quale sembra in straordinaria sintonia con un popolo che si sta mutilando delle sue donne con i figli piccoli, affinché i loro mariti, fidanzati, fratelli e padri possano combattere contro le invasioni barbariche. E vincono. Questo è l’ultimo elemento da prendere in considerazione: Putin forse vincerà sul piano militate, quello dei carri armati, ma forse no. Leggo i report degli analisti militari e sembra che da tre giorni Putin stia perdendo la guerra sul terreno della guerra. Non ha più carburante perché non erano previste linee di rifornimento per un tempo così lungo, le reclute sono disperate e i prigionieri russi in mano agli ucraini davanti alle telecamere della Cnn telefonano alle mamme e alle mogli piangendo e dicendo di essere stati ingannati, credevano di fare una esercitazione, poi di fare un’operazione di polizia contro bande neonaziste e si sono ritrovati a sparare alla gente e a sfondare palazzi abitati davanti alle telecamere, cioè davanti a tutto il mondo

. Tutto salvo quello russo che è stato accecato perché non gli fanno vedere quel che vogliono e non ha più il nostro internet ma un internet fasullo chiuso al resto del mondo, mentre coloro che manifestano vanno in galera. Pace, sì. Chi ha invaso, si ritiri e paghi i danni. Ma la resa? Può anche darsi che alla fine il governo di Kiev sia costretto ad arrendersi, cedendo al sopruso. Ma perché dire oggi che la resa a un’invasione illegale, sarebbe una cosa buona? Non lo capisco. Capisco invece che la resa degli ucraini, incondizionata e che ceda sovranità territoriale e sovranità nelle alleanze e le comunità cui appartenere, sarebbe una vittoria per Putin. Il quale ha già spianato Grozny in Cecenia, Aleppo in Siria, si è preso Crimea e Donbass, ha invaso la Georgia e adesso si vedrebbe premiato anche a Kiev. Ma certo, perché no? Anzi, idea: perché non proporlo Nobel per la pace? Chiedo scusa gentile Direttore, ma i partigiani facevano la guerra, non la resa e cantavano anche canzoni crudeli come “pietà l’è morta”. Oggi la pietà è ben viva e anche la distinzione fra vero e falso, buono e cattivo ancora emana una lucina verde dal suo display e potremmo tentare di usarla ancora meglio.

Giornalista e politico è stato vicedirettore de Il Giornale. Membro della Fondazione Italia Usa è stato senatore nella XIV e XV legislatura per Forza Italia e deputato nella XVI per Il Popolo della Libertà.