Il presidente dell’Ucraina ha escluso la guerra con la Russia: Volodymyr Zelensky ha però spronato l’Occidente a procedere rapidamente con le sanzioni verso Mosca. “Riteniamo che non ci sarà alcuna guerra: non ci sarà una guerra totale contro l’Ucraina e non ci sarà un’ampia escalation dalla Russia. Ma tutto sta accadendo molto rapidamente e c’è bisogno di una risposta altrettanto rapida. Guardate come la Russia ha riconosciuto Donetsk e Luhansk? Come ha fatto? Molto velocemente. La risposta dovrebbe essere altrettanto rapida”.

È questo il suo ruolo da settimane: abbassare la tensione sulla crisi Ucraina-Russia e lasciare dichiarazioni nette su quelle che sono le intenzioni di Kiev. Da una parte attutisce gli allarmi lanciati dall’Occidente che descrivono il Paese come nel pieno di un conflitto e dall’altro guarda ai circa 150mila soldati che il Presidente Russo Vladimir Putin ha schierato ai confini. Governa un Paese frammentato tra i separatisti filorussi che dal 2014 occupano parti del Donbass dove hanno autoproclamato due Repubbliche, gli oligarchi che fuggono a bordo dei loro jet privati, i neonazisti nazionalisti che non tollererebbero neanche un passo indietro, lo scetticismo verso le sue figura e professionalità del quale non si è mai liberato completamente.

Zelensky è nato il 25 gennaio del 1978 a Kryvyi Rih, città nella Regione di Dnipropetrovsk. Russofono, di origini ebraiche. È diventato Presidente da attore. Da comico ha interpretato Vasil Holoborodko, un professore di liceo, insegnante di storia, che per caso diventava presidente nella serie tv – girata in russo – Servitore del popolo. Tre stagioni di satira politica, diventate in qualche modo realtà: un altro romanzo del romanzo, fantascienza praticamente. Il docente era diventato noto in tutto il Paese dopo che un video, nel quale si scagliava contro la corruzione nel suo Paese, filmato di nascosto e pubblicato da Youtube da un alunno diventava mostruosamente virale. Zelensky si è candidato per davvero – il nome del partito: “Servitore del popolo”, appunto – alle elezioni nel 2019, e subito e puntualmente è stato paragonato a Donald Trump o a Beppe Grillo.

In campagna elettorale garantiva lotta alla corruzione e una soluzione diplomatica, tramite un accordo di pace, alle tensioni con la Russia. “Tutto è possibile”, lo slogan. Ha vinto con il 71% delle preferenze, circa 5,7 milioni di voti, e sconfitto il rivale Petro Poroshenko, unendo Est e Ovest del Paese promettendo anche di entrare in Europa. È diventato il settimo presidente dell’Ucraina dai tempi dell’indipendenza dall’Unione Sovietica. Con il passare degli anni ha cominciato a prendere posizioni più ferme nei confronti della Russia – inizialmente era stato accusato di essere troppo arrendevole nei confronti di Mosca. In Joe Biden ha trovato una sponda più adatta alle sue politiche rispetto a Donald Trump.

Poroshenko nelle ultime settimane è tornato ad accusarlo per la troppa disinvoltura nell’affrontare la crisi. Da quando le tensioni sono salite vertiginosamente – per via degli spostamenti massicci di forze della Russia e gli allarmi rilanciati costantemente dagli Stati Uniti – il Presidente si è preoccupato di mantenere calme le acque, ridimensionare la tensione per proteggere l’economia, stabilizzare la politica interna e salvare il salvabile in una società dove le ambasciate venivano progressivamente svuotate, le tratte aeree cancellate, i cittadini stranieri invitati a lasciare l’Ucraina dai loro Stati.

“Se volete aiutarci davvero, non c’è bisogno di annunciare costantemente le date di una probabile invasione. Noi difenderemo la nostra terra, in qualunque giorno. Abbiamo più bisogno di altre date. Sapete perfettamente quali”. Ovvero quelle per l’adesione all’Unione Europea e alla Nato. Entrambe, queste, l’incubo e il pretesto di Putin, che intanto ha cominciato riconoscendo le repubbliche di Donestk e Luhansk – dal 2014 non ha mai ammesso il coinvolgimento diretto di Mosca nell’occupazione. Zelensky ha riconosciuto come una guerra tra Ucraina e Russia non riguarderebbe soltanto quei due Paesi ma sarebbe una “guerra europea”.

Le accuse di attacchi e provocazioni si susseguono continuamente in queste ore, come nel corso degli ultimi giorni. Zelensky ha invocato lo stop immediato al gasdotto Nord Stream 2 e rapidità nell’intervenire con le sanzioni: “Una politica di sanzioni è una politica più forte, che influenzerebbe davvero la possibile continua escalation della Russia. Non aspettiamo che avvenga (un’escalation, ndr), perché i primi passi di questa aggressione sono già stati compiuti”. Ha aggiunto che in caso di invasione totale del Paese sarà introdotta la legge marziale.

Giornalista professionista. Ha frequentato studiato e si è laureato in lingue. Ha frequentato la Scuola di Giornalismo di Napoli del Suor Orsola Benincasa. Ha collaborato con l’agenzia di stampa AdnKronos. Ha scritto di sport, cultura, spettacoli.