L’ambasciatore Ferdinando Nelli Feroci, presidente dello IAI, è molto preoccupato. “E come non esserlo? Nati da Altiero Spinelli, nel segno dell’Europa, mai come in questo frangente siamo stati sull’orlo di un precipizio spaventoso”.

Quali sono le prospettive a breve?
Il fallimento dei negoziati non lascia molte speranze aperte. Nell’immediato è necessario un cessate-il-fuoco, prerequisito per trattare. Non vedo spiragli, però: la Russia vuole rafforzare ulteriormente le ostilità. Quando cesserà il fuoco, si capirà quale sarà l’assetto dell’Ucraina e della regione.

A cosa punta Putin?
A uno status di neutralità per l’Ucraina, che non vogliono nella Nato. E il riconoscimento de iure e non solo de facto della Crimea e infine del Donbass. Queste sono le condizioni che Putin ha posto. Il modo in cui sta cercando di realizzarle lascia sconcertati.

Sono condizioni per una resa, non per un compromesso. E l’Ucraina non ha neanche mai fatto istanza di adesione alla Nato.
L’Ucraina non ha fatto domanda di adesione e nessuno per la verità ritiene che fosse praticabile l’adesione. Se l’avesse mai chiesta, ci sarebbero state opposizioni interne alla Nato.

Le forze in campo parlano della necessità di fornire un sistema di difesa adeguato per aiutare la resistenza ucraina.
Sì, è necessario dare un sostegno operativo all’Ucraina. Armi e sistemi di difesa, neanche troppo leggeri. Ma senza scendere in campo direttamente, cosa che ci porterebbe nella terza guerra mondiale.

E dove fallissero le armi, riusciranno le sanzioni?
Le sanzioni adottate sono poderose, ma non universali. Ricordo quelle adottate contro il Sud Africa dell’apartheid, che obbligarono quel paese a cambiare strada. Oggi la Cina, il mondo arabo, la Turchia, l’India non applicano alcuna sanzione alla Russia, e questo indebolisce la morsa su Putin. Ci vorranno tempi medio-lunghi per produrre effetti importanti. Aggiungo che è molto importante annoverare l’iniziativa dei grandi brand a fianco degli Stati: McDonald e altre mille aziende americane ed europee se ne vanno per loro volontà, rafforzando il segnale.

Cosa può determinare la fine di Putin? Un golpe interno, un attentato, la mafia russa?
Su questo sono prudente perché Putin si è blindato e gli oligarchi, i suoi complici e compari, hanno tanto potere economico e pochissimo potere politico. Si iniziano a lamentare ma non arrivano ai tavoli che contano.

Pechino può esercitare una sua moral suasion?
Xi Jin-Ping è contrariato dalla guerra, è fondamentale per proseguire nella sua crescita economica che si possa continuare ad esportare. Ma alla fine – se la Russia si indebolirà – chi ne trarrà vantaggio sarà proprio lui.

Quella di Salvini che operazione è stata?
Una operazione sulla quale il protagonista non è stato consigliato bene. Un secondo Papetee, direi. Un papetee alla vodka.

Angela Merkel può essere la negoziatrice giusta per uscire dall’impasse?
Per quanto autorevole, sono dell’opinione che Merkel sarebbe pur sempre considerata parte in causa, è una leader europea, non può essere interpretata come super partes.

Ph.D. in Dottrine politiche, ha iniziato a scrivere per il Riformista nel 2003. Scrive di attualità e politica con interviste e inchieste.